20 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 20 Settembre 2021 alle 21:58:00

Cronaca News

Ristorazione, «Meno fisco e paghe più adeguate»

foto di Un ristorante chiuso per Covid-19
Un ristorante chiuso per Covid-19

Malgrado le conseguenze del Covid sull’economia e le attività che non hanno chiuso i battenti, in Puglia, come in altre regioni italiane, ci sono bar e alberghi in questi mesi estivi sono a corto di personale e hanno difficoltà a reperire forza lavoro. Francesca Intermite, presidente di CasaImpresa, interviene sul problema per evidenziare le cause e proporre le possibili soluzioni. «Il dato pubblicato dal Sole 24 Ore relativamente alla mancanza di ben 100mila unità sottratte all’industria del turismo nella stagione clou e le ripercussioni che questo ha determinato sui ricavi della ristorazione (circa il 30% in meno) sono preoccupanti e richiedono una riflessione attenta».

Francesca Intermite, presidente di CasaImpresa, fra le cause indica anche il reddito di cittadinanza. «Abbiamo cercato di richiamare l’attenzione su questo aspetto – dichiara Intermite – già a inizio estate, sottolineando la necessità che per esempio venissero introdotti dei meccanismi per controllare che il reddito di cittadinanza non diventi uno strumento per ottenere reddito, stando comodamente a casa pur avendo occasioni di lavoro, puntualmente rifiutate».

Ma riconosce anche le altre cause all’origine del problema: «Certamente ad influire sulla carenza di personale sono molteplici fattori, come gli effetti di un periodo lungo di chiusure dei pubblici esercizi, dettate dalla pandemia, che ha disperso le professionalità, costrette a ripiegare in altri settori, o l’impossibilità per lavoratori provenienti da alcuni Paesi di raggiungere l’Italia. Ma, detto ciò, per quel che riguarda i lavoratori italiani, siamo sicuri che sia determinante una sbagliata concezione dello strumento a sostegno del reddito, che nasce con le migliori intenzioni ma se non supportato da controlli, diventa quasi un incentivo a non lavorare». Francesca Intermite passa dall’analisi del problema alla proposta di soluzione.

Il presidente di CasaImpresa invoca misure che rendano più interessante il lavoro rispetto al sussidio, premiando impegno e sacrificio dei lavoratori del settore turistico: «Un aiuto potrebbe derivare – cita un esempio – da una risposta mirata a rendere più appetibile il lavoro; mettendo per esempio in campo interventi di una certa consistenza che consentano il taglio del cuneo fiscale, e di conseguenza retribuzioni nette più congrue. Ciò permetterebbe di premiare l’impegno ed il sacrificio dei lavoratori del turismo da una parte e dall’altra fornirebbe agli imprenditori – conclude – la forza lavoro necessaria a reggere serenamente i ritmi anche in alta stagione».

1 Commento
  1. fulvio 4 settimane ago
    Reply

    Buongiorno

    perchè non proporre al Governo la possibilità di un intervento mirato che possa unire le forze fornendo in reddito di cittadinanza come quota parte del governo per fornire alla forza lavoro un sostegno atto a perseguire competenze lavorative alla stregua dell’apprendistato. Questo permetterebbe ai datori di lavoro di recuperare manodopera ed al personale di maturare competenze spendibili nel futuro.
    In questo modo i ristoratori fornirebbero la differenza a coprire uno stipendio che sia adeguato, ai dipendenti di avere una stabilità, ed allo Stato di utilizzare i fondi per fini realmente utili a tutta la comunità.
    Fulvio

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