23 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 23 Settembre 2021 alle 10:41:00

Cronaca News

Amministrazione giudiziaria dell’ex Ilva, liquidati compensi per tre milioni

foto di Ex Ilva
Ex Ilva

Ammonta complessivamente a 1.937.521.49 euro il compenso dei tre amministratori giudiziari che si sono occupati degli aspetti ambientali dell’Ilva e a 1.036.035,80 euro il compenso liquidato all’amministratore giudiziario e dei suoi coadiutori che hanno curato gli aspetti contabili della gestione dello stabilimento.

Quindi, complessivamente, l’amministrazione giudiziaria dello stabilimento, nel corso dell’inchiesta condotta dalla Procura di Taranto, costa allo Stato tre milioni di euro, migliaio più migliaio meno. Lo ha stabilito la Corte d’Assise di Taranto, riunita in camera di consiglio, con due provvedimenti di rettifica dei rispettivi decreti di liquidazione emessi il 31 maggio scorso, in seguito alla lettura del dispositivo della sentenza a conclusione del maxi processo “Ambiente Svenduto”. Degli aspetti tecnici e ambientali del Siderurgico si sono occupati gli ingegneri Barbara Valenzano (a capo del pool di tecnici), Emanuela Laterza e Claudio Lofrumento, nominati nel 2012 come il commercialista Mario Tagarelli che si è avvalso della collaborazione di due professionisti.

A loro è stata affidata l’amministrazione giudiziaria dell’Ilva dei Riva dopo il sequestro dell’area a caldo disposto dal gip del Tribunale di Taranto Patrizia Todisco il 25 luglio 2012. Il totale scaturisce da somme che vanno da 10.047,67 euro a 4.462 euro al giorno, per un periodo di 30 mesi. Alle rispettive somme vanno aggiunte l’Iva, “se dovuta”, scrive la Corte e i rimborsi spese che ammontano ad alcune migliaia di euro. In entrambi i casi, la Corte ha disposto anche che il compenso va suddiviso per il 50% al responsabile del pool e per il 25% agli altri due componenti o coadiutori. Le somme sono state quantificate sulla base di criteri di calcolo stabiliti dalla legge.

Inoltre, non essendo ancora esecutivo il decreto di liquidazione, la Corte ha potuto effettuare le correzioni a seguito delle istanze presentate dagli stessi amministratori giudiziari. La sentenza di primo grado è stata emessa il 31 maggio scorso, a conclusione di un dibattimento durato cinque anni che non ha conosciuto soste se non durante il lockdown, nella primavera del 2020. Sotto accusa sono finiti i vertici dello stabilimento di Taranto del periodo 1995-2012 fra i quali i proprietari, il capostipite Emilio Riva, deceduto ad aprile 2014, prima che il procedimento approdasse in aula, i figli Fabio e Nicola Riva, condannati rispettivamente a 22 anni e a 20 anni di reclusione (la pubblica accusa aveva chiesto 28 e 25 anni) per imputazioni che vanno dall’associazione a delinquere, al disastro ambientale doloso, all’avvelenamento di sostanze alimentari, fino a diversi reati contro la pubblica amministrazione (alcuni dei quali prescritti prima del verdetto e altri destinati ad estinguersi per lo stesso motivo). La Corte presieduta dal giudice Stefania D’Errico (a latere il giudice togato Fulvia Misserini e sei giudici popolari) ha inflitto condanne molto pesanti a quasi tutti gli imputati.

Fra i personaggi politici condannati l’ex presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, a 3 anni e 6 mesi per concussione (il pm aveva chiesto 5 anni). Unico assolto fra gli imputati di spicco l’ex prefetto Bruno Ferrante, presidente del cda di Ilva spa per alcune settimane, che rischiava 17 anni. Complessivamente sono stati 47 gli imputati nel processo per disastro ambientale, quello di maggiori dimensioni (per il numero delle parti) mai celebrato nei tribunali italiani, dei quali 44 persone fisiche e 3 società, Ilva in amministrazione straordinaria, Riva Fire (ora Partecipazioni Industriali) e Riva Forni elettrici spa. Le motivazioni di condanne e assoluzioni sono attese fra la fine dell’anno e l’inizio del 2022. La Corte d’Assise ha preannunciato in coda al dispositivo ulteriori 90 giorni che si aggiungono a quelli canonici, per un totale, quindi, di 180 giorni. Dopo il deposito le diverse parti potranno decidere se impugnare il verdetto e presentare appello. Considerando il contenuto del dispositivo, soprattutto in fatto di condanne al pagamento di provvisionali e di spese legali anche agli imputati ai quali è stata applicata la prescrizione, si prevede una pioggia di ricorsi in Corte d’Assise d’appello.

Annalisa Latartara

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