22 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Settembre 2021 alle 19:54:00

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Cala il sipario sulla ex Cementir

Il recente incontro tenuto al Ministero del Lavoro tra sindacati edili e Cemitaly Spa ha stabilito che l’Azienda ex Cementir presenterà, causa cessazione di attività, istanza di Cigs per un numero massimo di 51 lavoratori occupati presso il sito di Taranto.

“Il trattamento straordinario di integrazione salariale sarà richiesto per dodici mesi a far data dal prossimo 16 settembre – commenta Silvio Gullì, segretario generale Filca Cisl Taranto Brindisi – ma abbiamo anche convenuto che parte del personale potrà essere temporaneamente richiamato in servizio, per lo svolgimento di attività connesse alla messa in sicurezza dello stabilimento ionico.” Frattanto la Società richiederà all’Inps il pagamento diretto del trattamento straordinario di integrazione salariale e, in ogni caso, le Parti hanno convenuto di monitorare l’andamento del programma con incontri di verifica, a livello locale. Il confronto romano era stato preceduto da un pre-accordo tra sindacati e Confindustria Taranto, nel quale era stata stabilita la richiesta al tavolo ministeriale non solo della Cigs ma anche di un percorso di formazione da far ridiscendere, però, da una imminente, auspicabile intesa con la Regione Puglia.

“L’attività formativa è strategica sempre e, in particolare, lo diventa in questo caso rispetto al quale sarà di fondamentale importanza l’appoggio della Regione per un piano formativo da approvare nell’ambito delle politiche sociali così che l’Inps possa procedere ai pagamenti – annota ancora il segretario Filca Cisl territoriale – ma soprattutto perché i 51 dipendenti potranno accreditarsi professionalmente, in funzione di nuova attività che potrà vederli impegnati in lavori di bonifica del sito in questione.” Peraltro, conclude Silvio Gullì “considerata l’assenza di imprese specializzate in questo territorio nonostante il gran numero di bonifiche di cui Taranto ha bisogno, ritengo sia di fondamentale importanza fornire a Taranto un bacino di lavoratori formati e specializzati proprio nelle bonifiche”.

“Al ministero del Lavoro abbiamo consumato nelle scorse ore gli ultimi passaggi” spiega il segretario Fillea Cgil Francesco Bardinella all’agenzia di stampa Agi: “Italcementi ha confermato la chiusura dello stabilimento, che segue l’avvio della procedura di licenziamento collettivo che il gruppo aveva aperto nel luglio scorso per 51 lavoratori. L’azienda, tuttavia, era completamente ferma già da quasi tre anni”. La Cementir era arrivata a Taranto negli anni Sessanta (con le partecipazioni statali) insieme all’ex Italsider, e con la Belleli (l’industria delle piattaforme petrolifere off shore dismessa negli anni Duemila) e tante altre realtà produttive, nel frattempo chiuse, ha costituito la struttura manifatturiera della città. Per tanti anni, sfruttando la vicinanza all’acciaieria, ha prodotto una specifica tipologia di cemento usando la loppa, materiale dell’industria siderurgica, ma un sequestro che ha riguardato anni fa proprio il parco loppa dell’ex Ilva, ha precluso questa possibilità. È poi passata al gruppo Caltagirone e, negli ultimi anni, l’acquisizione da parte di Italcementi.

“Al ministero del Lavoro – riprende Bardinella – abbiamo concordato un anno di cassa integrazione straordinaria per cessazione di attività, la decorrenza è da giovedì 16 settembre. È un modo, questo, per attenuare gli effetti della chiusura”. Previsto anche l’esodo incentivato per chi, nel frattempo, volesse risolvere definitivamente il rapporto di lavoro, oltre alla possibilità per gli addetti di Taranto, a fronte di posizioni di lavoro aperte da Italcementi in altri stabilimenti in Italia, di candidarsi per queste posizioni. Una candidatura che possono manifestare anche nei 24 mesi successivi alla conclusione di questo nuovo anno di cassa integrazione. “Alla Regione Puglia, alle istituzioni locali, ai parlamentari del territorio, che purtroppo in questi due mesi non hanno fatto sentire la loro presenza, chiederemo, qualora ci fossero nuovi gruppi intenzionati a rilevare area e impianti ex Cementir, di prendere, per le loro esigenze lavorative, dal bacino dei disoccupati”, aggiunge Bardinella, evidenziando che “i 51 addetti ex Cementir hanno un’età di 50 anni, quindi non sono persone che possono approdare in tempi brevi alla pensione”.

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