20 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 20 Settembre 2021 alle 21:58:00

Cronaca News

Blocco dei traffici al porto di Taranto, due tavoli dopo le proteste

Il porto di Taranto
Il porto di Taranto

E’ affidata a due tavoli tecnici la soluzione del problema del blocco dei traffici al porto mercantile di Taranto. La convocazione è arrivata in seguito alle reazioni al parere della Provincia sull’obbligo di acquisizione del titolo abilitativo sulle emissioni delle attività di movimentazioni merci polverose.

Un requisito che, ha fatto presente la Raccomar, associazione di agenti e pubblici mediatori marittimi di Taranto, non viene richiesto da nessuna Provincia italiana. La decisione della Provincia di Taranto ha suscitato in questi giorni le vibrate proteste di aziende, agenti raccomandatari marittimi, organizzazioni sindacali dei lavoratori portuali e anche di esponenti istituzionali. Un coro di reazioni per esprimere malumori e preoccupazione in quanto tale decisione ha avuto come conseguenza quella di dirottare le navi che trasportano materie prime su altri scali pugliesi. Dopo le proteste di questi giorni, il presidente della Provincia di Taranto Giovanni Gugliotti ha convocato due tavoli per un confronto sulla questione. Si terranno entrambi in via Anfiteatro.

Il primo è stato convocato per lunedì pomeriggio con enti e aziende, fra cui lo stesso ente che ha emesso il parere, l’Autorità di sistema portuale del Mare Jonio, la Capitaneria di Porto, l’Asl e l’Arpa Puglia. Il secondo, invece, si svolgerà martedì pomeriggio, sempre in Provincia, con aziende che operano nel porto mercantile e sindacati di categoria. Questi ultimi, dopo aver chiesto e sollecitato un confronto per dirimere la questione, hanno proclamato anche lo stato di agitazione, informando le istituzioni fra le quali la Prefettura. Le imprese portuali non dovrebbero dotarsi di autorizzazioni specifiche, come hanno spiegato attraverso la loro associazione gli agenti raccomandatari, poichè sottoposte ad altra disciplina normativa, per di più di carattere nazionale e quindi uguale per tutti gli scali italiani, Sotto questo aspetto, sostengono ancora, la Provincia in quanto ente locale non avrebbe titolo a richiederlo. Ovviamente il nocciolo della questione non è rappresentato dagli aspetti giuridici ma dalle conseguenze sui traffici delle merci, peraltro già in calo da tempo a causa della crisi economica dovuta alla pandemia.

«La competitività di un porto passa e si misura attraverso le procedure e lo snellimento delle pratiche burocratiche». Ricorda la Raccomar, evidenziando, inoltre, che la prima nave è stata dirottata in altro porto per evitare stalli e controlli e tante altre ancora potrebbero seguirne. «Una situazione inaccettabile» e anche «paradossale»,viene definita, che «fa il paio con un’altra enorme stortura burocratica che da sempre attanaglia il nostro porto: le autorizzazioni uso fiamma per lavori a bordo di navi che trasportano eolico e cantieristico». A Taranto, aggiungono dalla Raccomar, «abbiamo una procedura farraginosa e penalizzante ove porti limitrofi, con stessa normativa, stessi chimici di porto, stesse direzioni regionali di USMAF e Vigili del Fuoco) hanno ordinanze e procedure estremamente più snelle, a beneficio degli armatori che preferiscono scalare gli altri porti pugliesi e non Taranto». L’auspicio è che al centro del dibattito vengano poste le esigenze del lavoro.

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