20 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 20 Settembre 2021 alle 21:58:00

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Dante e la sua geniale varietà di scrittura

foto di Dante Alighieri
Dante Alighieri

Degli studi su Dante si occupa una serie autorevole di italianisti le cui analisi durano quasi ininterrotte da secoli. Ha prodotto riflessioni, riletture e interpretazioni critiche, continue e superiori per volume e complessità a quelle di qualsiasi altro autore di qualsiasi altra letteratura. Nel Settimo centenario della morte (avvenuta nella notte tra il 13 e 14 settembre 1321) vederla intensificare con studiosi di altri settori di ricerca e con artisti, giornalisti dimostra come la scrittura dantesca sia in grado non solo di rivitalizzare la letteratura, ma anche di influenzare le arti, il cinema, la musica, il teatro.

A cornice va aggiunto che per le celebrazioni, oltre ai numerosissimi progetti programmati in Italia e nel mondo, con al centro la Commedia, è stato posto in calendario l’annuale “giorno di Dante” al 25 marzo, giorno dell’Annunciazione, e inizio a Firenze, all’epoca di Dante, dell’anno civile. Tornare a Dante e alle sue parole significa ripensare la scrittura letteraria con la densità avvolgente di parole sgorgate così forte per la prima volta nel volgare italiano: significa schiudersi, grazie a queste parole, alla speranza di una maggiore cura nell’uso quotidiano, parlato e soprattutto scritto, de La Grande Bellezza dell’Italiano (Patota, 2018). Leggere e commentare Dante è soprattutto una meraviglia, perché è Dante, «il poeta più “universale” che abbia scritto in una lingua moderna», e perché i suoi testi, dalle liriche ai trattati, alla Commedia, inducono a pronunciarsi su una quantità infinita di questioni che riguardano la letteratura, la filologia, la storia delle idee. E tanto altro ancora.

Così scrivere su Dante, un autore così studiato, vuol dire decidere cosa dire ma – forse – cosa non dire: vuol dire farsi largo in una selva di giudizi e di problemi aperti e pronunciarsi su questi ultimi. È anche fare i conti con una bibliografia sterminata e inevitabilmente ricca di argomentazioni e di scoperte sempre sorprendenti. Significa infine dover prendere delle decisioni relative al metodo e doversi pronunciare su un numero considerevole di questioni puntuali molto intricate. Questo numero dei Quaderni contiene i contributi di studiosi che, a seconda delle rispettive competenze, offrono un quadro assai rilevante degli aspetti che riguardano la geniale varietà di scrittura nelle opere del poeta. Rappresenta il risultato di una collaborazione scientifica tra diversi studiosi e di un felice sodalizio amicale, che si esprime in un discorso unitario. Mi preme rimarcare che l’intentio di queste pagine non può non essere la stessa che anima la vita della rivista: quella di offrire sguardi e gettare luce su percorsi diretti a favorire la conoscenza della straordinaria e composita pratica di una delle più grandi risorse e abilità umane.

Cosimo Laneve

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