20 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 20 Settembre 2021 alle 21:58:00

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Buona accoglienza per “Mondocane” a Venezia

VENEZIA – Nel lungometraggio “Mondocane” diretto da Alessandro Celli e presentato nel programma della Settimana Internazionale della Critica durante la 78ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, infatti, Taranto può essere considerata una vera e propria protagonista, non semplicemente uno sfondo. Inoltre, i due protagonisti sono stati volutamente interpretati dai giovanissimi tarantini Dennis Protopapa e Giuliano Soprano, particolarmente a loro agio sul grande schermo e da tenere d’occhio in futuro.

Al Lido di Venezia quest’anno c’è stato spazio anche un pizzico della città pugliese. Le vicende sono ambientate in una Taranto futura, divisa in due da un muro che nemmeno la polizia osa valicare: da un lato la Taranto nuova, ricostruita dopo l’evacuazione dei territori dilaniati dall’inquinamento delle acciaierie, dall’altro la Taranto vecchia, abitata da coloro che non hanno voluto rinunciare alla loro terra e continuano a vivere in condizioni disumane all’ombra di ciminiere letali, circondati da morte, abbandono, povertà e criminalità organizzata. I due protagonisti, Pietro (Dennis Protopapa) e Christian (Giuliano Soprano) sono costretti a lavorare in quanto orfani, condizione comune a molti bambini a causa dell’inquinamento dilagante, ma per loro la svolta arriva quando a uno dei due viene proposto di entrare a far parte di una delle organizzazioni criminali locali, quella delle Formiche, capeggiata da Testacalda (Alessandro Borghi).

Il clima si fa sempre più teso per i due ragazzi, amici legatissimi da sempre, che dopo il tribolato ingresso nella banda prendono rispettivamente il nome di Mondocane, dall’insegna del negozio di animali bruciato come prova di coraggio, e Pisciasotto, dalle crisi epilettiche del giovane. Tentano, tuttavia, di mantenere ben saldo il loro rapporto di amicizia. Le loro esistenze si intrecciano a doppio filo con quella di una ragazza della Taranto nuova, Sabrina (Ludovica Nasti), anche lei orfana, e di una poliziotta coraggiosa, Katia (Barbara Ronchi), sulle tracce degli autori dell’incendio del negozio di animali. Dal contatto tra le due Taranto così diverse origina la crisi del rapporto tra i due amici inseparabili, che porterà ad un drammatico punto di rottura, al quale i due ragazzi tentano di fuggire tra peripezie a cui fanno da sfondo le imponenti e intimidatorie acciaierie, al cui interno si consumerà il colpo di scena finale, del tutto inaspettato ma allo stesso tempo estremamente amaro.

Celli con “Mondocane” riesce a mettere perfettamente in luce una realtà distopica e di deterioramento dal punto di vista ambientale e contemporaneamente umano, con relazioni autentiche e forti divorate da sentimenti estremamente negativi. Scenario universalmente valido, che, però rende assolutamente significativa la scelta di ambientare le vicende nella città di Taranto dove, come sostiene proprio il personaggio Testacalda nel film: «Alle acciaierie non si poteva rinunciare, alle persone sì». Aperta denuncia di una scelta disumana tra salute e lavoro. Nella Taranto del futuro le conseguenze di questa scelta sono estremizzate, ma il lungometraggio appare in ogni caso un incisivo e crudo monito alle generazioni future.

Francesca Matera

 

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