22 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Settembre 2021 alle 10:52:00

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Il disastroso nubifragio del 1883

La Città Vecchia di Taranto
La Città Vecchia di Taranto

Antonio Fornaro, ideatore e curatore di questa rubrica settimanale, a conclusione della stessa, esporrà la cronaca del disastroso nubifragio che si abbatté su Taranto tra il 14 e il 15 settembre del 1883. Questi i santi della settimana: San Guido è il santo più venerato nel Belgio, San Maurillo combattè la superstizione presente nelle campagne, San Materno fu vescovo di Colonia, Santa Ludmilla distribuì i suoi beni ai poveri, Santa Ildegarda è patrona dei filologi e degli esperantisti. Fornaro approfondirà più avanti la festa di San Giuseppe da Copertino, dell’Addolorata e della Esaltazione della Croce. Queste le effemeridi di Giuseppe Cravero che, oltre a ricordarci il nubifragio, ricorda che il 15 settembre 1868 fu inaugurata la ferrovia Taranto-Bari.

Queste, invece, le effemeridi di Fornaro: Il 18 settembre 1929 il Prefetto Grassi con un decreto vietò la “scesa” delle donne tarantine; il 17 settembre 1883 fu abbattuta la Villa Capecelatro; il 14 settembre 1593 Taranto cade sotto l’attacco dei turchi; il 13 settembre 1898 viene varata in Arsenale la nave ‘Puglia’. Questa settimana la Chiesa cattolica festeggia la Madonna sotto i titoli di: Stella Maris, Regina d’Italia, delle Buone Notizie e delle Rocce. Questi i detti proverbiali della settimana: “Amore onorato, né vergogna né peccato”; “Amici e pene più ne vuoi e più ne vengono”; “Non cercare la pace solo quando ti piace”, “Lo sguardo torvo non paga i debiti”; “Se ti perdi, siediti e aspetta senza smania e senza fretta”, “Prima di volare vedi se hai le ali”, “Chi ha coraggio ha vantaggio”.

Questa settimana Fornaro ci ricorda tre ricorrenze particolari: quella di San Giuseppe da Copertino, l’Esaltazione della Croce e la festività liturgica dell’Addolorata. Il 15 settembre la Chiesa cattolica celebra la liturgia solenne dell’Addolorata, invece a Taranto, fino allo scorso anno, si teneva la domenica successiva anche la processione del simulacro della Vergine. Per quanto attiene la festività della Esaltazione della Croce, Fornaro ricorda che a Taranto sono in corso i solenni festeggiamenti in onore del Crocifisso; si tratta del miracoloso Crocifisso in legno della seconda metà del 1600 forse realizzato da Fra’ Umile da Petralia o, come altri dicono, da Fra’ Angelo da Pietrafitta che era calabrese. Il simulacro del Crocifisso è presente nella omonima chiesa dal 1875. Per la festa della Esaltazione della Croce a Monteiasi si festeggia come patrono il Crocifisso miracoloso la cui devozione si deve al Padre gesuita Pignataro che nei primi del 1600 tenne nel paese una missione e, a conclusione della stessa, donò al parroco un prezioso Crocifisso ad altezza d’uomo che era stato benedetto a Roma dal Pontefice che aveva concesso l’indulgenza a coloro che lo avessero venerato.

Sembra che tale Crocifisso inizialmente fosse stato destinato alla cittadina leccese di Galatone. Per quanto attiene San Giuseppe da Copertino Fornaro ci ricorda che nacque da genitori benestanti caduti, in seguito, in disgrazia per cui andarono a vivere in una stalla dove appunto nacque il nostro Santo che dovette addirittura andare a bottega per sostenere la numerosa famiglia e quindi non potè più fare il sacerdote perché privo di istruzione anche se, poi, parlando con i teologi era capace di istruirli. Decise così di farsi frate. Iniziò a frequentare la scuola ma la dovette lasciare subito a causa di un’ulcera cancrenosa che lo tormentò per cinque anni e dalla quale guarì grazie ad un eremita di passaggio che lo massaggiò con dell’olio. E’ patrono degli aviatori, dei passeggeri di aerei e degli astronauti perché si dice che, quando cadeva in estasi, lo si vedeva sollevato dal pavimento. E anche protettore di tutti gli studenti che sono alle prese con gli esami.

A conclusione Fornaro parla della grande alluvione che si abbatté su Taranto fra il 14 e il 15 settembre del 1883 e che fece alzare di due metri il livello del Mar Piccolo che aumentò a causa degli scarichi delle acque provenienti dai vicini paesi di San Giorgio, di Monteiasi e di Grottaglie. Fu un vero disastro perché tutto il traffico, non solo veicolare ma anche pedonale, fu bloccato nella Città Antica dove si attraversava soltanto con barche da pesca e da diporto. I ragazzi attraversavano le strade con tinozze e con le spianatoie e poi andavano avanti a forza di braccia per poter muovere questa improvvisata imbarcazione. Fu costruito un ponte provvisorio di ferro e di legno per consentire l’arrivo alla Stazione ferroviaria. Anche la cittadella di Raimondello Orsini subì gravi danni unitamente al Ponte di Pietra che era stato costruito da Niceforo Foca. Fu istituito un servizio di barche che partiva dal Bastione Carducci ed era diretto alla Stazione. Il ponte crollò e fu costruito quello attuale ma in asse con la Stazione Ferroviaria. I cronisti dell’epoca ci fanno sapere che dall’agenzia Stefani fu riportata sulla ‘Gazzetta del Popolo’ di Torino la notizia di questo nubifragio ed esattamente le notizie furono veicolate dal 17 al 20 settembre.

Il livello dell’acqua aumentò di un metro sia in piazza Fontana, che si chiamava piazza Grande, che in via Garibaldi ed invase strade e botteghe. Taranto aveva subito un altro grande nubifragio il 9 settembre 1827 ma i danni del 1883 furono maggiori tanto che in una cronaca dell’epoca si apprende che a San Giorgio una diligenza, proveniente da Lecce e diretta a Taranto, fu travolta dalle acque del Mar Piccolo e morirono il conduttore, il post il conduttore, il postiglione e i due viaggiatori. Molto bestiame, a causa del nubifragio, finì per cadere in mare e poi si apprende, a conclusione di questa ampia pagina di cronaca, che ci furono dei morti ma non viene specificato il numero esatto che comunque oscillò fra dieci e venti vittime.

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