20 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 20 Settembre 2021 alle 18:58:00

foto di Copertura dei parchi minerali all'ex Ilva
Copertura dei parchi minerali all'ex Ilva

I parchi minerali dell’ex Ilva di Taranto saranno completati dalla Semat. A distanza di otto mesi dall’uscita di scena della Cimolai, a quanto pare per la rescissione del contratto con l’impresa friulana, Acciaierie d’Italia riprende gli interventi sui parchi minerali e affida alla Semat, azienda dell’indotto siderurgico, il compito di portare a termine gli interventi.

«Abbiamo conferma dell’affidamento a Semat- spiega Francesco Bardinella, segretario della Fillea Cgil di Taranto – dei lavori di completamento dopo l’uscita di scena di Cimolai, che ha progettato e costruito la copertura dei due grandi parchi delle materie prime del Siderurgico, quello minerali e quello fossile». «Semat – aggiunge Bardinella – ha già lavorato con Cimolai perchè si è occupata delle fondazioni delle coperture. Inoltre Semat è anche l’unica grande impresa di edilizia industriale, che opera a livello internazionale, rimasta nell’ex Ilva». I parchi minerali costituiscono una sorta di opera simbolo degli interventi ambientali effettuati negli ultimi anni all’interno del colosso dell’acciaio. Sono stati realizzati per contrastare la diffusione delle polveri della lavorazione nella città. Un intervento costato complessivamente circa 300 milioni. Le due enormi coperture sono state lasciate pronte da Cimolai (al 99,5% quella del parco minerali e al 96% quella del parco fossili) ma vanno comunque completate.

A farlo sarà Semat (a Taranto già negli anni della gestione Riva) e non Cimolai, che su questi grandi lavori vanta una specializzazione su scala internazionale. A dicembre dello scorso anno, ArcelorMittal ha infatti comunicato di aver rescisso il contratto con Cimolai che aveva cominciato i lavori su mandato dei commissari straordinari di Ilva, a febbraio 2018. La multinazionale Arcelor Mittal si era già aggiudicata la gara (a fine maggio 2017) ma non aveva ancora preso in mano le redini della gestione degli impianti e del personale.

Il subentro è avvenuto a novembre 2018. I commissari di Ilva in amministrazione straordinaria dell’epoca, Piero Gnudi, Enrico Laghi e Corrado Carrubba decisero di avviare l’investimento più importante sotto il profilo degli interventi di ambientalizzazione della fabbrica anche e soprattutto per dare un segnale concreto di un cambio di rotta. A dicembre scorso, ArcelorMittal Italia ha motivato il recesso ritenendo che “la condotta e l’atteggiamento di Cimolai durante l’esecuzione dei lavori – soprattutto negli ultimi mesi – hanno compromesso la fiducia di AMI nei suoi confronti e sono incompatibili con la prosecuzione dei rapporti contrattuali”.

ArcelorMittal ha parlato, in quella occasione, di “pretese economiche” del tutto infondate. Dall’altra parte, Cimolai aveva replicato evidenziando di aver eseguito le opere correttamente e senza alcuna contestazione e che ArcelorMittal non aveva accettato le richieste di confronto per un “tentativo di amichevole composizione” e di essere stata soggetta a “unilaterali decurtazioni delle somme spettanti”. In sede di contestazione, l’azienda committente, ArcelorMittal Italia (in quanto la società Acciaierie d’Italia non era stata ancora costituita), ha sostenuto che Cimolai ha “illegittimamente rifiutato di riconoscere le decurtazioni sul prezzo dei contratti a cui AMI ha diritto”. Erano state contestate inoltre dal committente “pretese economiche raddoppiate (da 13.944.307,20 euro per il parco minerale e 13.376.102,26 euro per il parco fossile a, rispettivamente, euro 29.021.933,07 ed euro 34.040.807,14), senza fornire alcuna spiegazione o documento di supporto”, nonchè la promozione di un arbitrato da parte di Cimolai verso Am Investco Italy, società di ArcelorMittal Italia e da quest’ultima ritenuta una “ingiustificata minaccia”.

ArcelorMittal fece inoltre sapere a Cimolai che “AMI ha legittimamente esercitato il proprio diritto di recedere dai contratti e, nell’esercizio della sua libertà imprenditoriale, può organizzare la prosecuzione dei lavori senza fornirvi alcun chiarimento o giustificazione”. Un’avvisaglia di rapporti non più idilliaci tra committente e appaltatore – e infatti l’annuncio della rescissione del contratto sui parchi minerali arrivò dopo poche settimane – sarebbe emersa già ad ottobre 2020 quando un dirigente tecnico di Cimolai, interpellato dalla commissione Attività produttive della Camera impegnata a fare il punto sullo stato dei pagamenti verso terzi dell’indotto ex Ilva (allora in grande sofferenza economica), affermò che i ritardi sui pagamenti si erano registrati già a fine 2019 con l’arrivo dei nuovi manager portati dall’ad ArcelorMittal Italia, Lucia Morselli, ed erano proseguiti, ampliandosi, per tutto il 2020. In quella sede, alla Camera, Cimolai annunciò anche la sua volontà di ricorrere a un arbitrato verso l’ex Ilva. Un capitolo che ora sembra completamente chiuso con l’annunciato arrivo della Semat.

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