18 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Settembre 2021 alle 12:57:00

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Il Taranto

Nella prepotente vittoria per 3-1 ottenuta dal Taranto contro il Palermo sabato pomeriggio si evidenzia l’esatta misura fra estetica e pragmatismo: l’organizzazione, l’approccio, l’interpretazione dei diversi periodi della gara, dal predominio agli intervalli difficili, rappresentano l’esito naturale di una preparazione minuziosa, di un’insistenza sui concetti di gioco, di una metabolizzazione mnemonica di meccanismi, dogmi e flessibilità. Emerge l’osmosi fra i protagonisti di una squadra quasi del tutto rinnovata, ed uno stratega che conferma la sua propensione didattica, la sua eccellenza nella lettura delle partite, la sua sensibilità psicologica.

Giuseppe Laterza è l’emblema dell’allenatore moderno, fedele alle sue ideologie tattiche ma non votato all’integralismo: la genesi del successo sui rosanero siciliani è affidata ai suoi studi ed alle sue riflessioni, così come al suo intuito nel cambiare le pedine in corso d’opera. Si parte dalle scelte effettuate nell’undici iniziale, si prosegue dal miglioramento del dialogo, dell’intraprendenza offensiva e della collaborazione fra i reparti, sino all’istinto nell’epilogo che suggella l’impresa, evitando la pressione avversaria e qualche agitazione dopo la rete che dimezza lo svantaggio. E se il sigillo definitivo è frutto di una combinazione di subentrati, Civilleri-Italeng-Santarpia-Diaby, opzioni per rimpolpare il centrocampo, far rifiatare la batteria d’attacco e correggere un certo sfilacciamento, i primi due gol nascono da altrettanti calci piazzati, segnale che il Taranto continua ad esercitarsi con saggezza nelle esecuzioni da fermo, applicando schemi precisi: i contributi di Saraniti, che si sblocca proprio nel giorno dell’agognato riscatto (lui, palermitano, dispiaciuto per l’insofferenza della sua piazza), come della neo coppia di centrali difensivi Zullo-Benassai, rispecchiano le caratteristiche della compagine che ha conquistato la promozione.

E’ il talento di mister Laterza, il quale nella giornata di ieri ha inaugurato, come allievo, il corso per l’abilitazione ed il conseguimento del patentino “Uefa A” nella classica sede del Centro Tecnico Federale di Coverciano. Ennesimo debutto di un professionista della nuova generazione, ambizioso e competente: bell’auspicio presentarsi nella sala conferenze “Mario Valitutti” del Museo del Calcio, con in dote la prima, prestigiosa vittoria di categoria allo Iacovone, contro una blasonata pretendente al titolo. “Prestazione maiuscola da parte dei ragazzi, che si sono allenati benissimo ed hanno operato con piglio giusto sin dalla prima palla, con spirito e determinazione- ha commentato Giuseppe Laterza nel post partita, con sguardo incantato e sorrisi emozionati- L’approccio era importante, ho predicato calma e razionalità, forse il campo reso scivoloso dalla pioggia ci ha permesso di spostare varchi in ampiezza ed ha destabilizzato il Palermo. Partita eccezionale, il gruppo sta crescendo sotto i profili tecnici e mentali”. Il concetto ecumenico affiora anche nella commovente esultanza: giocatori proiettati verso la panchina ad abbracciare il proprio maestro.

“Ogni volta che io entro in un nuovo spogliatoio, chiedo rispetto e professionalità- ha confidato Laterza- Percepisco subito quando si tratta di ragazzi giusti: ripeto sempre che il singolo è importante, ma da solo non va da nessuna parte. Questo è un gruppo più giovane rispetto allo scorso anno, è ambizioso e nutre aspettative: va guidato”. Esattamente. Giuseppe Laterza ha regalato un approfondimento impeccabile in merito alle selezioni da lui meditate e compiute: le possibili sorprese annunciate alla vigilia si sono concentrate soprattutto sulla catena di destra, laddove Riccardi ha accettato l’inedito ruolo di terzino e Bellocq ha beneficiato di quella ispirazione decisiva dispensata a Campobasso. “Avevo valutato il Palermo come compagine astuta a spostare palla velocemente da destra a sinistra, in previsione anche del recupero di Valente: mi serviva una lettura più esperta ed ho pensato che Riccardi fosse la pedina giusta in retroguardia- ha spiegato il trainer ionico- Infatti ha disputato una grandissima partita: bravo nella scelta e nell’uscita alternandosi con Bellocq. Entrambi hanno offerto un contributo eccezionale, completato sulla corsia da Versienti, il quale ha corso tantissimo, garantendo la soluzione per cercare di tenere dentro l’argentino, quindi di recuperare un uomo centralmente, in entrambe le fasi e nelle transizioni”.

Meritocrazia e fiducia: “Franco Bellocq sta bene: attacca sempre la palla in avanti, non perde campo, non indietreggia mai: mentalmente si sente forte, ci dona geometrie, sa spostare la sfera, sa arretrare, sa decifrare le situazioni di gioco”. Anche l’innesto sulla sinistra della nevralgica rimodellata ha brillato: “Labriola è un giocatore di qualità, occorreva per completare il centrocampo con Marsili- ha spiegato Laterza- Ero sicuro che sulla catena mancina, insieme con Ferrara alle spalle e Giovinco in attacco, lui avrebbe potuto darmi qualcosa in più. I suoi primi venti minuti sono stati eccellenti: trasportava il pallone benissimo, da lui mi aspetto anche che arrivi al tiro, perché è dotato di un ottimo calcio”. Encomio riservato all’apporto cruciale offerto dagli atleti pronti a sostituire dalla panchina: “Sono stato costretto a rilevare il già subentrato Ghisleni perché ci eravamo allungati troppo: le sue corse estese palla al piede non mi hanno permesso di attendere che rifiatasse- ha chiosato mister Laterza- Così ho cambiato subito, sfruttando l’ultimo blocco: Santarpia, Diaby e Civilleri sono entrati benissimo, sono stati determinanti per chiudere la contesa”.

Alessandra Carpino

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