23 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 23 Settembre 2021 alle 10:41:00

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Crisi in Afghanistan

Caro Direttore,
Anche se non sono un uomo politico, o prestato alla politica, aristotelicamente come appartenente alla “polis”, sono un cittadino politico ed, in tal senso, lo siamo tutti anche se non sediamo sulle rosse e vellutate sedie del Parlamento. Andiamo ad un punto dolente: tutti i quotidiani, dopo la Caporetto americane-europea dei fatti di Kabul, parlano come di un fatto storico inatteso e sventurato, come se quel “ fatto” non fosse che la conseguenza di oltre vent’anni di irresponsabile politica in coloro che alla politica si erano affidati in una guerra che doveva essere per l’Afghanistan propiziatrice di virtù democratiche. Purtroppo ogni Nazione partecipante ha perduto uomini e mezzi ed anche l’Italia ha avuto i suoi militari uccisi o gravemente feriti, eroi senz’altro com’è stato giustamente detto dal Presidente Draghi. Tutti i quotidiani difronte alla ritirata, perché di ritirata bisogna parlare e non di strategia virtuale o virtuosa, difronte alla travolgente avanzata telebana contro gli afgani, tutti i quotidiani hanno parlato di “tramonto dell’occidente”.

Affermazione che non ha, difronte agli attuali fatti accaduti, una sua logica riflessione od un commento veramente storicizzato, perché un conto è una attualistica disfatta o catastrofica che è un momento della storia, altro conto è la storiografia che si attua attraverso lunghi periodi di successi o decadenza. Storia e storiografia esistevano già nel mondo greco o classico, tanto in Erodoto quanto in Tacito. La crisi dell’occidente è un prodotto di una dolorosa quanto assurda ritirata americana e, con gli americani, anche europea; un’infelice posizione politica del presidente americano Joe Biden e purtroppo anche degli europei che l’hanno seguito come tanti segugi difronte ad un lupo. Avvenimento senza dubbio, quello relativo alla capitale Kabul, che in sé e per sé è una disfatta che purtroppo gli afgani pagheranno per il regime nemico coranico o telebano.

Ma la crisi dell’occidente ha origini ben lontane, proprio da quel “Ecce homo” nietzschiano o per i capitoli filosofici dello Spengler. Andare sulla luna o oltre la luna è un grande avvenimento scientifico, progredire nelle quotidiane conversazioni o avere l’avanguardia nella medicina è fenomeno di altissimo contributo umanistico; è un progresso scientifico indubitabile ma non è il tutto, perché accanto alle scoperte della scienza purtroppo c’è stata inesorabilmente una decadenza morale, etica, religiosa nei rapporti umani. Se il mondo scientifico si è rallegrato dei suoi successi, il mondo dei valori eticamente espressi si è logorato nel corso dei decenni tra guerre, tra nazioni e nazioni europee, tra dittature trionfanti e nefaste, tra lo smembramento della famiglia e la visione impotente dei figli, appartenenti ad una generazione lacerata e per molti distrutta da droga ed affini, per una dilagante pornografia e pedofilia. Per azioni politiche inconcludenti, caotiche, logorate da successi, per politico desiderio di potere, per decadenza di antichi retaggi reali, insomma per mancanza di una costante idea che diventasse ideale. E basterebbe soltanto pensare all’uccisione folle di milioni di ebrei da parte dei nazisti per decifrare in quella criminale impresa già un tramonto dell’occidente.

Scrive un quotidiano nazionale: a Kabul sono morti i diritti umani. È un fenomeno storicamente attuale? È invece l’effetto di cause che sono nel corpo del secolo decorso, ove non solo i diritti ma anche i doveri umani nell’Europa e nell’Italia sono venuti meno. Il tramonto dell’Occidente, di cui parlare il filosofo Spengler, è una lenta ed inesorabile negatività di valori culturali, etici e ben anche religiosi che la cultura occidentale classica aveva prodotto nel corso del tempo. Rinascere? Risorgere? Occorrono certamente uomini nuovi e tempi diversi. Questa è la pagina della storia che diventa storiografia. E noi italiani? Abbiamo fiducia nel presidente Draghi ma, al tempo stesso, non possiamo trascurare la forte immagine del Guicciardini che dice agli Italiani del suo tempo: “Occorre un’altra buona sorte” e tuttavia il Machiavelli in una riconquistata fiducia nei valori etici e culturali decorsi e riproposti si auspicava ed auspicava un’Italia più unita, più integra, più sana politicamente parlando. Non c’è dovere laddove non c’è diritto. E per ultimo, ma non ultimo pensiero: se crolla anche la fede religiosa cristiana, l’abbraccio coranico è alle porte. Come lo fu purtroppo in tempi decorsi perché Vichianamente nella vita degli uomini, che è storiografia, molti fatti si ripetono, cambiati, uomini e posizioni. E gli islamici nel corso dei secoli più volte furono fuori e dentro le nostre porte.

Paolo De Stefano

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