18 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Settembre 2021 alle 21:07:14

Cronaca News

In Puglia ora aumentano i ricoveri


Il Covid Hospital Moscati di Taranto

Il numero dei nuovi casi è in calo, ma il trend regionale parla di un aumento dei ricoveri in Puglia collegati all’emergenza Covid. Ieri, giovedì 19 agosto, in Puglia sono stati effettuati 12.761 test per l’infezione da Covid-19 coronavirus e sono stati registrati 217 casi positivi: 37 in provincia di Bari, 27 nella provincia Bat, 30 in provincia di Brindisi, 35 in provincia di Foggia, 61 in provincia di Lecce, 14 in provincia di Taranto, 6 caso di residenti fuori regione, 7 casi di provincia in definizione. Sono stati registrati 2 decessi.

I casi attualmente positivi sono 4.334; 145 sono le persone ricoverate in area non critica, 23 sono in terapia intensiva. Dall’inizio dell’emergenza sono stati effettuati 3.126.026 test; 260.525 sono i casi positivi; 249.503 sono i pazienti guariti; 6.688 sono le persone decedute. A Taranto, le persone ricoverate all’ospedale Moscati sono undici: otto nel reparto Malattie infettive, una in pneumologia, due in Rianimazione.

Tre invece sono i pazienti nella struttura postacuzie di Mottola. Intanto, l’Unione Europea “ha riconosciuto alla Protezione civile della Regione Puglia un finanziamento di 2.840.279 nell’ambito del pacchetto mobilità dello strumento per il sostegno di emergenza”: lo comunica la Protezione civile regionale. L’unione europea, nell’aprile 2020, ha attivato lo strumento per il sostegno di emergenza per aiutare i paesi dell’Ue ad affrontare la pandemia.

“La Regione Puglia – spiega la Protezione civile – nell’ambito delle attività svolte per far fronte alle urgenti necessità di approvvigionamento di dispositivi di protezione individuale e attrezzature sanitarie in favore del sistema sanitario fortemente sollecitato a causa della pandemia, ha attivato un ponte aereo con la Cina. Complessivamente sono stati finanziati tutti i voli cargo del periodo 25 aprile-5 settembre 2020, consentendo la continuità assistenziale regionale, il supporto alle altre Regioni ed al governo nazionale, garantendo al contempo la sicurezza del personale sanitario impegnato in prima linea nella gestione dell’emergenza e di tutti i servizi pubblici”. Sempre in Puglia sono state consegnate circa 260mila dosi di vaccini anti Covid: 40.100 sono state distribuite da Moderna e 219.972 da Pfizer. In questo momento, la Puglia ha in giacenza circa 460mila dosi, 300mila Pfizer, 135mila Moderna e circa 28mila J&J.

Nelle ultime due settimane c’è stato un rallentamento nelle somministrazioni rispetto ai mesi precedenti: da una media di 35-40mila inoculazioni al giorno, ad agosto si è scesi a 20-25mila. Dopo Ferragosto, negli ultimi tre giorni, non è mai stata superata la quota di 20mila somministrazioni giornaliere. “Al momento i dati non indicano il bisogno di una terza dose” ha detto sempre in tema vaccinazioni in una conferenza stampa Soumya Swaminathan, chief scientist dell’Oms, secondo cui la priorità al momento deve essere quella di aumentare le coperture nei Paesi che ancora non hanno avuto accesso ai vaccini. Secondo l’esperta iniziare con i ‘booster’ con buona parte del mondo ancora non immunizzata potrebbe essere addirittura controproducente: “Ci opponiamo fermamente alla terza dose per tutti gli adulti nei paesi ricchi, perchè non aiuterà a rallentare la pandemia. Togliendo dosi alle persone non vaccinate i booster favoriranno l’emergere di nuove varianti”.

La posizione è stata ribadita da Bruce Aylward, un altro esperto dell’Oms. “Ci sono abbastanza vaccini per tutti, ma non stanno andando nel posto giusto al momento giusto. Due dosi devono essere date ai più vulnerabili in tutto il mondo prima che i richiami vengano dati a chi ha completato il ciclo, e siamo ben lontani da questa situazione”. Le dichiarazioni sono arrivate poco dopo l’annuncio da parte del presidente Usa del piano per dare la terza dose per gli adulti a partire dal 20 settembre, durante il quale gli esperti del Cdc hanno affermato che i dati confermano un calo dell’efficacia delle due dosi con il passare dei mesi. Per la prima volta da mesi, i casi gravi di Covid in Israele hanno superato le 600 unità. In aumento anche i decessi arrivati, con 4 nuove morti, a 6.726. Mercoledì le nuove infezioni registrate sono state 7.856 a fronte di 145.724 test con un tasso ora al 5.5%, in lieve flessione. Ha superato quota 30 mila nelle Filippine il numero dei morti per Covid-19 dall’inizio della pandemia, secondo i dati dell’università americana Johns Hopkins. Il Paese del Sudest asiatico da 109 milioni di abitanti ha registrato ufficialmente 1,77 milioni di casi di contagio da nuovo coronavirus.

Le dosi di vaccino somministrate finora sono state 28,3 milioni. “Il punto è valutare l’effettiva utilità di una terza dose di vaccino antiCovid. Per il momento non ho ancora abbastanza elementi per poter prendere una posizione a favore. E mi sembra una fuga in avanti, un modo per giustificare anche quello che ancora non sappiamo sui tempi di copertura dopo la seconda dose”: così all’Adnkronos Salute Massimo Galli, docente di Malattie infettive all’università Statale e primario al Sacco di Milano, commentando l’annuncio dei primi dati sulla terza dose di vaccino presentati da Pfizer all’Agenzia del farmaco Usa Fda. “Non ho ancora visto i dati e finché non li avrò visti – aggiunge Galli – posso dire con tutta franchezza che questa storia non mi convince. Ci vuole qualcosa di un po’ più robusto per dire che la terza dose serve davvero, in che misura, quando e per chi”, precisa l’infettivologo.

“Correre in avanti, facendo un’altra dose, non so quanto vantaggio porti a chi risponde bene al vaccino. E, soprattutto, a quanto serva realmente a chi risponde male o affatto. Questi ultimi se non hanno avuto una buona risposta a due dosi – osserva – non è detto che possano rispondere bene a una terza”. Galli spiega poi che “i dati attuali sui contagi sono sottostimati perché riguardano chi fa il test, probabilmente una minoranza rispetto a quanti dovrebbero. Inoltre ci troviamo in un momento in cui molte persone più a rischio di infettarsi sono in ferie, fuori dalla loro sede abituale. E bisogna tener conto che l’infezione si diffonde in particolare tra i non vaccinati che sono giovani e giovanissimi. Questo vuol dire che abbiamo un quadro sottodimensionato. Non ho dubbi sulla sottostima del numero reale di infezioni da Delta che girano nel Paese”.

“Tutto questo – prosegue Galli – sottolinea la presenza di un elemento di rischio che va accuratamente valutato, ma non sposta nulla rispetto al fatto che la grande massa delle persone vaccinate farà sì che non avremo in autunno un’ondata comparabile a quella dello scorso anno. Avremmo dei casi di infezione e lo scotto maggiore verrà pagato dalle aree del Paese dove ci sono ancora molte persone dai 50 anni in su non vaccinate. In quelle aree potremmo avere anche casi di una rilevante gravità e aumenterà la richiesta di ricoveri, ma comunque in una misura nemmeno vagamente comparabile a quanto abbiamo dovuto vivere in assenza di vaccino”, dice Galli. “A fare la differenza tra settembre 2020 e settembre 2021 c’è il 66% degli italiani vaccinati che hanno avuto una dose di vaccino. Si aggiunga anche un numero di guariti importante, che magari non si sono fatti vaccinare perché ancora protetti ed ecco che la percentuale di coloro che potranno essere soggetti all’infezione grave si riduce. Poi sarà fondamentale riuscire a vaccinare i giovani e i giovanissimi perché è l’unica arma che abbiamo per ridurre la circolazione di questo virus”, conclude.

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