18 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Settembre 2021 alle 21:26:00

Cronaca News

Il Ministro Giorgetti è ottimista malgrado le perdite del Siderurgico tarantino

foto di il ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti
Il ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti

Il ministro Giorgetti mostra ottimismo sul rilancio dell’industria di Stato dell’acciaio. L’eredità dei conti in rosso è pesante: ammonta a 265 miliondi euro la perdita registrata nel 2020 da Acciaierie d’Italia.

Malgrado i numeri, il ministro dello Sviluppo Economico, a margine del Meeting di CL a Rimini, ha parlato dell’ex Ilva in termini positivi: «L’Ilva non è in stallo, il governo e il nuovo amministratore stanno lavorando a un piano. Resto, prudentemente ottimista sul fatto che nell’arco di poco tempo i nuovi amministratori dell’Ilva presentino un piano credibile per il rilancio dell’acciaieria in modo ambientalmente sostenibile». Queste le dichiarazioni del capo del MiSE. «Il piano -ha spiegato il ministro – prevede il consenso tra i due soci: uno è quello pubblico, lo Stato, l’altro è quello privato, Mittal, e poi prevede la necessità di trovare un consenso sociale e di contesto sia da parte dei sindacati che dal comune Taranto. La situazione del mercato dell’acciaio – ricorda infine – ha reso interessante questo business». Ad aprile 2021, lo Stato è tornato nell’industria dell’acciaio a Taranto. Lo ha fatto attraverso Invitalia versando 400 milioni di euro per l’aumento del capitale sociale di Acciaierie d’Italia, la società costituita con Arcelor Mittal.

L’industria siderurgica italiana, stando ai conti, lo scorso anno ha vissuto un annus horribilis, con un rosso di 265 milioni di euro, stando alle cifre riportate da testate nazionali che fanno riferimento al bilancio approvato dall’assemblea del 6 luglio scorso. Malgrado ciò, rispetto al 2019, quindi al periodo pre pandemia, l’acciaieria ha compiuto diversi passi avanti. Infatti, l’anno precedente il rosso era di 865,9 milioni. Comunque restano le criticità che ldovrà affrontare la nuova compagine societaria pubblica, rappresentata nella holding del presidente Franco Bernabè, Stefano Cao e Carlo Mapelli. Considerevole il calo del fatturato, dai 2,5 miliardi di euro dell’esercizio precedente a 1,61 miliardi del 2020. Ovviamente la pandemia ha inciso in misura determinante sulla limitazione delle attività commerciali.

Ma, a quanto pare, ha inciso anche la fermata dell’altoforno 2 del Siderurgico di Taranto che ha dovuto marciare con due soli altoforni per tutto l’anno. Nel 2020 le spedizioni di acciaio ai clienti hanno raggiunto i 3,35 milioni di tonnellate (4,6 milioni nel 2019), a fronte di un potenziale di 6 milioni l’anno. Il margine operativo lordo resta ancora negativo per 304,2 milioni ma è notevolmente più contenuto rispetto ai 941,4 milioni del 2019. I costi del personale sono scesi dai 476,9 milioni del 2019 a 325,5 milioni lo scorso anno. Fra gli altri indicatori di bilancio, gli 865 milioni di crediti commerciali bilanciati da 1,4 miliardi di debiti commerciali (e i giorni di credito dai fornitori saliti da 129 a 253) e una posizione finanziaria netta negativa per 1,19 miliardi. Le previsioni per il 2021 sono ottimistiche. Secondo l’azienda, i primi mesi dell’anno hanno portato «risultati economici operativi positivi superiori alle aspettative ancora inficiate dal diffuso clima di incertezza a livello italiano e mondiale».

Segnali positivi giungono anche dalla domanda che sta mostrando una «significativa ripresa» con effetti «apprezzabili» su prezzi di vendita e margini. Rispetto allo scorso anno, il prezzo per tonnellata dei coils a caldo, il prodotto più venduto, è salito notevolmente, passando da 500 fino a 1.200-1.250 euro. Ma i valori stanno già rientrando, con un calo stimato da Siderweb di circa il 15%. Le grandi industrie automobilistiche starebbero contenendo le produzioni, non solo forzatamente, ma anche volontariamente, con l’intento di calmierare i prezzi delle materie prime, fra le quali anche l’acciaio. A Taranto lo stabilimento ha marciato fino all’inizio di luglio sempre con due soli altoforni, da poco diventati tre. Dalle 10mila tonnellate al giorno adesso ne produce circa 15mila, che significa più di 5 milioni di tonnellate l’anno. Ma il rilancio «vero», con il gas naturale e i forni elettrici deve ancora partire. Il futuro dello stabilimento, da quanto annunciato già nei mesi scorsi, sia dal governo Conte che dal Governo Draghi, sarà “green”. Ma in questa direzione ancora non si è visto nulla di concreto.

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