20 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 20 Settembre 2021 alle 18:58:00

Cronaca News

Ripartono anche a Taranto le vaccinazioni anti-Covid

foto di Il vaccino contro il covid-19
Il vaccino contro il covid-19

Riprende la campagna vaccinale in Asl Taranto dopo la sospensione del weekend. Ieri mattina negli hub vaccinali operativi della provincia sono state somministrate circa 1500 dosi di vaccino, così distribuite: a Taranto 530 presso l’Arsenale, 400 a Massafra e 505 a Grottaglie. Ieri 16 agosto in Puglia sono stati registrati 103 casi su 5.905 test per l’infezione da Covid-19, con una incidenza dell’1,7%. I nuovi positivi sono 31 nel Leccese, 23 nel Brindisino, 21 nel Foggiano, 14 in provincia di Bari, 9 nella provincia Bat, 2 nel Tarantino, 2 residenti fuori regione e 1 caso di residenza non nota. Non sono stati registrati decessi.

Dall’inizio dell’emergenza sono stati effettuati 3.085.424 test e sono 4.235 i casi attualmente positivi. Il totale dei casi positivi Covid in Puglia è di 259.785 e sono 248.868 i pazienti guariti. La pandemia, ad ogni modo, continua a graffiare. Sardegna e Sicilia a rischio zona gialla: le due regioni restano quelle con il tasso di occupazione delle terapie intensive per pazienti Covid più alto in Italia.

La prima si attesta al 10%, dato stabile negli ultimi due giorni, ma in lieve calo rispetto ai giorni precedenti quando era salita all’11% (dall’8 al 13 agosto), mentre la Sicilia è al 9%, con una crescita costante, anche se stabile negli ultimi 3 giorni. Percentuali che pongono le due isole proprio sul limite o vicino alla soglia massima prevista dai nuovi parametri, fissata al 10%. È quanto emerge dai dati dell’Agenzia per i servizi sanitari (Agenas), aggiornati a ieri sera, che registrano una media nazionale al 4%. A seguire, nell’occupazione dei posti letto dei reparti intensivi sono: Lazio (7%), Liguria e Toscana al 6%, Puglia ed Emilia Romagna al 5%. Per quanto riguarda i reparti ordinari è la Sicilia ad avere la percentuale più alta, con il 15%, seguita dalla Calabria con il 13%, dalla Basilicata con il 9% e dalla Sardegna con l’8%, a fronte di una media nazionale salita negli ultimi due giorni al 6%. Continua a crescere la curva dei contagi covid in Sicilia, regione a cui guarda ora tutto il Paese.

“La settimana appena conclusa ha fatto registrare, come ormai da oltre un mese – sottolinea il responsabile dell’Ufficio statistica del Comune, Girolamo D’anneo -, un preoccupante incremento della diffusione del Covid-19 nell’Isola”. “Sono aumentati i nuovi positivi, gli attuali positivi, i ricoverati (ordinari e in terapia intensiva) e gli ingressi in terapia intensiva -spiega-. Sulla base dei dati diffusi ieri dal dipartimento della Protezione civile, infatti, nella settimana appena conclusa i nuovi positivi in Sicilia sono 6.833, il 34,1 per cento in più rispetto alla settimana precedente, quando già si era registrato un incremento del 14,7 per cento. E’ cresciuto anche il rapporto fra tamponi positivi e tamponi effettuati, passato dal 5,1 al 6,3 per cento. Non si superavano i 6mila nuovi positivi in una settimana da tre mesi e mezzo (l’ultima volta nella settimana dal 26 aprile al 2 maggio, con 6.683 nuovi positivi). Il numero dei nuovi positivi negli ultimi sette giorni è quasi nove volte il numero dei nuovi casi registrato nella settimana dal 21 al 27 giugno (784)”.

E ancora: “Gli attuali positivi sono 18.036, ossia 3.959 in più rispetto alla settimana precedente. Le persone in isolamento domiciliare sono 17.430 (3.825 in più rispetto alla settimana precedente) e i ricoverati sono 606, di cui 68 in terapia intensiva. Rispetto ai sette giorni precedenti sono aumentati di 134 unità (i ricoverati in terapia intensiva invece sono cresciuti di 14 unità). Nella settimana appena conclusa si sono registrati 33 nuovi ingressi in terapia intensiva (il 17,9 per cento in più rispetto ai 28 della settimana precedente). Il numero dei guariti (231.294) è cresciuto di 2.819 unità e la percentuale dei guariti sul totale positivi è pari al 90,5 per cento (91,9 per cento domenica scorsa). Il numero di persone decedute registrato nella settimana è pari a 55, 14 però sono decedute nella settimana precedente e una a giugno, per cui il numero effettivo di vittime nell’ultima settimana è pari a 40 (contro i 53 della settimana precedente). Complessivamente le persone decedute sono 6.141, e il tasso di letalità (deceduti/totale positivi) è pari al 2,4 per cento (come la settimana scorsa).

I ricoverati complessivamente rappresen tano il 3,4 per cento degli attuali positivi (i ricoverati in terapia intensiva lo 0,4 per cento)”. Un quarto dei contagi Covid in Italia negli ultimi 30 giorni è stato registrato tra i ragazzi sotto i 18 anni. Solo il 5,22% dei casi segnalati ha invece riguardato over 70. Cambia così il quadro dell’epidemia Covid nel Paese. I dati riportati emergono dall’ultimo aggiornamento (al 15 agosto) della Sorveglianza integrata Covid-19 in Italia dell’Istituto superiore di sanità (Iss) e confermano che in questa fase ad essere particolarmente colpiti dal virus sono proprio i giovanissimi, più che gli anziani un tempo target ideale di Sars-CoV-2. Secondo il grafico aggiornato, su 141.728 casi Covid degli ultimi 30 giorni considerati, il 25,2% è risultato concentrato nella fascia d’età da 0 a 18 anni. La fetta più piccola dei contagiati sono proprio gli over 70, 5,22%, mentre la più grossa è la fascia fra i 19 e i 50 anni, che pesa per il 54%. Completano il quadro i 51-70enni, che rappresentano il 15,6%. Stringendo l’obiettivo sui contagiati tra 0 e 19 anni, negli ultimi 30 giorni in tutta questa fascia d’età (dove la parte più ampia è rappresentata da asintomatici, paucisintomatici e forme lievi), i casi severi risultano marginali sebbene più presenti sotto l’anno d’età.

Sono stati 397 i morti per Covid e 141.735 i contagi censiti in Italia negli ultimi 30 giorni, di cui 1.652 hanno riguardato operatori sanitari. Il 52,3% dei contagiati dell’ultimo mese sono maschi, il 47,7% femmine. I guariti in 30 giorni sono stati 72.907. Da inizio pandemia nel Paese sono stati oltre 4,4 milioni i casi segnalati di cui 140.326 fra sanitari. I morti hanno raggiunto quota 127.568 (2,9% del totale dei casi censiti). L’età mediana dei contagiati è di 46 anni guardando al dato complessivo da inizio pandemia, mentre negli ultimi 30 giorni è stata ben più bassa: 28 anni. Intanto, “Il caso della ‘inversione a U’ per il vaccino anti-Covid AstraZeneca inizialmente raccomandato da Aifa solo al di sotto dei 55 anni, successivamente esteso fino ai 65 e poi dopo effetti indesiderati rarissimi oggi solo al di sopra dei 60 anni, per massima cautela, può sembrare una decisione contraddittoria ma contraddittoria non lo è”. Lo afferma il direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) Nicola Magrini, in un breve video, nel quale spiega perché le indicazioni all’uso dei farmaci possono cambiare nel tempo. Il dg dell’Aifa citando il caso del vaccino AstraZeneca ricorda come le indicazioni di età date all’inizio sono dipese dal fatto che “eravamo in grado di sapere con chiarezza che funzionava, e abbastanza bene, in quella determinata fascia di età, ma – riferisce – via via che sono giunte nuove conoscenze, compresi questi effetti indesiderati rarissimi ma gravi, soprattutto nelle popolazioni più giovani, diventava un rischio non accettabile, a fronte della disponibilità di altri vaccini che non mostravano questi effetti”.

“In medicina e nella comunità della ricerca – prosegue Magrini – non si agisce solo per consenso o solo per studi sempre nella stessa direzione ma ci sono ampi margini e gradi di libertà di interpretazione delle diverse evidenze. Quindi – conclude – i cambiamenti drastici vanno visti positivamente e con fiducia se sono basati sulle migliori evidenze disponibili. Ne va preso atto, vanno digeriti e visti come un segno di aggiornamento continuo e di progresso delle conoscenze”. “Le mail dei no vax che chiedono la prescrizione di esami assolutamente inutili, con l’obiettivo di ottenere l’esenzione dal vaccino anti-Covid, e le minacce di denuncia in caso di rifiuto, non ci preoccupano. Ci sono le indicazioni dell’Istituto superiore di Sanità, del ministero della Salute e delle società scientifiche che chiariscono che non esistono esami predittivi per una possibile reattività vaccinale.

Quindi qualunque esame richiesto non ha alcun senso scientifico”. Lo ha spiegato all’Adnkronos Salute Silvestro Scotti, segretario generale dei medici di famiglia Fimmg in merito alle mail, arrivate via Pec, a diversi suoi colleghi, con la richiesta di esami con l’obiettivo di ottenere, in maniera del tutto infondata, l’esenzione dal vaccino. “Tutti questi esami richiesti – continua Scotti – non possono essere fatti a carico del Servizio sanitario nazionale, sarebbe inaccettabile. Se il cittadino vuole farlo può farlo a sue spese. Le minacce dei no vax non hanno margine. E comunque non c’è nessun problema, se questa è la pressante richiesta, si può fare una prescrizione su foglio bianco e se l’assistito vuole può fare le sue analisi a pagamento. Non rifiuto la prescrizione a un paziente rispetto a un suo dubbio, ma è chiaro che, alla luce della mia cultura scientifica, non autorizzo a trasferire il costo di questa esigenza sul Servizio sanitario nazionale”. Scotti invita i medici di famiglia che ricevono queste ‘minacce’ da no vax a “non spaventarsi. E’ una richiesta che va riportata all’interno della dinamica medico-paziente libero professionale, come quando il paziente chiede esami non legati alla sua salute ma a obiettivi medico legali, per esempio. Non si fa pagare la visita ma la prescrizione sarà su carta bianca”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche