21 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Settembre 2021 alle 08:58:00

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Un viaggio nella Taranto dal 1200 ad oggi

Una veduta aerea di Taranto
Una veduta aerea di Taranto

Dei sindaci che si sono succeduti a Taranto tra il 1466, anno in cui Sindaco di Taranto fu Protontino Troilo, e il 1591 anno in cui divenne sindaco Pietro Materdona, si hanno scarse notizie. Si conoscono alcuni dei loro nomi che sono i seguenti:

PROTONTINO Troilo 1466;

PROTONTINO Petrovalle 1467;

DE CRISTANO Ferdinando 1479;

DE MANFREDI Pompeo 1480;

DE MANFREDI Pompeo 1492;

LA RICCIA Pompeo 1516;

CARIGNANO Francesco 1540;

DE CRISTANO Giovanni 1546;

DE CRISTANO Giovanni 1558;

DE RAHONA Giov. Giacomo 1564;

CESAREO Pietrantonio 1576;

MATERDONA Giov. Pietro 1591;

Da Giovanni Pietro Materdona in poi si incominciano ad avere maggiori notizie.

GIOVANNI PIETRO MATERDONA
Sindaco nel 1591
Fu il Sindaco che accolse nel 1591 i Padri di San Giovanni di Dio, venuti a Taranto per prestare assistenza agli innumerevoli ammalati che erano ricoverati nel Lazzaretto. Scrivono le cronache del tempo che il Sindaco Materdona accolse con molta benevolenza questi frati disponendo che fossero sistemati nell’antica chiesa di Santa Caterina che sorgeva sul lato orientale del largo della cattedrale. Il 10 marzo 1591 il Sindaco Materdona affidò ai padri di San Giovanni di Dio la gestione dell’ospedale dell’Annunziata annesso alla chiesa di Santa Caterina e sorto nel 1469 per volontà di un privato benefattore. E quando nel 1601 la chiesa fu trasformata in ospedale agli stessi frati fu affidata la gestione anche di questo. Il periodo durante il quale il Sindaco Materdona esercitò le sue funzioni coincide con la dominazione spagnola e con la presenza a Taranto di Monsignor Lelio Brancaccio nominato vescovo di Taranto nel 1574 che reggerà il suo ministero fino al 1596.

SCIPIONE MARRESE
Sindaco nel 1608
Scipione Marrese, uno dei più importanti esponenti della famiglia Marrese, fu Sindaco di Taranto nel 1608. Lasciò un buon ricordo di sé alla popolazione per averla sollevata dal peso di alloggiare le guarnigioni militari che venivano a Taranto. Infatti il popolo ogni qualvolta che le guarnigioni militari spagnole si acquartieravano a Taranto era costretto ad ospitare i soldati e a fornire all’esercito tutto l’occorrente per il soggiorno. Scipione si fece carico di questo disagio e costruì un quartiere apposito fornito di alloggiamenti con letti, masserizie e quant’altro necessario per ospitare le guarnigioni militari liberando la popolazione di quella pesante e onerosa incombenza.

POMPEO ALBERTINI
Sindaco nel 1687 e nel 1691
Pompeo Albertini apparteneva alla nobile famiglia degli Albertini, signori di Faggiano. Il primo degli Albertini che si stabilì definitivamente a Taranto fu il principe Giulio Cesare che nel 1615 sposò l’illustre dama Laura Cecinelli. Gli Albertini rimarranno a Taranto fino al 1730 quando si trasferiranno a Napoli poiché la famiglia sarà chiamata a far parte della nobiltà di quella città. Pompeo Albertini è discendente di quell’omonimo Principe di Faggiano che giocò un ruolo importante negli esiti della rivolta della plebe tarantina contro gli spagnoli del 1647.

I fatti andarono così. Come è noto la dominazione spagnola in Italia fu una tra le peggiori delle tante subite dal nostro Paese nei secoli. Nel Mezzogiorno pertanto lo scontento nei confronti degli spagnoli andava montando e si manifestava anche apertamente. In Calabria nel 1599 Tommaso Campanella aveva organizzato senza successo una rivolta per cacciare gli Spagnoli dall’Italia. A Napoli nel luglio 1647 un pescatore, Tommaso Aniello, detto Masaniello, si mise a capo di una rivolta popolare contro i nobili e contro gli Spagnoli. Il movimento di rivolta di Masaniello si diffuse anche in Puglia e a Taranto dove giunse, forse inviato proprio da Masaniello, un tal Matteo Diletto, commerciante, che una volta a Taranto fomentò la rivolta contro i nobili e le autorità. Ma i nobili e le autorità reagirono, soffocarono la rivolta e lo uccisero.

I popolani lungi dall’arrendersi si riorganizzarono ed elessero un nuovo capo nella persona di Giovanni Donato Altamura, un ex capitano della fanteria reale. Questi sulle prime rifiutò per i rischi che l’incarico comportava ma poi pensando di risolvere la situazione a suo favore accettò e si collegò con Matteo Cristiano che stava organizzando altri ribelli in Puglia. I nobili tarantini e le autorità, preoccupati per la piega che stava prendendo la situazione, si rivolsero a Don Francesco Caracciolo, regio commissario che aveva il suo quartier generale a Francavilla Fontana il quale armò un esercito di 500 uomini e 300 cavalli marciando contro i ribelli di Taranto. Onde evitare inutili spargimenti di sangue Don Francesco Caracciolo si rivolse al Principe Pompeo Albertini affidandogli il compito di incontrare Altamura e convincerlo a porre fine alla rivolta. Ma l’Altamura non accettò e fece imprigionare il Principe Albertini. Caracciolo a questo punto attaccò i rivoltosi e li sbaragliò. Come Masaniello l’Altamura venne catturato e insieme ai suoi principali collaboratori fu condannato a morte e impiccato nel cortile del Castello Aragonese. Questo episodio aveva rappresentato di fronte alle autorità costituite e alla nobiltà tarantina motivo di grande prestigio per la famiglia Albertini per cui fu del tutto naturale che un erede della prestigiosa famiglia qualche decennio dopo fosse eletto sindaco della città per ben due volte nel 1687 e nel 1691.

Mario Guadagnolo

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