21 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Settembre 2021 alle 10:52:00

Cronaca News

Invitalia, i concorsi di progettazione e la storia urbana di Taranto

foto di Un rendering della ristrutturazione di piazza Fontana
Un rendering della ristrutturazione di piazza Fontana

Il contratto istituzionale di sviluppo è una grande opportunità per Taranto. Un programma concreto con cui lo Stato, finalmente, si è assunto la responsabilità del fallimento delle miopi politiche industriali degli anni sessanta. L’attuazione del Contratto é affidata ad INVITALIA: Struttura governativa efficiente quanto pragmatica (non in senso positivo), che ha nel suo dna il mito del conseguimento degli obiettivi economici, programmatici e dei tempi. Di per sé buone qualità, ma non quando sono le uniche. Non quando in nome dell’efficienza del “fare” si ignora con sferzante indolenza e superficialità il soggetto a cui il programma è indirizzato: la “nostra comunità”.

Del resto il Contratto di sviluppo è finalizzato ad una crescita economica, sociale e culturale della città. Obiettivo che porta in se una esplicita volontà di coinvolgimento attivo della cittadinanza e di tutte le sue forze organizzate o spontanee. Al contrario da Invitalia nulla ci è dato sapere, procede come un treno in corsa senza stazioni e l’Amministrazione comunale nulla può, opera senza attivare nessuna forma di partecipazione, senza “giustificare” alcuna scelta. Promuove Concorsi di idee che poi butta via come carta straccia. Open Taranto ne è la prova evidente, tanti progetti sulla valorizzazione della città vecchia, alcuni dei quali di grande levatura capaci di coniugare la nostra storia, la nostra identità con un futuro di dimensione europea.

Progetti che hanno generato un dibattito culturale internazionale e alla fine sono serviti solo a produrre un piccolo opuscolo peraltro con una tiratura limitatissima, e qualche soldino in più per mantenere la macchina operativa del governo. I concorsi di progettazione sono lo strumento operativo più qualificato per aumentare la qualità dei progetti, per sollecitare riflessioni e aprire dibattiti, non solo tra gli addetti ai lavori, ma anche e soprattutto tra la comunità a cui sono rivolti. Sono lo strumento per promuovere e sostenere la giusta attenzione alle idee e alla qualità del “fare“. In sintesi lo strumento operativo per attuare parte del contratto è quello giusto, ma la gestione fa sorgere molti dubbi. Invitalia è un organismo governativo con regole e gerarchie precise, costruite con finalità di controllo e gestione del potere.

Costituito da ambiti operativi a tenuta stagna, opera il controllo e la divulgazione delle informazioni, fa sapere e partecipare solo chi sceglie e quando lo vuole. L’Amministrazione comunale subisce questa azione, partecipa o tenta di farlo con i limiti di una macchina amministrativa congestionata da mille problemi, debole per forze e competenze. Altro esempio, la gestione dei Concorsi di Progettazione delle due piazze di accesso alla Città Vecchia. Piazza Castello e piazza Fontana. Non ci è dato di conoscere le commissioni giudicatrici ( forse qualche nome pubblicato nei meandri del web), le regole con cui sono costituite, se è presente o meno un rappresentante della società civile locale, non vi è stata alcuna forma di pubblicizzazione e/o di partecipazione. Abbiamo visto il progetto vincitore di Piazza Fontana sui nostri telefonini da Facebook.

Ahi noi, non certo un bel vedere. Un progetto folle e modaiolo che niente ha a che fare con la nostra città e con qualsiasi concetto di qualità. Un progetto di idee che ne è senza, che ridisegna e nasconde le cortine edilizie esistenti che affacciano e definiscono la piazza con assurdi schermi vegetali. Il verde è fondamentale nelle città ma bisogna piantarlo la dove è possibile, con rispetto e comprensione del luogo urbano in cui lo si fa, soprattutto in città vecchia che da qualcuno a ragione è stata descritta come un “monolite solcato dai venti”. Abbiamo il diritto di vedere gli altri progetti, di capire i criteri delle scelte perché i risultati sin ora ottenuti dimostrano che Invitalia non è all’altezza del compito assunto, non riesce a perseguire il criterio della qualità progettuale coniugata con la conoscenza e la comprensione della nostra storia urbana. Altra gestione ma con medesimo risultato e qualche differenza di forma, è il concorso di Porta Napoli. Anche qui per adesso abbiamo visto il progetto prescelto sul web, ma con la prospettiva di una mostra di tutti i progetti. Anche qui per quello che si è potuto vedere, non credo che abbia vinto il migliore o almeno lo spero. In questo concorso, che si accomuna ai precedenti per le modalità operative sopra descritte (scarsità di informazione e partecipazione), vi è un’ulteriore evidente errore, si è peccato di eccesso di “localismo”.

Con tutto il rispetto per le professionalità della nostra città, formare la commissione giudicatrice solo con esponenti degli Ordini Provinciali degli Architetti e degli Ingegneri non è stata una scelta opportuna, avrebbe avuto più credibilità se almeno fosse stata presieduta da una personalità esterna, come si dice in gergo, di “chiara fama”. La strada dei concorsi per studiare porzioni importanti della nostra città è quella giusta, però le modalità operative devono essere completamente riviste. Invitalia deve essere più trasparente, avere più rispetto della città e dei suoi abitanti, a partire dal primo cittadino che la rappresenta, e le nostre istituzioni cittadine devono favorire con tutti i mezzi a disposizione la partecipazione di tutte le forze della nostra comunità. Questo dobbiamo pretenderlo.

Alfredo Venturini

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