18 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Settembre 2021 alle 21:26:00

Mitilicoltura
Mitilicoltura

Anche quest’anno si assiste a una fase critica legata alla crisi che investe il settore della mitilicoltura di Taranto, da più parti giungono denunce di associazioni e leghe che evidenziano il disagio degli operatori legato direttamente o indirettamente allo status normativo che nel corso degli anni si è determinato e che influisce prepotentemente sul mercato e sui lavoratori». È quanto afferma la segreteria della Uila Pesca di Taranto in riferimento alla difficile situazione del settore della mitilicoltura tarantina.

«Dall’analisi della situazione emerge purtroppo uno scollamento tra i diversi attori che condividono gli stessi problemi, sono obbligati a sottostare alle stesse regole, presentano identiche finalità ma seguono percorsi risolutivi diversi tra loro non coordinati e che al di la delle indubbie sane intenzioni nella generale confusione che si crea tendono spesso ad annullarsi a vicenda. Si sta assistendo in questi ultimi anni ad un attacco senza precedenti alle produzioni nostrane. Le cozze tarantine sono costantemente minacciate dalla comparsa sui mercati e sulle nostre tavole di prodotto straniero di qualità inferiore. La situazione è resa ancora più difficile dallo stato normativo a cui sono chiamati a rispondere i nostri operatori, obbligati a rincorrere sempre più restrittive ordinanze e regolamenti territoriali, nazionali e comunitari che determinano di fatto ricadute talvolta nefaste su tutto il comparto.

Si tratta di una situazione pericolosa poichè non interessa solo gli imprenditori, ma l’evoluzione dei problemi può determinare pesanti ricadute occupazionali per i lavoratori diretti e dell’indotto. La strada da perseguire – prosegue la segreteria della Uila Pesca di Taranto – è quella della tutela e della valorizzazione del prodotto locale, che va tutelato dalle norme e difeso dalla diffusa invasione di merce di scarsa qualità. Si registra una diffusa frustrazione degli operatori che di fatto cancella quello stato di euforia legato ad un crescente interesse culturale per la riscoperta degli aspetti legati ai luoghi, ai mestieri e ai prodotti della nostra terra. In una tendenza mondiale che tende a privilegiare il lavoro green essi si trovano a dover “difendere” il proprio lavoro nonostante esso risponda pienamente a queste caratteristiche.

È fondamentale sostenere adeguate campagne mediatiche che invitino i consumatori a preferire ed esigere per motivi di qualità e di sicurezza il prodotto locale. Ma è altrettanto urgente che le istituzioni affrontino in maniera diretta e funzionale la questione normativa legata alle attività di mitilicoltura. Occorrerebbe il riconoscimento puntuale dello stato del primo seno del mar Piccolo che se idoneo alle attività determinerebbe un ripristino delle condizioni di partenza, sarebbe altresì opportuno riattivare il piano delle bonifiche, oggi commissariato, che se non riattivato rischierebbe di vanificare il lavoro, il tempo e le ingenti risorse economiche che negli anni scorsi sono stati investiti. Occorre istituire il piano delle coste con i relativi punti di sbarco che determinerebbe un substrato normativo importante alla regolamentazione delle attività del comparto.

Ci sono tante cose da fare – concludono dalla Uila Pesca di Taranto – e nel frattempo i lavoratori assistono impotenti ai dibattiti della città. In loro rappresentanza la Uila Pesca denuncia a gran voce questa situazione auspicando che nell’immediato futuro si possano individuare i percorsi funzionali e condivisi per la sintesi dei problemi e l’individuazone e l’attuazione delle soluzioni».

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