20 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 20 Settembre 2021 alle 19:59:00

Cronaca News

Violenze sessuali su una giovane disabile, sospesi gli autisti Amat

Ancora violenza sulle donne
Ancora violenza sulle donne

Sono stati sospesi dal servizio in via cautelativa gli autisti Amat accusati di violenza sessuale ai danni di una disabile. Il provvedimento è stato adottato dall’azienda che ha avviato un’indagine condotta da una commissione interna per verificare la fondatezza delle notizie apprese in seguito all’emergere della vicenda giudiziaria. Un’indagine parallela a quella della magistratura che ha portato alla sospensione in via cautelativa.

Al termine dell’inchiesta interna le risultanze potrebbero portare anche al licenziamento dei dipendenti, considerando che si tratta non solo di dipendenti pubblici ma di soggetti incaricati di un pubblico servizio. Agli otto autisti della municipalizzata circa due settimane fa è stato notificato il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima emesso dal gip del Tribunale di Taranto Francesco Maccagnano. Gli indagati dovranno tenersi a distanza di almeno 70 metri dalla vittima, come stabilisce l’ordinanza del gip, altrimenti, in caso di violazione rischiano l’arresto (misura, ai domiciliari, richiesta dal pm Marzia Castiglia che ha condotto l’inchiesta). Le indagini dei Carabinieri hanno fatto emergere una squallida storia di abusi. Stando alla denuncia della disabile e del fidanzato e agli elementi raccolti dai militari dell’Arma, la ragazza sarebbe stata vittima di abusi commessi, secondo l’accusa, a turno dagli indagati.

I diversi episodi contestati sarebbero avvenuti nell’arco di un paio d’anni, dal 2018 al 2020. A quanto pare, la giovane era solita spostarsi di frequente con i mezzi pubblici urbani. La frequentazione di diverse linee avrebbe favorito colloqui e anche un rapporto confidenziale con alcuni autisti che le avrebbero riservato le loro morbose attenzioni, approfittando, secondo la ricostruzione degli inquirenti, dell’incapacità della ragazza di respingere le loro avances. I diversi episodi si sarebbero consumati nelle ore serali, quando i mezzi sono solitamente poco frequentati e in zone della città buie e isolate. In sette rispondono di episodi di violenza consumata, solo un autista di un tentativo. Stando alle accuse, gli autisti fermavano i mezzi sotto il cavalcavia nelle vicinanze del porto mercantile. Chiudevano le porte dall’interno e abusavano della disabile. Dall’esterno nessuno poteva accorgersi di nulla poiché il bus sembrava parcheggiato e fuori servizio.

La vittima, durante il suo drammatico racconto agli investigatori a giugno dello scorso anno, ha spiegato che era inutile gridare sperando in un aiuto perché in quel luogo nessuno avrebbe potuto sentire le sue urla disperate. In qualche caso, invece, gli abusi si sarebbero consumati durante il rifornimento di gasolio in una zona periferica, nei pressi dello stabilimento siderurgico. Dopo la denuncia, magistrato e militari hanno messo in moto la macchina investigativa facendo ricorso alle intercettazioni telefoniche e acquisendo i filmati delle videocamere presenti a bordo, quelli disponibili considerando i tempi di conservazione delle immagini, oltre alle testimonianze. Dalle conversazioni telefoniche degli indagati emerge la consapevolezza di alcuni indagati della gravità dei fatti “queste qui sono cose serie…” ma, soprattutto, il timore, di essere stati immortalati dalle videocamere del servizio di sorveglianza a bordo degli autobus e, quindi, di finire in un mare di guai. Cosa che è avvenuta considerando gli sviluppi sul piano investigativo e le conseguenze su quello lavorativo.

Ma, stando al contenuto dell’ordinanza, non solo per le immagini. Gli autisti, parlando al telefono, sostenevano che qualche collega aveva inviato al telefonino della ragazza messaggi di “corteggiamento” o peggio ancora con espliciti riferimenti agli atti sessuali. Non sono certo sfuggite agli inquirenti frasi del tipo: “E questa qui ha i messaggi, le foto, le chat, ha quello che c… è è, ti posso dire che quella contro questi qua la vince la causa”. Qualcun altro sapeva che qualche collega non era tranquillo da qualche tempo, perché era noto che ci fosse un’inchiesta in quanto alcuni degli indagati sono stati sentiti inizialmente come testimoni. “Ti posso garantire che c’è gente che non sta tranquilla, che ha la faccia brutta, perchè…” riferiva un autista ad un collega. Un altro intercettato ammetteva di essere a conoscenza che “due, tre veramente hanno abusato di questa, la so”.

E aggiungeva anche alcuni nomi ma sosteneva che fra questi non c’era lui che, peraltro, non aveva mai avuto il numero del telefonino della giovane. Davanti al gip che ha emesso le ordinanze di divieto di avvicinamento, alcuni degli indagati hanno scelto il silenzio, avvalendosi della facoltà di non rispondere. Mentre gli altri hanno respinto le accuse negando in radice gli addebiti oppure, qualcuno, ammettendo di avere avuto rapporti sessuali con la ragazza ma respingendo la tesi degli abusi e sostenendo che la ragazza era consenziente. Una tesi che, evidentemente, non è apparsa convincente poiché la misura restrittiva non è stata modificata.

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