20 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 20 Settembre 2021 alle 18:58:00

Cronaca News

Michele Misseri spera di tornare nei campi

foto di Michele Misseri
Michele Misseri

Sono trascorsi 11 anni dal quel 26 agosto 2010 quando la 15enne di Avetrana Sarah Scazzi scomparve nel nulla. Cominciò così il giallo del piccolo comune della provincia di Taranto. Avetrana, ignota in quel periodo alla geografia di tanti italiani. Balzata agli onori delle cronache nazionali nei lontani anni Ottanta per una protesta di popolo contro il paventato dislocamento di una centrale nucleare. Era trascorso troppo tempo e nell’estate del 2010 nessuno ricordava più quella vicenda. Avetrana finì improvvisamente sotto i riflettori dei media nazionali prima per la ragazzina scomparsa e per gli appelli di mamma Concetta.

Poi, poche settimane dopo, nella notte fra il 6 e il 7 ottobre, per il ritrovamento del corpo senza vita di Sarah in un pozzo nelle campagne, in contrada Mosca. La confessione dello zio, Michele Misseri, consentì agli inquirenti di ritrovare il cadavere immerso nell’acqua. Alla prima confessione fatta quella notte ne seguirono altre cinque, una diversa dall’altra. La Procura di Taranto giunse alla conclusione delle indagini dopo quattro ricostruzioni diverse del delitto, con responsabili diversi: la prima è stato il solo Michele Misseri, la seconda, il 15 ottobre 2010, sono stati il contadino di Avetrana e la figlia Sabrina che viene condotta in carcere. Poi, è stata solo Sabrina. Perchè il padre dopo averla accusata si è tirato fuoi dalla scena del delitto. Infine, il cerchio si chiude intorno alla figlia e alla madre, Cosima Serrano. E’ il 26 maggio del 2011. La donna entra in carcere a Taranto, dove è detenuta con sua figlia.

Pochi giorni dopo esce Michele Misseri, “scagionato” dalla Procura. Quattro ricostruzioni per un delitto non si trovano nemmeno in una fiction. Forse si spiega così l’interesse, a volte anche eccessivo e morboso, di tanti programmi televisivi. Da quel 26 agosto, a distanza di undici anni, i principali protagonisti della vicenda, Michele, Cosima e Sabrina sono tutti detenuti. Detenuti modello, tutti dediti ad attività di lavoro. In fondo, la loro vita era stata scandita dal lavoro fino a quel pomeriggio quando, come disse Cosima in una intercettazione, in dialetto, «sarebbe stato meglio se un fulmine ci fosse caduto addosso e ci avesse fulminati tutti e tre».

Un fulmine a ciel sereno quel delitto in casa loro lo è stato davvero. La loro vita è stata completamente sconvolta. Per madre e figlia, che stanno scontando l’ergastolo, un ritorno alla normalità non sembra ipotizzabile, almeno per il momento. L’ipotesi, invece, potrebbe concretizzarsi per Michele, detenuto nella casa circondariale di Lecce. Per lui, entrato in carcere il 22 febbraio 2017, il fine pena è fissato ad aprile 2025. Quindi con meno di quattro anni da scontare può beneficiare di una misura alternativa alla cella. La sua speranza è quella di tornare ad Avetrana e riprendere il lavoro nei campi. Di tornare libero, anche se non completamente, forse in autunno o comunque in tempo per la raccolta delle olive. I suoi ulivi secolari erano non solo un lavoro ma per lui anche una passione, lo aveva raccontato anche in carcere.

Nella struttura di reclusione di Lecce, Michele frequenta corsi di artigianato, a quanto pare di falegnameria. Addosso ha ancora un processo che approderà in Cassazione, quello dei depistaggi, i cui capi d’imputazione sono in gran parte prescritti. Una vicenda in cui è difeso dall’avvocato Luca La Tanza. Anche Sabrina, che ora ha 33 anni e sua madre Cosima Serrano, detenute nel carcere di Taranto, si dedicano molto al lavoro, soprattutto a quelli tipicamente femminili come l’uncinetto e lavori di sartoria nei quali è impegnata Cosima. Invece, a quanto pare, Sabrina è tornata alla sua attività, quella di estetista.

Per loro la speranza di tornare fuori sembra più lontana. La loro unica possibilità è affidata alla richiesta dei permessi premio che i difensori potrebbero presentare, come ha preannunciato l’avvocato Franco De Jaco, legale di Cosima (Sabrina è difesa dal professor Franco Coppi e dall’avvocato Nicola Marseglia). Su Facebook, per le due donne, è nato anche un gruppo ufficiale, come viene definito, “Sostenitori di Cosima e Sabrina e Sarah nel cuore”. Un gruppo privato che non conta molti membri, solo 214. Del resto come altri nati in precedenza sui social. Evidentemente il popolo degli innocentisti non è molto numeroso.

Annalisa Latartara

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