22 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Settembre 2021 alle 10:52:00

Cronaca News

Terza dose di vaccino, dal 20 settembre via per i soggetti fragili

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Il vaccino anti-covid

Terza dose del vaccino Covid, in Italia si parte dal 20 settembre con le somministrazioni di dosi addizionali ‘booster’ – con vaccini Pfizer e Moderna – a determinate categorie maggiormente esposte o a maggior rischio di malattia grave da Sars-CoV-2/Covid-19. E’ quanto emerso ieri nel corso di una riunione che si è svolta oggi tra il Ministro della Salute Roberto Speranza e il Commissario Straordinario Covid-19, il generale Francesco Paolo Figliuolo.

A seguito del parere favorevole espresso dalla Commissione Tecnico Scientifica dell’Aifa e del Cts, si è svolto da parte del ministero della Salute un confronto con i tecnici delle Regioni per la puntuale definizione della popolazione target. Saranno di conseguenza aggiornati i sistemi informatici per l’avvio delle somministrazioni su tutto il territorio nazionale. Verranno dunque rese disponibili dosi addizionali di vaccino a mRna (BioNTech/Pfizer e Moderna) per l’avvio delle somministrazioni. Sulla terza dose di vaccino anti covid, i dati attualmente disponibili sull’efficacia del vaccino non supportano la necessità di un nuovo richiamo per la popolazione generale: è la conclusione di una revisione condotta da un gruppo internazionale di scienziati, fra cui anche esperti dell’Organizzazione mondiale della sanità Oms e dell’Agenzia del farmaco americana Fda, pubblicata su ‘The Lancet’. Gli autori spiegano che, anche contro la variante Delta di Sars-CoV-2, l’efficacia dei vaccini Covid-19 è tale da rendere “non appropriate” dosi vaccinali di richiamo per tutti.

I ricercatori hanno analizzato le evidenze prodotte da studi randomizzati controllati e da studi osservazionali pubblicati su riviste peerreviewed e piattaforme pre-print. In media, la vaccinazione anti-Covid mostra un’efficacia del 95% contro la malattia grave causata sia dalla variante Delta sia dalla variante Alfa del coronavirus pandemico, nonché un’efficacia superiore all’80% nel proteggere contro qualsiasi infezione associata a queste varianti. Per tutti i tipi di vaccino e contro tutte le varianti considerate, l’efficacia dell’immunizzazione risulta maggiore contro la malattia grave rispetto a forme lievi. E sebbene rispetto alla protezione fornita contro la patologia grave i vaccini appaiano meno efficaci nell’evitare infezioni asintomatiche o trasmissione del contagio, “anche nelle popolazioni con un’elevata copertura vaccinale – precisano gli scienziati – la minoranza non vaccinata è ancora il principale fattore di trasmissione, oltre a essere essa stessa a maggior rischio di malattia grave”.

“Presi nel loro insieme – afferma Ana-Maria Henao-Restrepo dell’Oms, autrice principale della revisione – gli studi attualmente disponibili non forniscono prove credibili di un sostanziale declino della protezione contro la malattia grave, che è l’obiettivo primario della vaccinazione” anti-Covid. “La fornitura limitata di questi vaccini – osserva la ricercatrice – salverà la maggior parte delle vite se verrà messa a disposizione di persone che più rischiano forme gravi” di Covid-19 “e non hanno ancora ricevuto alcun vaccino. Anche se alla fine la somministrazione di un ‘booster’ potrebbe produrre un certo beneficio”, questo “non supererà i vantaggi di fornire una protezione iniziale ai non vaccinati – avverte l’esperta – Se ora i vaccini venissero distribuiti dove più servirebbero, potrebbero accelerare la fine della pandemia, inibendo l’ulteriore evoluzione delle varianti”.

Gli autori della pubblicazione osservano che, “anche se i livelli di anticorpi nelle persone vaccinate diminuiscono nel tempo, ciò non comporta necessariamente una riduzione dell’efficacia dei vaccini contro la malattia grave”. Questo potrebbe essere dovuto al fatto che la protezione contro la patologia grave avviene non solo attraverso le risposte anticorpali, ma anche grazie ad altre forme di immunità più durature (immunità cellulo-mediata). Quindi, se dosi aggiuntive si somministreranno, “sarà necessario identificare circostanze specifiche in cui i benefici superano i rischi”, ammoniscono i ricercatori. Anche se in futuro emergeranno nuove varianti di Sars-CoV-2 che potrebbero sfuggire agli attuali vaccini anti-Covid, secondo gli autori della revisione è molto probabile che lo facciano da ceppi già diventati ampiamente prevalenti. Pertanto, rimarcano ancora gli scienziati, “l’efficacia di vaccini booster sviluppati in modo specifico per contrastare possibili nuove varianti potrebbe essere maggiore e più duratura, rispetto a quella di richiami vaccinali fatti usando i prodotti attuali”.

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