20 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 20 Settembre 2021 alle 17:50:00

Cronaca News

La galassia no vax e il valore della libertà

foto di I cartelli dei no vax
I cartelli dei no vax

Quella di non vaccinarsi è una scelta legittima (almeno finché non ci sarà l’obbligo vaccinale) che, presa in sé, va rispettata. È una scelta di libertà, come urlano i più accaniti no vax, dimentichi tuttavia che la libertà nelle liberaldemocrazie occidentali si esercita attraverso il rispetto delle regole. Sono le regole che disciplinano il vivere civile e nel perimetro di queste si può esprimere liberamente il proprio pensiero, si può manifestare in piazza, si scelgono i propri governanti con il libero esercizio del diritto di voto. La libertà non è anarchia né laissez faire.

Per un motivo semplicissimo: non si può con il proprio indiscriminato agire limitare o negare la libertà altrui o mettere in crisi sicurezza e salute dei cittadini. A questo, appunto, servono le regole: a consentire ai membri di una comunità di vivere e convivere nel rispetto reciproco. C’è un altro aspetto da considerare: la libertà non è gratis. La libertà richiede un prezzo da pagare, perché la libertà è una conquista che va nutrita giorno dopo giorno. C’è chi ha pagato a prezzo della vita la conquista della libertà e nel mondo sono ancora milioni le persone private del diritto di esprimere il proprio pensiero. Non è certo il caso dei nostri no vax, ai quali, come per tutti i cittadini, è giustamente consentito di manifestare liberamente le proprie idee e di scendere in piazza. Improponibile l’immagine vittimistica proposta da ex pentastellati che ne fanno addirittura dei «perseguitati politici».

Un oltraggio alla storia, una offesa alla sofferenza di quanti oggi nell’Afghanistan dei talebani come in Turchia o in Russia, come in Cina o in Corea del Nord, pagano a carissimo prezzo, spesso appunto con la vita, il tentativo di esercitare la propria libertà di pensiero. Non risulta che sia questo il caso dei no vax. Il prezzo richiesto ai no vax è semplicemente quello di non compromettere la salute e la vita altrui con la propria libera scelta di non vaccinarsi. È la stessa Costituzione – ogni tanto val la pena ricordarlo – a prevedere «limitazioni» alla libera circolazione «per ragioni di sanità o di sicurezza». Ora, nelle scorse settimane è bastato agitare appena lo spettro del green pass per verificare che per migliaia di sedicenti libertari anti vaccinisti questa ansia di libertà si è dissolta davanti alla prospettiva di non potersi accomodare al bar o al ristorante. La “libertà” in questo caso è stata svalutata al prezzo di un caffé o di una pizza e birra a tavolino. I no vax più riottosi sono invece quelli che si stanno radicalizzando in forme di protesta più squadristiche che democratiche, come testimoniano le minacce e le aggressioni di questi giorni. Si tratta di una galassia di rabbiosi ribellisti a prescindere e complottisti di ogni risma (per fortuna più attivi nelle piazze virtuali che in quelle reali) che oggi si sentono traditi da quelle forze politiche che più di altre, per ciniche ragioni di consenso elettorale, hanno soffiato sui malumori della piazza.

L’assalto al gazebo dei Cinquestelle, a Milano, al grido di «traditori», è emblematico di questo stato d’animo e dell’acredine verso quel partito la cui storia abbonda di iniziative e dichiarazioni no vax. Il M5S, del resto, è stato il partito che più di ogni altro ha fondato il proprio successo dando fiato alla pancia ribellista degli italiani, promettendo di travolgere tutto e tutti. Alla prova del governo, l’inversione a “u” è stata tanto imbarazzante quanto scioccante (per chi nel M5S e nelle sue premesse e promesse aveva riposto cieca fiducia). A Taranto ne sappiamo qualcosa. E oggi quella piazza rabbiosa e “tradita” viene via via fagocitata da frange estreme e variegate di ex grillini, forzanovisti, antagonisti. Con questi gruppi più esagitati è davvero difficile trovare la via del dialogo. Ma sarebbe un errore gravissimo racchiudere in questa orda protestataria e a tratti anche violenta l’intera platea di chi non vuole vaccinarsi. Sono tante le persone che rifiutano il vaccino non perché credono che la terra sia piatta e dominata da oscure entità plutogiudaicomassoniche complici delle multinazionali farmaceutiche. No. Ci sono persone che non vogliono vaccinarsi semplicemente perché hanno paura che il vaccino possa far male, addirittura più del virus. Bisogna riconoscere che ad alimentare dubbi e paure ha contribuito anche il confuso e spesso contraddittorio e retribuito protagonismo televisivo di virologi, infettivologi ed esperti di vario genere, spesso entrati in conflitto fra loro più per rivalità personali che per ragioni di scienza.

Ma con queste persone timorose bisogna dialogare, bisogna parlarci, bisogna argomentare per spazzare via pregiudizi e false informazioni. Un ruolo fondamentale in questo senso potrebbero svolgerlo i medici di base, quelli più a diretto contatto con le famiglie e che meglio conoscono i propri pazienti. Una adeguata opera di informazione svolta dai medici di base potrebbe aiutare molti italiani a superare la barriera della diffidenza e a prenotare la propria dose di vaccino. C’è poi un’altra categoria, non ultima per importanza, che richiede comprensione e merita di essere protetta e garantita: la categoria di quanti, per proprie patologie, non possono essere vaccinati. Per queste persone vanno studiate soluzioni che non siano discriminatorie e che garantiscano adeguata qualità della vita. C’è differenza tra chi non può vaccinarsi e chi, da parassita, vuole godersi le vittorie di guerre combattute da altri.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

 

 

 

 

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