23 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 23 Settembre 2021 alle 10:41:00

Cronaca News

Blitz della Mobile al quartiere Tamburi, preso “Giappone” latitante da maggio


Blitz della Mobile al quartiere Tamburi, preso “Giappone”

E’ durata 100 giorni la latitanza di Cosimo Cesario, detto “Giappone”, capo di una organizzazione criminale dedita al traffico di droga. Gli agenti della Squadra Mobile lo hanno trovato in un appartamento al quartiere Tamburi. Era ricercato dal 25 maggio scorso quando è riuscito a sfuggire all’arresto disposto dal gip del Tribunale di Lecce su richiesta della Direzione distrettuale antimafia.

Quel giorno è scattato il blitz “Japan” (chiaro il riferimento al soprannome del principale arrestato) e nei confronti di 17 indagati è stata eseguita una misura cautelare chiesta dalla Dda per reati di droga e armi. Cesario si era dileguato in largo anticipo, facendo perdere le sue tracce. Ma i poliziotti della Mobile, diretti dal vicequestore aggiunto Fulvio Manco, non hanno mai smesso di dargli la caccia e nelle prime ore del mattino di venerdì 3 settembre lo hanno trovato e arrestato. Quando hanno avuto la certezza, hanno bussato alla porta dell’abitazione in cui si nascondeva, in un condominio del quartiere Tamburi. Cesario è stato ammanettato e condotto in Questura. Dopo le formalità di rito è stato accompagnato in carcere a Lecce.

Cesario è ritenuto il capo del sodalizio che operava soprattutto al quartiere Paolo VI con diramazioni anche nel vicino quartiere Tamburi. Stando a quanto emerso dalle indagini, scandite anche da numerosi sequestri di droga e armi, gli indagati facevano girare notevoli quantitativi di cocaina, eroina e hashish che fruttavano centinaia di migliaia di euro all’organizzazione. Inoltre, detenevano illegalmente armi, spesso clandestine, con relativo munizionamento. Uno degli indagati è stato trovato in possesso di una mitraglietta Skorpion. A capo dell’associazione finita nel mirino della Procura Antimafia di Lecce, secondo gli investigatori, c’era il 61enne pregiudicato Cesario. Personaggio noto alle forze dell’ordine sia per i suoi precedenti nei clan storici della mala tarantina sia per il suo soprannome, “Giappone”, affibiatogli da qualcuno per i suoi tratti somatici molto simili a quelli nipponici.

Stando alla ricostruzione della Polizia, per il suo curriculum criminale, aveva assunto, insieme ad un altro pregiudicato tarantino, il comando di un vasto traffico di droga gestendo i contatti con i fornitori delle sostanze stupefacenti e la supervisione delle operazioni criminose finalizzate a procurarsi il denaro necessario per l’approvvigionamento di ingenti quantitativi di droga. Consapevole di poter essere al centro delle attenzioni delle forze dell’ordine, “Giappone” adottava tutte le precauzioni necessarie. I poliziotti hanno notato anche una «maniacale attenzione nelle conversazioni attraverso i telefoni cellulari fino alla sostituzione, con inusuale frequenza, delle vetture in uso». Malgrado i tentativi di sfuggire alle indagini, gli agenti della Mobile sono riusciti a ricostruire i suoi incontri, quasi giornalieri, con i presunti sodali e l’intera “filiera” criminale. Nelle conversazioni telefoniche, da quanto si legge nell’ordinanza, Cesario si “fregiava” di essere uno dei pochi superstiti della vecchia mala tarantina.

Molti esponenti sono morti ammazzati o per cause naturali oppure sono in carcere con qualche ergastolo. Anche Cesario è rimasto dietro le sbarre fino a qualche anno fa, a Trani. E’ tornato in libertà ad agosto 2018 e, stando alle indagini, si è rimesso subito all’opera facendo valere il suo spessore criminale del quale si vantava. «Mo’ te lo dico, senza offesa, la malavita qua, 5 o 6 siamo rimasti!». Diceva al telefono. Mentre altri componenti del gruppo lo definivano «un capo indiscusso» o addirittura «il numero 1». Sempre nelle intercettazioni, “Giappone” ricorreva al «noi» quando parlava di se stesso e della sua ormai riconosciuta egemonia criminale sul territorio, tanto da non dover usare nemmeno la violenza per imporsi: «Basta che andiamo da qualche parte.. I cristiani si mettono sugli attenti… Ci presentiamo ah… Ma senza bum bum… Basta una parola – diceva Cesario – e si mettono a disposizione».

Pesanti i reati contestati al presunto capo e agli altri soggetti coinvolti. Gli indagati sono ritenuti responsabili a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, aggravata dalla disponibilità di armi, detenzione illecita di sostanze stupefacenti, detenzione e porto illegale di armi da fuoco, anche da guerra, con relativo munizionamento, estorsione aggravata dal metodo mafioso, ricettazione furto e minaccia. Nell’inchiesta sono coinvolte anche altre otto persone, fra cui una donna. La vicenda non è chiusa. Arrestato il presunto capo dell’associazione, l’attività degli investigatori continua per fare luce su eventuali fiancheggiatori che hanno favorito la latitanza di “Giappone” per oltre tre mesi. Rischiano l’accusa di favoreggiamento.

Blitz della Mobile al quartiere Tamburi, preso “Giappone”

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