18 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Settembre 2021 alle 21:07:14

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Maggio 1865, Firenze: la festa di Dante

foto di Cenotafio di dante in Santa Croce, a Firenze
Cenotafio di dante in Santa Croce, a Firenze

Firenze, maggio 1865 Organizzata su delibera del Municipio di Firenze per commemorare il secentesimo anniversario della nascita di Dante, fu celebrata per tre giorni, il 14, 15 e 16 maggio del 1865 nella città, capitale del Regno d’Italia dal 1861 al 1870. Auspicata da tempo, si fondò su un ricco programma di eventi e vide una straordinaria partecipazione di pubblico, confluito da tutta l’Italia. Il momento centrale della Festa fu la solenne presentazione al pubblico, il 15 maggio, della statua di Dante realizzata in marmo bianco di Carrara dallo scultore Enrico Pazzi (1818-1899) e collocata in Piazza Santa Croce: la celebre Basilica, sacrario delle itale glorie, accoglie le spoglie dei Grandi Italiani, ma non quelle di Dante che, com’è noto, morì in esilio a Ravenna, dove ancora oggi riposano; Firenze ospita in Santa Croce solo il cenotafio del Divino Poeta.

Il monumento di Enrico Pazzi volle essere una sorta di risarcimento postumo tributato a Dante, un riaccogliere simbolicamente da parte di Firenze, non più noverca, il grande Figlio ingiustamente cacciato in esilio ed addirittura condannato al rogo. Nel 1966 La statua a causa dell’alluvione fu spostata sul fianco della Basilica. Durante la prima vera festa nazionale del popolo italiano, come la definì Gustavo Strafforello (1818-1903), giornalista e scrittore ligure, sfilò un grandioso corteo, i cui componenti provenivano da tutta Italia: sfilarono con i relativi gonfaloni i Rappresentanti di 543 municipi, 31 consigli provinciali, 113 accademie, 208 Società di Mutuo Soccorso ed inoltre quelli di una miriade di piccole associazioni. I labari di Venezia e di Roma procedevano listati a lutto perché le due gloriose città non erano ancora unite alla Patria: Venezia era sotto la dominazione austriaca, Roma sotto il governo pontificio. Lo scoprimento del monumento fu salutato dal rombo di undici colpi di cannone sparati a salve dal Forte Belvedere.

Alla manifestazione partecipò, applauditissimo, Vittorio Emanuele II, primo re dell’Italia unita: la pubblicistica dell’epoca, non certo aliena dalla retorica, lo salutò come il Veltro, Salvatore dell’Italia, auspicato da Dante nel I dell’Inferno. Comunque celebrazioni del sesto centenario della nascita di Dante furono organizzate un po’ in tutte le città italiane, anche in quelle irredente e va detto che i relativi governi furono nel complesso piuttosto tolleranti. Rilevanti anche le manifestazioni promosse nelle città toccate da Dante nelle sue peregrinazioni e in quelle citate nella Commedia. Con l’inaugurazione del monumento Firenze, l’Atene d’Italia, acquisiva un nuovo titolo di legittimazione del suo ruolo di capitale politica del Regno, giovandosi del fatto di aver dato i natali al demiurgo della lingua italiana , uno dei più formidabili strumenti di unificazione della nazione: aspetto di non lieve momento in un Paese ancora di fatto frammentato.

Ma nella straordinaria celebrazione fiorentina culminava anche un lungo processo di elaborazione della figura di Dante, che ormai da tempo, in particolare nel Settecento, era diventato un vero e proprio mito politico e letterario, modello del poeta impegnato nella vita politica e sociale, che aveva soppiantato la dittatura estetica del Petrarca icona, per alcuni secoli e soprattutto nel Cinquecento, della poesia lirica ed introspettiva, elegantissima nell’impianto linguistico lontano dal parlato. Nell’Alighieri, Foscolo, Mazzini, Settembrini ed altri esponenti della corrente democratica del Risorgimento vedevano, pur con sfumature diverse, oltre che il padre della lingua italiana, il contestatore del potere temporale della Chiesa, il profeta dell’unità nazionale, l’apostolo della liberazione dell’Italia dal suo lungo servaggio. Valutazioni entusiastiche esprimevano anche i neoguelfi, la corrente politica di ispirazione cattolico –moderata, che scorgeva in Dante il profeta della soluzione monarchica e l’assertore di una più incisiva missione spirituale della Chiesa.

In Dante si vedevano anche sintetizzati l’amore per l’Italia, sia pure nella prospettiva medievale dell’Impero universale, e quello per il proprio municipio: come può evincersi dal sesto canto del Purgatorio, dove la fero ce, dolorante invettiva contro la serva Italia si conclude con un sarcastico quanto accorato attacco a Firenze. Una festa che maturava da tempo, fin da quando, nel 1859 il già citato Gustavo Strafforello commentando gli onori tributati dalla Germania al poeta Schiller, esaltato come profeta dell’unità nazionale, aveva auspicato per l’Italia il riconoscimento di un ruolo simile a Dante e con più forti ragioni. A questo si aggiunge il contributo di parecchi intellettuali stranieri che fin dal Seicento compivano il Gran Tour in Italia ed accusavano Firenze di non onorare degnamente Dante: come ad esempio Madame de Staël nella Corinna e Lord Byron nel Childe Harold ‘s Pilgrimage. Voci che scuotevano l’intellettualità dell’epoca.

Così si incominciò a parlare di un monumento a Dante, avanzando varie proposte, come quella di un complesso monumentale sontuoso, avente come fulcro la figura del Divino Poeta, ma che avrebbero comportato ingenti spese e per questo furono accantonate. L’unico monumento realizzato fu quello di Enrico Pazzi, progettato originariamente per essere collocato a Ravenna, all’epoca territorio dello Stato pontificio e da sempre agguerrita concorrente di Firenze nel ruolo di custode della memoria dantesca: il progetto non riscosse l’approvazione del Governo per via dell’espressione corrucciata del volto del Poeta, ritenuta potenzialmente promotrice di impulsi contestatari.

Un monumento a Dante, però, sempre sull’onda delle proteste straniere, era già stato realizzato nel 1830 a Firenze da Stefano Ricci (1765-1837) ed era collocato sul cenotafio del Poeta in Santa Croce: di stile neoclassico, oltre alla statua di Dante presenta quelle dell’Italia e della Poesia; campeggia la scritta ONORATE L’ALTISSIMO POETA; è il monumento che ispirò a Leopardi la canzone Sopra il monumento di Dante, che ascriveva a vergogna della città il fatto che neppure un sasso fosse dedicato a Colui per il quale tutto il mondo onora Firenze (vv.28-29). Neppure così tacquero le critiche ai Fiorentini, e si ritornò a parlare di un monumento a Dante esposto alla vista di tutti : fu appunto quello di Enrico Pazzi, collocato nel cuore della città, fruibile da tutti. Alla sua realizzazione contribuirono con offerte uomini illustri e comuni cittadini da tutta la Penisola.

Occorre dire che i due citati sono solo i capostipiti di una lunga serie di monumenti dedicati a Dante in Italia e nel mondo, spesso su iniziativa di gruppi organizzati: in particolare il Poeta fu caro agli emigranti italiani che, residenti all’estero o rientrati in Italia, sponsorizzavano la realizzazione di monumenti al grande Esule. Nello stesso periodo, cioè nella seconda metà dell’Ottocento, cominciarono a sorgere, non solo in Italia, le prime Società dantesche, che attraverso la pubblicazione di edizioni delle opere, studi critici, conferenze e declamazioni mantenevano vivo il culto di Dante e l’interesse per la lingua italiana in Italia e nel mondo: ricordiamo la Società Dantesca Italiana, fondata nel 1888 e la Dante Alighieri (1889) . Ritornando alla Festa di Dante, era presente anche un testimone d’eccezione, Francesco De Sanctis, che come pochi altri critici ha sentito e ci ha trasmesso il fascino del Poema sacro. In una stringata lettera alla moglie lamenta le tre ore passate sotto la sferza del sole e l’imponente assembramento di gente che durante il corteo lo ballottava da una parte all’altra.

Comunque sottolinea il consenso verso il Re e la partecipazione popolare: ci informa anche che si vendevano per pochi soldi le spille di Dante ed erano stati creati per l’occasione i confetti di Dante. Iniziative cui l’intellettuale rivolge uno sguardo severo, come ricorda con un senso di mortificazione che il gonfalone di Napoli arrivò… in ritardo e che in via provvisoria era stato sostituito da uno straccio verde. Per la Festa di Dante furono organizzate anche mostre di codici e di edizioni a stampa dell’opera dantesca, manifestazioni musicali con l’impiego di artisti e di cori che eseguivano inni e cantate: eventi seguiti con interesse da tutti i giornali. Notevole la pubblicazione a Firenze del Giornale del centenario di Dante Alighieri, tuttora consultabile, che durò dal 10 Febbraio 1864 fino al 31 Dicembre 1865 e che dava il resoconto anche delle manifestazioni realizzate in altre città italiane. Inoltre, il foglio La festa di Dante.

Letture domenicali del popolo italiano (1 Maggio 1865) a cura della redazione del Giornale del centenario: un titolo che conferma la vocazione toscana per l’educazione popolare e in particolare l’interesse, largamente attestato, dei ceti popolari per la figura e la poesia di Dante, soprattutto per la Commedia. Firenze nel suo ruolo di capitale fu soppiantata, a pochi anni dalla Festa, da Roma che nel 1870, anche per via di una congiuntura internazionale, adempiendo il voto di tanti illustri Italiani (un nome soltanto: Alessandro Manzoni!) fu unita al Regno d’Italia. Questo non influì sul ruolo ormai acquisito dal Sommo Poeta sia nella coscienza nazionale e sia nella vita culturale della Firenze postunitaria, ruolo che aveva ricevuto la sua consacrazione nella I festa nazionale del popolo italiano, perché Dante era ormai per tutti l’ espressione della sintesi tra l’amore per l’Italia e l’attaccamento al proprio municipio: anche quest’ultimo (absit iniuria verbis!) carattere marcatamente italiano.

Egidia La Neve
Comitato Società Dante Alighieri – Taranto

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