20 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 20 Settembre 2021 alle 21:58:00

Cronaca News

Madonna Stella Maris, anche quest’anno il piazzale resterà deserto

foto di La Madonna Stella Maris anche quest’anno senza processione (FOTO MAX PERRINI)
La Madonna Stella Maris anche quest’anno senza processione (FOTO MAX PERRINI)

A causa del Covid-19, anche quest’anno, nel primo sabato di settembre, data dei tradizionali festeggiamenti in onore della Madonna Stella Maris, resterà deserto il piazzale antistante la chiesetta della stazione ferroviaria, dov’è venerato il simulacro mariano. Non ci saranno i pescatori nell’abito tradizionale a “nazzecare” la statua né i bambini a reggere le lunghe reti da pesca né la banda musicale a donare allegria con le marcette.

Come ogni sera, vi regnerà il silenzio, come d’altronde avviene da diversi anni per la consistente diminuzione del traffico ferroviario. La medesima atmosfera di mestizia si respirò trentadue anni orsono quando una silenziosa processione si avviò dalla chiesetta di vico del Bisso per trasferire la statua alla cappella della stazione, divenuta nuova sede parrocchiale. Questo avvenne in conseguenza dello sgombero delle case popolari di Porta Napoli, in condizioni di fatiscenza, e che furono successivamente demolite. Su ordinanza dell’allora sindaco Mario Guadagnolo, il provvedimento riguardò precisamente gli edifici XXV luglio, Duca d’Aosta, IX Maggio, XXIV Maggio (al cui pianoterra aveva sede la chiesa) e IV Novembre. Così il primo aprile 1989 alle ore 19, dopo l’ultima celebrazione della santa messa, una mesta processione si svolse fino alla cappellina della stazione. Per la cronaca, in quella circostanza si alternarono quali portatori della statua: Andrea Cristiani, Angelo D’Ippolito, Franco Di Pilato, Vincenzo Dragone, Roberto Falco, Antonio Gemmino, Michele Murolo, Giovanni Presicci, Rino Sartù, Domenico Sebastio, Francesco Sebastio e Fedele Massante, autore della pubblicazione “50°Anniversario Stella Maris”, edita dal Centro studi Vito Forleo e dall’assessorato alla pubblica istruzione e cultura del Comune di Taranto, da cui abbiamo ricavato queste notizie. Gli abitanti di quegli alloggi sgomberati furono trasferiti in massima parte al quartiere Paolo VI, vicino all’ospedale San Giuseppe Moscati, in nuovi edifici dotati di ogni comodità ma troppo lontani dal mare, sul quale ogni mattina si affacciavano dalla finestra. Per molte di quelle famiglie, che vivevano di pesca e mitilicoltura, fu un vero dramma. Immediatamente gli uffici tecnici del Comune si misero all’opera per progettare la ricostruzione del quartiere, con edifici a 2-3 piani e ampi spazi a verde. Ma poi non se ne fece più nulla.

Peccato. La chiesa della Stella Maris (sempre nelle cronache di Fedele Massante) fu inaugurata il 9 marzo del 1947 nell’edificio di vico del Bisso, bombardato dagli aerei alleati il 28 agosto 1943 e ricostruito dall’Istituto Autonomo Case Popolari. Fu quest’ultimo a donare la statua, commissionata allo scultore Ferdinando Stuflesser di Ortisei. La chiesa, che fino al 1956 funzionò come vicaria della parrocchia San Francesco De Geronimo, fu affidata inizialmente dall’arcivescovo mons. Bernardi a padre Giacomo Bellotto, camilliano, nominato vicario cooperatore. Il 4 marzo del 1956 ci fu l’erezione a parrocchia, che fu guidata nell’ordine da padre Lorenzo Mantovani, padre Francesco De Luca e padre Ezio Nardin. Andati via i camilliani da Taranto, fu nominato parroco il sacerdote diocesano don Raffaele Pepe, che vi rimase fino al 19 settembre 1976. Lo sostituì don Alessandro Greco, attuale vicario generale dell’arcidiocesi, sotto la cui direzione la parrocchia riacquistò vitalità. In particolare il nuovo parroco nel 1977 volle la ripresa della festa della Madonna Stella Maris, che non aveva luogo da vent’anni.

Momento centrale dei festeggiamenti, la processione a mare, chiesta soprattutto dai pescatori e soprattutto da Cosimo Basile (detto “Mozzecafave”), presidente della cooperativa “Stella Maris”. La statua fu portata a spalla da otto pescatori a piedi scalzi, tutti appartenenti alla cooperativa “Stella Maris”, fino all’imbarco sul peschereccio “Santa Maria” messo a disposizione da Giuseppe De Bartolomeo. Negli anni a seguire l’imbarcazione su cui far prendere posto la Madonna venne sorteggiata fra quelle di alcune cooperative. La processione a mare parte dal molo Sant’Eligio, salutata dalle sirene delle navi, percorre la rada di Mar Grande e sosta nei pressi del Canale navigabile per un momento di preghiera e il lancio di una corona d’alloro in mare in memoria dei Caduti. Quindi, fra i fuochi pirotecnici accesi sul castello aragonese, avviene il transito sotto il ponte girevole. Dopo un giro nel Mar Piccolo, si sbarca alla banchina di via Cariati, illuminata a festa, per il rientro in chiesa, con grande seguito di fedeli. E questo, fino all’imperversare del coronavirus. Auspicabilmente con il ristabilimento della normale situazione sanitaria, il parroco don Alessandro Greco promette che nel prossimo anno la gente di mare tornerà a festeggiare solennemente la Madonna Stella Maris, cui ogni giorno affida il suo lavoro.

Angelo Diofano

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