18 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Settembre 2021 alle 21:26:00

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Valle d’Itria: lunghi applausi per gli amori di Angelica

foto di Angelica di Nicola Porpora
Angelica di Nicola Porpora

Amori, trame e gelosie nell’Angelica di Nicola Porpora, terza opera del 47º Festival della Valle d’Itria, andata in scena venerdì scorso nell’atrio del Palazzo Ducale di Martina Franca, in una coproduzione con lo Staatstheater Mainz.

Si tratta di una serenata a sei voci e strumenti su testo di Pietro Metastasio che fu scritta dal compositore napoletano nel 1720 in occasione del genetliaco di Elisabetta Cristina d’Asburgo, consorte di Carlo VI e conseguentemente Imperatrice del Sacro Romano Impero. La prima rappresentazione si tenne a Napoli in casa del principe Antonio Carmine Caracciolo il 4 settembre anzichè il 28 agosto per evitare strategicamente sovrapposizioni con i festeggiamenti ufficiali a Palazzo Reale e vide esordiente l’appena quindicenne Carlo Broschi (Farinelli) nel ruolo di Tirsi. Il libretto di Metastasio intreccia il tema bucolico con quello cavalleresco tratto dai canti 19º e 23º dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto. Il soggetto è l’amore tra Angelica, principessa del Catai e Medoro, avvenente saraceno ferito in uno scontro tra cristiani, un amore impossibile agli occhi del paladino Orlando che finirà per impazzire quando la coppia di innamorati sarà ormai fuggita.

Il libretto termina con una “licenza” con cui Metastasio si rivolge direttamente all’imperatrice scusandosi di aver prima composto la suddetta serenata piuttosto che rivolgerle le successive parole di encomio, per terminare poi con l’augurio di un figlio maschio, di buon auspicio per tutti. Il tema è posto in modo molto interessante perchè vede un’ambientazione arcadica identificata come una sorta di paradiso terrestre, abitato da driadi, ninfe e spiriti della natura in cui si innestano dei personaggi che hanno dei comportamenti squisitamente terreni come la coppia di innamorati Angelica e Medoro che ordisce la fuga alle spalle di Orlando. Drammaturgicamente l’operazione è stata affidata a Gianluca Falaschi che ha curato per la prima volta la regia oltre alle scene e i costumi. Al centro della scena una grande tavola imbandita, riccamente addobbata con fiori e candelabri, luogo metaforico del benessere e del piacere contemporaneo, nuova arcadia attorno al quale si svolge l’azione che dura lo spazio di un giorno. Se i protagonisti vestivano abiti contemporanei nel tentativo di dare allo spettatore una sensazione di maggior prossimità con l’opera, i danzatori della Fattoria Vittadini su movimenti coreografici di Mattia Agatiello rappresentavano figure settecentesche androgine in stile burlesque, stemperando i momenti di tensione psicologica tra i protagonisti e rappresentando quel sottile fine dell’identità di genere che assorbe ogni sorta di amore. Il tema del mare ricorre ora con i pesci, ora con le meduse, a rappresentare metaforicamente il lungo viaggio della vita, inframezzato da insidie e perigli, immagini oniriche che proiettano sullo spettatore quanto di più intimo ciascun personaggio viva nel suo animo.

Musicalmente l’opera vede come suoi elementi essenziali la musica descrittiva di taglio madrigalesco che descrive l’ambiente bucolico e idilliaco in cui si svolge l’azione, segnando nel contempo con numerose invenzioni melodiche lo scorrere del tempo: alba, mezzogiorno, tramonto, sera. L’opera è disseminata di arie “da capo” in cui la terza parte costituisce ripetizione della prima diventando così per il cantante palestra di virtuosismo, rendendo ogni volta l’esecuzione assolutamente unica. Ben assortito il cast di cantanti che ha annoverato Ekaterina Bakanova nel ruolo Angelica, sempre attenta nell’intonazione e nel fraseggio, rappresentata come novella Grimilde a sottolineare il suo ruolo di stratega lungo tutta l’opera, specie quando trama la fuga con Medoro o quando profonde i suoi insegnamenti in tema d’amore a Licori. Paola Valentina Molinari ha impersonato un Medoro credibile vocalmente, ma improbabile dal punto di vista scenico, Sergio Foresti (Titiro) è stato un basso che ha marcato i toni alti, Gaia Petrone (Licori) ha mostrato un timbro di grande eleganza specie nei duetti con Barbara Massaro (Tirsi), sempre sicura, a suo agio e con un timbro dalla chiarezza cristallina. Infine Teresa Iervolino molto applaudita dal pubblico è stata Orlando che ben ha reso più che la sua pazzia la sua disperazione per la perdita dell’amata. Alla guida dell’ensemble barocca la Lira di Orfeo, Federico Maria Sardelli efficace nell’evidenziare i dettagli e l’estrema raffinatezza di una partitura ricca di abbellimenti, veri e propri ricami come l’assolo del violoncello insieme e contrabbasso, tiorba e clavicembalo.

Al termine lunghi applausi per tutti. Ultima replica stasera, 3 agosto, sempre nel cortile del Palazzo Ducale, a Martina Franca. Ultimi due appuntamenti del festival saranno domani, mercoledì 4 agosto, con Winterreise (viaggio d’inverno) il più famoso ciclo di lieder di Franz Schubert (ventiquattro), con il baritono Markus Alcuni momenti dell’Angelica di Nicola Porpora, l’opera andata in scena lo scorso venerdì per la 47a edizione del Festival della Valle d’Itria (foto Clarissa Lapolla) Werba e Michele Gamba al pianoforte e terminare poi con 1921: Caruso Piazzolla, concerto per i cento anni dalla morte di Enrico Caruso e Astor Piazzolla, con l’Orchestra della Magna Grecia diretta da Gianluca Marcianó, il tenore Joseph Calleja e Mario Stefano Pietrodarchi al bandeneón.

Anche quest’anno pur con le difficoltà legate al perdurare della pandemia, le maestranze del festival hanno continuato ad offrire al pubblico degli spettacoli di grande ricercatezza attingendo dal vasto catalogo del teatro d’opera barocco. Una scelta che si è dimostrata vincente negli anni che vede ormai questo festival essere punto di arrivo e non più di partenza per i cantanti, insieme a quella di investire sui giovani dell’Accademia del Belcanto “Rodolfo Celletti”, rivestendo di nuovo significato l’aggettivo giovane, ora non più sinonimo di inesperienza, ma al contrario di talento da premiare.

Daniele Lo Cascio

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