18 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Settembre 2021 alle 20:49:09

Cronaca News

Chi trova una “duna” …trova un tesoro

foto di Una duna
Una duna

A circa 6 km dal Ponte Girevole, parallelo a viale Jonio, c’è un tratto di costa sabbiosa di grande interesse naturalistico e, pertanto, meritevole di protezione. Mi riferisco alla spiaggetta denominata Lido Chiapparo, nel Mar Grande, nei pressi della nuova base della Marina Militare Italiana. “Possibile?” Potrebbe chiedere incredulo qualcuno? Certamente! Si tratta di una “duna embrionale”, cioè di una duna in formazione, in embrione, appunto. Ma cosa sono le dune? Le dune costiere sono forme di accumulo di materiale sabbioso, costituitesi principalmente per azione del vento.

I sistemi spiaggia-duna meglio sviluppati si formano generalmente in coincidenza di tratti di costa bassa, caratterizzati sul lato marino dalla presenza di fondali poco profondi. In tali zone, il primo meccanismo di deposizione che innesca la formazione delle dune costiere è rappresentato dall’accumulo delle particelle di sabbia che vengono intrappolate nelle prime formazioni vegetali, che sono tipiche degli ambienti sabbiosi. Si tratta, infatti, delle cosiddette “specie pioniere”, poche specie che tollerano terreni salmastri (piante alofile) e che resistono ai periodi aridi svolgendo interamente il loro ciclo vitale entro pochi mesi, in tarda primavera o in estate, e passano la stagione sfavorevole allo stato di seme (piante terofite). I semi rimangono sepolti sotto la sabbia o sono dispersi dal vento, dalle correnti marine e dalle maree, per poi germinare in autunno o l’anno successivo. L’ecosistema delle dune costiere è estremamente interessante da un punto di vista ecologico.

Infatti, le piante delle dune, per resistere alle alte temperature e alla scarsità di acqua, hanno particolari adattamenti morfologici, quali: 1) estesi apparati radicali, sia per assorbire l’acqua, che dopo le piogge va subito in profondità (la sabbia è molto permeabile), sia per ancorarsi a un terreno incoerente come la sabbia; 2) la spinescenza, cioè la trasformazione delle foglie in spine per perdere meno acqua con la traspirazione e 3) la crassulenza, caratteristica anche di alcune piante grasse, che consiste in un particolare meccanismo per cui gli stomi si chiudono durante il giorno sempre per ridurre la traspirazione. Gli stomi sono strutture che consentono lo scambio gassoso fra l’interno e l’esterno del vegetale, cioè permettono l’entrata di anidride carbonica, che verrà utilizzata per la fotosintesi, e la fuoriuscita di ossigeno e vapore acqueo.

Si potrebbe pensare che tali piante siano bruttine; al contrario, hanno il loro fascino e graziosi fiorellini colorati; è presente, infatti, anche il “convolvolo delle spiagge” che ingentilisce il paesaggio con i suoi fiori rosa. Ebbene, una siffatta e ben strutturata vegetazione è presente in tale breve tratto di costa. Si tratta, infatti, di circa 2 ettari ma suscettibili di aumento poiché l’area è caratterizzata da notevole deposizione di materiale terrigeno che ha portato la linea di costa ad avanzare di 25 metri in 50 anni. Questo implica, quindi, che la duna possa estendersi e consolidarsi. Ma c’è di più! A circa 5 metri dal bagnasciuga, sono presenti numerosi e rigogliosi cespugli di “giglio di mare”, con bellissimi fiori bianchi che spuntano inaspettatamente dalla sabbia e rendono ridente un paesaggio altrimenti vagamente desertico. Il giglio di mare sta diventando sempre più raro a causa dello sfruttamento delle coste a scopo balneare. Pertanto, in alcune regioni d’Italia (Lazio, Molise, Basilicata, Calabria) la specie è protetta e la raccolta e l’asportazione dei fiori e dei bulbi viene proibita e punita. A rendere ancora più prezioso questo lembo di costa è l’avifauna. Sono presenti due esemplari di garzetta comune.

A maggio 2021, presentavano la caratteristica livrea nuziale, di cui erano ben visibili soprattutto le penne ornamentali molto lunghe sulla nuca. E’ probabile che si tratti di una coppia stanziale (cioè che vive sempre nello stesso posto) che nidifica tra le canne, appena oltre la duna dove non arrivano i bagnanti, nella zona prospiciente la base della Marina Militare Italiana. Sono più facilmente osservabili lungo il bagnasciuga durante la bassa marea quando predano con maggiore facilità. Le loro impronte sono state rinvenute spesso sulla sabbia. E’ presente anche un grazioso uccellino, il Piro-Piro Piccolo, che cammina con andatura veloce o di corsa, innalzando e abbassando la testa e la coda in modo indipendente e caratteristico. Ricerca il cibo nell’acqua bassa tra la sabbia. Entrambe le specie sono protette dalla Direttiva 2009/147/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 30 novembre 2009, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea del 26 gennaio 2010, serie L 20. Al di là della bellezza paesaggistica di un simile ambiente, va ricordato che i litorali sabbiosi e le dune ad essi associate sono ambienti fragili, attualmente esposti a numerose forme di disturbo e fortemente minacciati a livello mondiale, europeo e nazionale. Il fenomeno del degrado e della perdita degli ambienti dunali interessa tutti i paesi dell’Unione Europea ed è particolarmente intenso in quelli che si affacciano sul Mediterraneo.

Pertanto, la Direttiva europea 92/43/CEE (anche nota come Direttiva Habitat), dalla quale ha avuto origine il processo di costruzione della rete di aree protette Natura 2000, impone agli Stati Membri che l’hanno ratificata, Italia compresa, l’attivazione di misure di conservazione per le specie e gli habitat elencati nei suoi allegati, nei quali figurano le “Dune marittime delle coste mediterranee” che rientrano tra i “tipi di habitat naturali di interesse comunitario la cui conservazione richiede la designazione di aree speciali di conservazione”. Sulla base di quanto detto, alla fine dello scorso maggio, per interposta persona, ho informato l’Assessore all’Ambiente, Paolo Castronovi, affinché mettesse in atto idonee misure per proteggere la duna almeno dal passaggio dei fuoristrada prima che la stagione balneare entrasse nel vivo. Nulla è stata fatto e la mattina del 16 luglio metà della duna, proprio quella in cui erano presenti i gigli di mare è stata spianata! A tutt’oggi sono ancora sconosciuti i committenti e gli esecutori dell’inopportuno quanto sciagurato intervento.

Tuttavia, l’ecosistema dunale è spesso soggetto a fenomeni naturali che hanno una notevole azione di disturbo, come forti mareggiate, i quali ne possono compromettere l’aspetto e la vitalità; pertanto, esso ha una grande resilienza. Infatti, la maggior parte delle piante dunali ha radici molto profonde; resiste all’insabbiamento tramite l’emissione di radici e rizomi dalle parti interrate che ripristinano rapidamente le parti erette danneggiate. Inoltre, l’intervento distruttivo è avvenuto in piena estate, periodo critico che la vegetazione affronta andando in “estivazione”: una sorta di quiescenza estiva in cui le piante appassiscono lasciando i semi “di resistenza” che germineranno nella successiva stagione favorevole, come già specificato. Infatti, a solo cinque giorni dallo spianamento della duna, ho constatato l’evidente emissione dei fusti di numerose piante di giglio di mare e la nascita dei fusti eretti di altre specie. Pertanto, l’intervento di ripristino e di protezione della duna, proprio per tali motivi, si rende ancora più necessario. Ho quindi inviato al Sindaco e agli assessorati competenti comunali e regionali una proposta di protezione, recupero e riqualificazione della duna, proposta redatta in collaborazione col dottor Vito Crisanti, paesaggista e già direttore dell’oasi “Palude La Vela” situata nel Secondo Seno del Mar Piccolo di Taranto.

E’ di circa una decina di giorni fa il comunicato dell’Assessore all’Ambiente e alle Società Partecipate, dell’approvazione di una delibera che stanzia 183.000 euro di risorse del Comune di Taranto per un primo intervento di messa in sicurezza provvisoria e per attività preliminari volte alla conoscenza della situazione attuale del litorale in località Praia a Mare su viale Ionio (dopo l’ex stabilimento balneare Marechiaro) al fine di iniziare la sua bonifica per renderlo fruibile ai cittadini in piena sicurezza. Mi auguro che l’amministrazione comunale mostri la stessa sensibilità per il tratto di costa di cui parliamo, il quale non deve essere bonificato ma solo adeguatamente protetto affinché la natura faccia il suo corso, senza peraltro privare i cittadini della sua fruizione. Infatti, sarebbe sufficiente rimuovere le strutture abusive edificate sulla duna nei pressi della riva (peraltro proibite sul suolo del Demanio Marittimo!) e le imbarcazioni abbandonate sia sulla costa sia semisommerse nei pressi del bagnasciuga; recintare l’area e realizzare delle passerelle in legno per raggiungere la spiaggia ed evitare così il calpestio della vegetazione spontanea. Di grande interesse sarebbe la posa in opera di cartelloni per informare i bagnanti sull’ecosistema dunale e invitarli alla sua protezione. Interventi simili sono stati realizzati per le dune costiere del Mare del Nord. A noi non manca nulla per fare altrettanto!

Ester Cecere
Primo ricercatore Cnr Taranto

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