18 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Settembre 2021 alle 21:26:00

Cronaca News

Universitari, accesso libero agli hub tarantini

foto di Vaccinazioni anti-covid
Vaccinazioni anti-covid

Il ritorno alla normalità dopo il Covid passa anche attraverso la possibilità per gli studenti di rientrare nelle scuole e nelle università, riprendendo quei momenti di formazione e socialità fondamentali per la crescita e lo sviluppo di ognuno. Per quel che riguarda gli studenti universitari, considerato che le norme attuali prescrivono il possesso del green pass per l’accesso alle lezioni e alle altre attività formative in presenza, l’obiettivo è accelerare le vaccinazioni in modo da permettere a quanti più studenti possibile di frequentare i corsi.

Per questo motivo, la Asl Taranto ha accolto la proposta avanzata dal Politecnico di Bari e deciso di estenderla a tutti gli studenti universitari, indipendentemente dall’università frequentata e anche stranieri o non residenti nella provincia ionica. A partire da oggi 8 settembre, gli studenti universitari avranno accesso libero, quindi senza necessità di prenotazione, in tutti gli hub di Taranto e provincia per la vaccinazione: potranno presentarsi muniti di documento d’identità e del certificato di iscrizione all’università o del tesserino universitario e ricevere così la prima dose di vaccino oppure completare l’iter di vaccinazione già intrapreso in un’altra struttura. In quest’ultimo caso, si raccomanda di portare con sé l’attestazione di somministrazione della prima dose. L’elenco degli hub e gli orari di apertura sono disponibili sul portale e sulla pagina Facebook Asl Taranto.

La possibilità di non indossare la mascherina nelle classi in cui sono tutti vaccinati, dice intanto il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, “è prevista nel decreto di agosto”. “Nessuno ha intenzione di creare discriminazioni. Non questo governo, sicuramente non questa maggioranza, lavorando come abbiamo sempre fatto con l’Autorità per la privacy”, aggiunge, rispondendo in VII Commissione al Senato. “Siamo in sede di discussione di quel decreto; questa cosa che ho detto sicuramente sarà motivo di discussione fra voi. Il mantenerla è nelle vostre mani, laddove riteniate che non sia un invito, un incentivo a vaccinarsi, ma un punto lesivo. Questo è il Parlamento”. Una conferenza nazionale della scuola debutterà il prossimo anno, dopo 30 anni dall’ultima “per organizzare gli stati generali anche a livello territoriale. Centinaia di migliaia di persone stanno lavorando per questo nell’interesse del Paese. Credo che i test salivari siano la via e che vadano estesi al di là delle scuole sentinella, ma la materia è del commissario Figliuolo” ha concluso il ministro Bianchi.

Il vaccino “può salvare tante vite umane, non dimentichiamolo e non dimentichiamo cosa ci ha insegnato la storia con altre brutte malattie del passato”. Lo ribadisce il Papa nel messaggio introduttivo al volume ‘Oltre la tempesta. Riflessioni per un nuovo tempo dopo la pandemia’, edito da Rizzoli, che raccoglie anche l’intervista del Pontefice a Fabio Marchese Ragona. “Grazie al vaccino – scrive il Pontefice nel messaggio riportato dai media vaticani- stiamo tornando pian piano a rivedere la luce”, e stiamo uscendo da questo “brutto incubo” della pandemia. Ora, osserva Francesco, si tratta di “impegnarsi perché tutti nel mondo abbiano lo stesso accesso al vaccino, perché non ci siano ‘capricci’ nello scegliere la dose più famosa e soprattutto sia gratuito per chiunque ne abbia bisogno e non un qualcosa grazie al quale trarre un facile guadagno”.

“L’80%” dei medici e operatori sanitari non vaccinati come da obbligo contro il coronavirus ancora lavorano “perché la legge non è applicata” e comunque, per quelli sospesi, si tratta di “esercizio abusivo della professione”. A spiegarlo all’agenzia Adnkronos Salute è stato il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici Chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli, ricordando che i sanitari solo una volta sospesi dall’Albo professionale non possono concretamente esercitare. “La possibilità che ci siano medici e operatori sanitari non vaccinati che lavorano, con gli occhi ‘bendati’ delle Asl, c’è eccome”, spiega Anelli. E non parliamo di una percentuale minima ma “dell’80% di sanitari che stanno lavorando, nonostante non abbiano i requisiti di legge per farlo, ovvero la vaccinazione, perché la legge non è applicata”.

La norma, infatti, ricorda Anelli, “non ha dato il mandato agli Ordini professionali di fare la ricognizione degli iscritti che non si sono immunizzati. E’ un compito affidato alle Asl. E senza questo accertamento noi abbiamo le mani legate”, spiega. “ Ad oggi gli Ordini dei medici che hanno ricevuto elenchi parziali dei non immunizzati e hanno potuto assumere i provvedimenti di sospensione dal’Albo, secondo il monitoraggio Fnomceo, sono una ventina. Ma abbiamo 106 Ordini in Italia! Dunque oltre l’80% non ha ricevuto gli elenchi che permettono la sospensione. E, almeno teoricamente, possiamo dire che l’80% degli operatori sanitari che dovevano essere sospesi perché non vaccinati, sono ancora attivi”. “E’ una stima – precisa il presidente dei medici italiani – che non si basa su numeri certi ma che può dare il senso del problema: se l’80% degli Ordini non ha ricevuto gli elenchi degli operatori da sospendere vuol dire che l’80% dei quelli che erano stati riscontrati come non vaccinati continua a fare il proprio lavoro”. Per Anelli si tratta di una situazione grave che ha molte conseguenze spiacevoli.

“La legge, in pratica, non è applicata da 5 mesi – denuncia – andava messa in pratica dal giorno dopo la sua pubblicazione, del primo aprile di quest’anno. La mancata applicazione sta determinando una non credibilità delle istituzione. Le norme vanno applicate. Se riteniamo che non siano applicabili vuol dire che sono sbagliate e quindi vanno cambiate. Posso capire che ci siano problemi di tenuta del sistema se si escludono dal lavoro operatori necessari, ma la legge deve essere o applicata o cancellata, non c’è una terza via”. Come Ordini professionali, aggiunge Anelli, “siamo in fibrillazione perché siamo custodi dell’Albo che consente ai cittadini di verificare se un professionista è abilitato a lavorare. Un medico che risulta iscritto all’Albo può esercitare, ma se non ha i requisiti previsti dalla legge e questo non ci viene segnalato dalle Asl c’è una difficoltà da parte nostra, ad oggi, a garantire delle liste chiare”.

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