22 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Settembre 2021 alle 09:59:00

Cronaca News

Col decreto Grandi Navi spuntano 800 milioni per Acciaierie d’Italia

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Il Parlamento

L’ Aula della Camera ha completato la discussione generale sul decreto Grandi Navi a Venezia che contiene anche interventi per la tutela dell’occupazione e misure per l’Ilva. Resta l’ultimo passaggio del voto sugli emendamenti al testo, che è stato approvato dal Senato e scade il prossimo 20 settembre, previsto il 15 settembre alle 12.

Nel testo viene autorizzata Invitalia a sottoscrivere ulteriori apporti di capitale e ad erogare finanziamenti in conto soci, con un limite massimo di 705 milioni di euro, per assicurare la continuità dell’attività produttiva dello stabilimento siderurgico di Taranto della società Ilva spa, Invitalia viene autorizzata anche alla costituzione di una società, con capitale sociale massimo di 70 milioni di euro, per condurre le analisi di fattibilità finalizzate alla realizzazione e alla gestione di un impianto per la produzione del cosiddetto preridotto. Sull’inserimento del provvedimento riguardante l’insediamento industriale tarantino nel Decreto Grandi Navi esprime il suo dissenso, sia sul metodo che sulla decisione di erogare altre risorse statali all’ex Ilva, il deputato di Fratelli d’Italia Walter Rizzetto. «Non possiamo accettare il gioco delle tre carte portato avanti dal governo sulla pelle degli italiani. Sfruttando il mese di agosto – ha affermato Rizzetto durante l’intervento alla Camera – l’Esecutivo, alla chetichella, ha inserito nel provvedimento a tutela delle vie di acqua di interesse culturale e per la salvaguardia di Venezia un finanziamento di quasi un miliardo per l’istituzione di una fantomatica nuova società che dovrà valutare i benefici e i costi dell’ex Ilva di Taranto.

Da una parte – continua il parlamentare di FdI – il governo si riempie la bocca con la transizione ecologica, con tutti gli oneri che incomberanno sui cittadini, dall’altra continua a finanziare sotto traccia l’impianto siderurgico di Taranto. Fratelli d’Italia non può sottrarsi dall’evidenziare le assurde discrasie che caratterizzano questa maggioranza sgangherata». Ha aggiunto Rizzetto nel corso dell’intervento. Intanto, a Genova si discute sull’ipotesi di un progetto di chiusura del ciclo dei rifiuti nelle aree ex Ilva del capoluogo ligure, attraverso un impianto per la produzione di idrogeno. Alla questione ha accennato sabato scorso anche il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti. Nel mondo sindacale è in corso un dibattito.

L’ex segretario Fiom Cgil, oggi funzionario responsabile del settore industria per il sindacato, Bruno Manganaro, ha dichiarato che «per quanto riguarda le aree di Genova, c’è un gioco della politica e consiste nel dire ‘cosa metto nelle aree ex Ilva’? Ogni tanto torna. Certo, ognuno è libero di giocare.Quello che bisogna sapere è che c’è la realtà, ovvero un accordo di programma, un piano industriale della siderurgia, il discutere con i lavoratori, con le organizzazioni sindacali. Se non si fa, sono problemi e questa è la certezza, non una fantasia». Secondo Manganaro, leader storico della Fiom ligure, le discussioni sono possibili ma su certi punti non si può transigere: «Credo che l’accordo di programma si possa discutere nel momento in cui è chiaro cosa c’è nella siderurgia. Il governo – ha sottolineato – non è stato in grado di presentare ancora uno straccio di proposta. Non so mai se succederà. C’è un accordo di programma e una prospettiva incerta. Quello che non si può fare è questo gioco. La transizione ecologica prevede anche qual è la prospettiva dell’acciaio, in Italia e in Europa perché c’è bisogno di acciaio, i prezzi sono alle stelle. Le imprese non lo trovano, così come non trovano i microchip: è pensabile non discutere di questo? Il presidente di Confindustria dice che non si può pensare sempre alla decadenza delle città, ma la prima cosa da fare è pensare all’industria: senza l’industria, c’è la decadenza».

Sulla questione delle aree ex Ilva di Genova è intervenuto anche il presidente della regione Liguria Giovanni Toti. «Sicuramente – ha detto il governatore – bisogna parlarne tutti insieme, ci mancherebbe altro. Nessuno vuole privare l’Italia e men che meno Genova dell’unica fabbrica di produzione di latta in un momento in cui il Paese riparte. Credo che da parte di tutti ci voglia lungimiranza e assenza di egoismo». Ha dichiarato Toti a margine di un convegno sul tema “Verso una transizione sociale”, organizzato dalla Cgil. Intervistato dai giornalisti circa l’ipotesi di un progetto di chiusura del ciclo dei rifiuti nelle aree ex Ilva di Genova, attraverso un impianto per la produzione di idrogeno ha sostenuto la necessità di trovare una soluzione diversa per le aree dell’ex Ilva auspicando, allo stesso tempo, un futuro migliore per i lavoratori. «In questo momento quell’azienda assorbe meno manodopera di quanto potrebbe – ha osservato il governatore – ci auguriamo che con Acciaierie d’Italia possa al più presto ritornare a livelli occupazionali più alti. Abbiamo la certezza che quel milione e oltre di metri quadrati occupati un tempo dalle acciaierie non tornerà a essere occupato tutto. Voler tenere del territorio a servitù di un’azienda che potrebbe avere gli stessi occupati senza tutto quel territorio è qualcosa che non ha senso nei termini della transizione. Quello spazio – ha concluso Toti – lo utilizzeremo al meglio per tanti lavoratori che hanno tutti uguali diritti».

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