23 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 23 Settembre 2021 alle 10:41:00

foto di L’affondamento della Cavour nella notte di Taranto, tra l’11 e il 12 novembre 1940
L’affondamento della Cavour nella notte di Taranto, tra l’11 e il 12 novembre 1940

Quando la microstoria si intreccia con la Grande Storia, ed i racconti familiari preservano, trasferiti su carta, preziose schegge di memoria… In “Fringuella”, che poi era il nomignolo affettuoso col quale chiamavano da ragazza sua madre, il giornalista Michele Tursi, classe 1964, storico redattore del purtroppo defunto Corriere del Giorno, riporta gli intimi colloqui con mamma Lucia, classe 1927, una ragazza ancora vispa e saltellante come un uccellino, che ha fatto in tempo a vivere la guerra – l’ultima guerra, la chiamavano gli anziani, generazione ormai quasi del tutto scomparsa; e come ricorda Michele, davvero per noi, fortunati europei occidentali, quella è stata “l’ultima guerra”, perlomeno l’ultima combattuta in casa; altri non hanno avuto questa fortuna – il dopoguerra e la ricostruzione.

Frammenti di vita in Città Vecchia; o anche di morte, come quella del militare americano ubriaco in cerca di segnorine morto ingloriosamente per un colpo di pala in testa dopo aver pesantemente infastidito donne per bene (non a caso, la Città Vecchia era off limits per gli Alleati; ma loro se ne infischiavano); un morto che provocò paura nel vicinìo: “la polizia militare venne a fare un sacco di domande – spiega mamma Lucia a Michele – ma non era di quello che avevamo paura”. Avevano paura del fantasma che aveva infestato il cortile, e che si placò solo quando nel cimitero alleato fu ritrovata la tomba di Jack, che di tanto in tanto veniva omaggiata di fiori e preghiere, prima dalla nonna, poi dalla mamma di Michele. O il ricordo di quel 10 giugno 1940, quando l’Italia entrò in guerra: “A’ uerr è na brutta cosa”, ricorda mamma Lucia, recuperando il tarantino dell’infanzia.

La città divisa in due (il ponte girevole restava sempre aperto), la città militarizzata, i bombardamenti – che tornano alla mente rievocati da quelli delle varie guerre nel mondo illustrate dai Tg e dai RaiNews24 – le malattie, la fame… E fra i bombardamenti, il primo, il più micidiale, quello passato alla Storia come “la notte di Taranto”, che mise fuori gioco la nostra Marina imperiale. Micidiale, ma alla città andò fin troppo bene (come, con tutti i suoi lutti e i suoi drammi, Taranto fu in fondo abbastanza risparmiata rispetto a buona parte del resto d’Italia: tanto dalla guerra quanto dalla guerra civile). In un continuo gioco di rimandi fra l’oggi e ricordi, trova posto la fiction di Rai 1 sul commissario Ricciardi,la cui finta Napoli anni Trenta è stata ricostruita nella Città Vecchia di Taranto: e in qui vicoli “antichizzati” e tornati a vivere mamma Lucia rivede la città della sua infanzia; dalla quale nella fase finale della guerra (quella 1940/43) anche la sua famiglia, come molte altre, “sfolla”, provvisoriamente migrando verso contrade meno pericolose: Crispiano, in questo caso.

Dal vicinìo ad una stalla, non era stato proprio un progresso. Eventi quasi miracolosi, come un ritardo che blocca il nonno di Michele sull’isola di San Paolo e gli fa perdere il traghetto per la città, il rimorchiatore Sperone: che il nonno vede saltare in aria su una mina lasciata dai Tedeschi. Con parecchi morti. E in queste storie minime, che Michele ha amorosamente raccolto per preservarle dall’oblio, c’è spazio per i riti divinatori della Città Vecchia (la Sanda Mòneche) e per l’amore, la costruzione della famiglia, una di quelle famiglie di una volta, che resistevano nel tempo, e resistevano anche alla precoce scomparsa del coniuge, quando unica custode della memoria è rimasta, dopo vent’anni di vedovanza, la lucidissima Fringuella. Un libretto agile, denso di contenuti, piacevolmente discorsivo. Da leggere.

Michele Tursi, “Fringuella, Altrimedia Ediziomi, Matera, 2021; 100 pp., 13 euro.

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