21 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 20 Settembre 2021 alle 21:58:00

Cronaca News

Peacelink a Draghi: “Ambiente Svenduto” a rischio con la riforma della giustizia

L'associazione tarantina è parte civile nel procedimento sul disastro ambientale dell'Ilva dei Riva

L’ex Ilva, oggi Acciaierie d'italia
L’ex Ilva, oggi Acciaierie d'Italia

Una lettera a Mario Draghi è stata scritta dal presidente di Peacelink Alessandro Marescotti preoccupato per le sorti del processo “Ambiente svenduto”.

I tempi della riforma della giustizia che fanno scattare l’improcedibilità sono molto ristretti, soprattutto per processi complessi come quelli sul disastro ambientale.

«Il processo Ambiente Svenduto, che ha coinvolto a Taranto oltre quaranta imputati, costituisce un esempio di processo estremamente complesso e articolato -rispetto al quale una tempistica eccessivamente contratta porterebbe non ad un processo breve ma alla morte del processo stesso.

Una tempistica ristretta per appello e Cassazione porterebbe alla spasmodica ricerca, da parte delle difese, di un ostruzionismo esasperato per allungare i tempi nella speranza di giungere alla cosiddetta “improcedibilità”». Spiega il presidente dell’associazione ambientalista di Taranto, parte civile nel processo a carico dei Riva e degli ex vertici dell’Ilva

Alla luce anche del numero degli imputati, oltre che della complessità del procedimento che approderà l’anno prossimo davanti alla Corte d’Assise d’Appello, Marescotti chiede al presidente del Consiglio di «considerare, nella riforma in discussione, anche gli ecoreati, e in particolare il disastro ambientale, fra i reati per i quali prevedere una più realistica valutazione dei tempi necessari a far concludere i processi».

Impedire la conclusione di un processo, sostiene Marescotti, significherebbe violare i diritti riconosciuti dalla Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo: «L’articolo 13 sancisce: “Ogni persona i cui diritti e le cui libertà riconosciuti nella presente Convenzione siano stati violati, ha diritto ad un ricorso effettivo davanti ad un’istanza nazionale”. Precludere la possibilità di concludere il processo, con gli attuali tempi imposti dalla riforma, significherebbe pertanto negare la tutela dei diritti inviolabili dell’uomo, tutelati dall’articolo 2 della Costituzione Italiana. Nei processi per disastro ambientale sono quasi sempre in gioco i diritti tutelati  dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e quindi dalla Costituzione Italiana. Se la riforma della giustizia non tutelasse i diritti inviolabili dell’Uomo – compromessi dai disastri ambientali –  sarebbe gravissimo. Questo aumenterebbe i ricorsi alla Corte Europea dei Diritti Umani per mancata tutela dei diritti inviolabili dell’uomo da parte dello Stato italiano che – interrompendo i processi – non renderebbe giustizia alle vittime dei disastri ambientali, ai morti per inquinamento e per le omissioni letali nella sicurezza sui luoghi di lavoro».

 

 

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