20 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 20 Settembre 2021 alle 18:58:00

Cronaca News

Le cozze dal mare arrivano già lesse sulla nostra tavola

foto di Cozze verdi
Cozze verdi

Lo so, è umorismo nero il mio con il quale introduco un argomento difficile da trattare in quanto coinvolge temi ambientali ed economici, entrambi con inevitabili ripercussioni sulla vita di molti lavoratori. E’ ormai a tutti noto che le alte temperature di questa torrida estate hanno determinato un riscaldamento eccessivo anche del mare. A fine luglio, nel Secondo Seno, il solo dove è attualmente possibile allevare le cozze (nel Primo Seno è consentita solo la raccolta del “seme”, cioè degli individui di piccole dimensioni), la temperatura del mare ha raggiunto i 32,3°C.

Il 5 agosto, il sistema di monitoraggio delle acque del Mar Grande ha registrato la temperatura massima di 29,2°C. Tali temperature hanno compromesso la sopravvivenza dei nostri mitili dato che anche il loro trasferimento in Mar Grande si è rivelato inutile. E così, quest’anno si è azzerata la produzione della cozza tarantina, inserita nell’elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali della Puglia, elenco riconosciuto dal ministero delle Politiche Agricole. Ma c’è di peggio. Il fenomeno sta interessando anche il “seme”, rischiando di compromettere la produzione della prossima stagione. Ad aggravare la situazione già drammatica, c’è la concorrenza sleale. I mitili importati, in questo caso dalla Grecia, vengono immersi nei nostri mari e venduti come “mitili di Taranto”. La pratica della re-immersione dei molluschi importati è assolutamente vietata dall’Unione Europea che prevede che essi siano avviati direttamente alla vendita.

Non più tardi di due settimane fa, a Taranto, la Guardia Costiera e la Polizia di Stato hanno sequestrato due tonnellate di cozze per frode in commercio, poiché avevano etichette contraffatte che riportavano la dicitura «allevato in Italia» mentre provenivano dalla Grecia. Le cozze greche, infatti, hanno raggiunto la taglia commerciale prima che le alte temperature ne compromettessero la sopravvivenza e questo ne ha permesso l’importazione in Italia. Morie di mitili come quella di questa estate, sono già state osservate a Taranto nel 2003, nel 2013 e nel 2015; a Olbia nel 2009 e nel 2019; sempre nel 2019, tra Ortona e Vasto, in Abruzzo; nel 2012, nella Sacca di Scardovari, nel Delta del Po. E purtroppo potremmo continuare… Anche se in questo caso “mal comune non fa mezzo gaudio”, pure in Nuova Zelanda, nell’estate del 2020, sono morti circa 500.000 mitili.

Il “mitilo verde” (nome scientifico Perna canaliculus), tipico della Nuova Zelanda, è molto importante per l’economia neozelandese, che ne produce 140 mila tonnellate all’anno per un valore di 150 milioni di euro. Esso, usato per secoli solo come cibo, è oggi utilizzato (fino al 10% della produzione totale) per ottenere integratori alimentari, in quanto l’estratto è antinfiammatorio e viene prescritto nelle forme di reumatismo, artrosi, osteoporosi e usura delle articolazioni. Ma purtroppo non finisce qui! Nel giugno del 2019, anche nella Riserva Marina di Bodega, in California, si è osservata nella zona di marea la moria di migliaia di mitili che sembravano “cotti dentro il proprio guscio”, hanno riferito i ricercatori. In Canada occidentale (dove a luglio scorso si sono registrati circa 50°C), sulle coste della British Columbia, la temperatura si aggirava intorno ai 40°C, ben oltre, quindi, la media stagionale che lì è di 20°C al massimo. Le conseguenze di una tale ondata di calore sono state devastanti: oltre un miliardo di animali marini, tra vongole, mitili e altri molluschi, stelle marine e crostacei sono morti e sono rimasti a decomporsi al sole. Ma il fenomeno riguarda anche i mitili fluviali, come viene ormai osservato da diversi anni nel fiume Clinch, nella Virginia meridionale.

Ma da cosa è causata la morte dei mitili? Direttamente, dall’alta temperatura che ne altera il metabolismo. La temperatura, infatti, è la variabile ambientale che maggiormente influenza le funzioni vitali dei mitili, cioè il tasso di filtrazione dell’acqua di mare, di assorbimento e di utilizzazione del cibo disponibile. Poiché i mitili sono filtratori, cioè si nutrono di fitoplancton e altri organismi presenti nell’acqua di mare, maggiore è la quantità di acqua filtrata, maggiore è l’accrescimento. Lo studio dell’effetto della temperatura sulla filtrazione ha mostrato che questa variabile gioca un ruolo chiave in questo processo.

All’aumentare della temperatura, infatti, diminuisce il tasso di filtrazione, come si è osservato nel mitilo atlantico, Mytilus edulis, per il quale la quantità di acqua filtrata, a 30°C, scende a 100 ml per ora. Il fenomeno è lo stesso anche in altre specie di mitili e spiega perché in condizioni di alta temperatura essi raggiungono la taglia commerciale in tempi più lunghi. Per i mitili europei la temperatura ottimale è di 20 °C, quando essi filtrano quasi 5 litri di acqua ogni ora. Tuttavia, quando la temperatura raggiunge i 30-31°C, i mitili pur acclimatati (cioè, abituati a vivere) a temperature di 20-25°C, muoiono. Ciò avviene nonostante essi siano euritermi (cioè, sopportino bene le variazioni di temperatura), dato che vivono nella zona di marea, la più soggetta a repentini cambiamenti di questa variabile. Indirettamente, i mitili muoiono per le condizioni di anossia e/o ipossia (cioè, di assenza o bassa concentrazione di ossigeno) nelle acque. In tale situazione, e in assenza o ridotto moto ondoso, che agevolerebbe il rimescolamento delle masse d’acqua e loro conseguente ossigenazione, gli strati più caldi e più poveri di ossigeno, rimangono in superficie; si innesca, così, un meccanismo a spirale.

Infatti, il protrarsi della scarsa ossigenazione causa anche la morte di altri animali e vegetali marini, la cui decomposizione consuma ulteriore ossigeno e produce idrogeno solforato che è tossico. Inoltre, l’elevata temperatura, insieme all’ipossia/anossia, è stata individuata come una delle possibili cause di indebolimento del bisso (l’insieme dei filamenti che fissano i mitili a un sostegno), indebolimento che causa il distacco delle cozze dai supporti usati per l’allevamento e la loro caduta sul fondo. Da quanto sin qui detto, è evidente, quindi, che le morie di mitili non sono né sporadiche né localizzate. E’ chiaro, pertanto, che esse siano imputabili al riscaldamento globale. Eh si, perché ecologia significa “analisi scientifica delle interazioni tra gli organismi e il loro ambiente” ed è proprio nell’ambiente che noi conduciamo le nostre attività commerciali che, inevitabilmente quindi, sono influenzate da moltissime variabili ambientali, in questo caso dalla temperatura.

E’ indispensabile citare, a questo proposito, il libro di Ferdinando Boero (professore ordinario di Zoologia all’Università di Napoli), “Economia senza natura. La grande truffa” (Codice Edizioni, 2012), nel quale l’autore afferma che «l’uomo fa parte della natura, e le regole che inventa sono alla fine soggette alle regole della natura» sottolineando ciò che dovrebbe essere palese ma che, evidentemente, non lo è, e chiarisce che: “Se è vero che la natura è arrivata prima dell’economia, è altrettanto vero che oggi il mondo è governato da economisti che si rifiutano di tener conto dell’ecologia, e che guardano con superiorità a qualsiasi soluzione amica dell’ambiente. Non capiscono però che l’economia deve essere un corollario dell’ecologia, e che potrà continuare a esistere solo se saprà essere un’economia della, e non senza, natura. Perché quest’ultima, prima o poi, presenta il conto.” E infatti il conto la natura ce lo sta presentando: sono gli eventi climatici estremi con inevitabili conseguenze sull’economia!

Ester Cecere
Primo ricercatore Cnr Istituto Talassografico Taranto

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