18 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Settembre 2021 alle 10:31:17

Cronaca News

Ex Ilva, «Più acciaio pulito, meno produzione a carbone»

foto di Un altoforno ex Ilva
Un altoforno ex Ilva

Produrre acciaio “pulito” e ridurre drasticamente la produzione basata sul ciclo del carbone. E’ quanto chiede al Governo Legambiente Taranto intervenendo sulla fermata della Batteria 12 a partire dal 31 agosto, come stabilito da un decreto del ministro per la Transizione ecologica Roberto Cingolani. Come disposto dal Tar del Lazio, Cingolani ha riesaminato la richiesta di proroga dei lavori di messa a norma della Batteria 12 presentata da Acciaierie d’Italia. E anche nel secondo decreto ha ribadito lo stop del reparto per gli interventi di adeguamento, senza concedere dilazioni. Ora i timori di Legambiente sono legati alla possibile dimunzione dei tempi di distillazione del coke nelle altre batterie della fabbrica che, secondo Legambiente, significherebbe una violazione delle misure dell’A.I.A. introdotte anche su richiesta di Legambiente.

«L’arresto della batteria 12 delle cokerie del Siderurgico di Taranto in attesa del completamento degli interventi previsti dall’A.I.A. e non ancora attuati, conseguente alle giuste disposizioni del Ministero della Transizione Ecologica, non può in alcun modo tramutarsi – sostiene l’associazione ambientalista – in una sorta di lasciapassare per misure che diminuiscano l’efficacia di prescrizioni poste a protezione della salute dei cittadini di Taranto e dei lavoratori del siderurgico». «In particolare la diminuzione dei tempi di distillazione del coke nelle altre tre batterie in funzione (la 7, la 8 e la 9), che secondo fonti sindacali sarebbe perseguita dall’azienda, va assolutamente evitata. Stiamo parlando di impianti le cui emissioni, sia convogliate che fuggitive, sono tra le più nocive dell’acciaieria e vanno perciò limitate il più possibile». Dichiara Lunetta Franco, presidente di Legambiente Taranto, che sottolinea: «L’allungamento a 24 ore dei tempi di distillazione del coke è una delle misure previste dall’A.I.A., fortemente voluta a suo tempo anche da Legambiente, ed è stata imposta nell’ultimo piano ambientale, a fronte della richiesta aziendale di ridurli a 20 ore, per il conseguente aumento delle emissioni inquinanti. Non c’è spazio per alcun annacquamento, per alcuna modifica che non sia validata da una preventiva valutazione dell’impatto sanitario del complesso degli impianti».

«In attesa di verificare i contenuti di un nuovo piano industriale perennemente annunciato e che continua a non vedere la luce, torniamo per l’ennesima volta -ribadisce Franco – a chiedere al Governo di vincolare la capacità produttiva presente e futura agli esiti di una valutazione dell’impatto sanitario che verifichi sia l’impatto degli impianti nelle attuali condizioni di funzionamento che quello conseguente alla completa attuazione delle prescrizioni previste dalla Autorizzazione Integrata Ambientale. Solo così si potranno porre le giuste premesse per evitare future morti e malattie riconducibili alla produzione di acciaio». Aggiunge la presidente di Legambiente Taranto che conclude chiedendo una drastica riduzione della produzione basata sul ciclo a carbone: «La assoluta necessità di abbattere sia le emissioni inquinanti che quelle climalteranti di CO2 deve tradursi in un drastico contenimento della produzione basata sul ciclo del carbone e, quindi, dell’area a caldo. Sull’esempio di quanto sta avvenendo in Svezia ci aspettiamo che sin da ora prenda corpo il passaggio al futuro, cioè a quote consistenti di una produzione di acciaio finalmente pulita, basata sull’idrogeno verde».

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