22 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Settembre 2021 alle 19:54:00

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La tutela dei risparmiatori nei rapporti con la banca e gli intermediari

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La tutela dei risparmiatori

Ho acquistato titoli di una Banca successivamente incorporata per fusione ad uno dei più grandi Istituti di credito, a livello nazionale ed europeo. Solo successivamente alla fusione ho scoperto che i titoli acquistati sono in realtà azioni illiquide e presentano caratteristiche differenti rispetto a quelle che mi sono state prospettate al momento dell’acquisto. L’Istituto di credito che mi ha venduto i titoli, però, non esiste più. Nei confronti di chi posso far valere i miei diritti?

La domanda che ci è stata posta riguarda una ipotesi molto frequente. Negli ultimi anni, infatti, abbiamo assistito alla incorporazione di molte Banche, spesso, aventi un raggio di azione circoscritto a livello locale e molto radicati sul territorio, in Istituti più grandi e quotati in borsa. Conseguentemente, i possessori dei titoli della Banca incorporata si sono posti la stessa domanda che il lettore ha rivolto alla nostra rubrica. La risposta ad essa è fornita dall’orientamento maggioritario dei Tribunali italiani e dall’orientamento, ormai consolidato, dell’Arbitro per le Controversie Finanziarie: la Banca, incorporante l’intermediario con il quale il risparmiatore ha stipulato il contratto di acquisto titoli, è legittimato passivo nelle controversie aventi ad oggetto la violazione, da parte del soggetto incorporato, degli obblighi di informazione.

In altri termini il lettore, qualora riscontri nel singolo caso di specie, la violazione della normativa di settore, potrà agire nei confronti della Banca incorporante dell’Istituto di credito che gli ha venduto le azioni illiquide. E, così, ad esempio, è stata riconosciuto dall’Arbitro per le Controversie Finanziarie (come si evince dal sito dallo stesso: www. acf.consob.it ) la legittimazione passiva di Credit Agricole Italia s.p.a. (in qualità di società incorporante la Cassa di Risparmio di San Miniato s.p.a.), della BPER Banca s.p.a. (in qualità di società incorporante la Nuova Cassa di Risparmio di Ferrara s.p.a.), Intesa San Paolo s.p.a. (in qualità di società incorporante per fusione di Banca Apulia s.p.a., di Banca Nuova s.p.a., di Banca Adriatica s.p.a. già Nuova Banca delle Marche s.p.a.), dell’Unione di Banche Italiane s.p.a. (in qualità di società incorporante per fusione di Banca Adriatica s.p.a. già Nuova Banca delle Marche s.p.a. e di Banca Tirrenica S.p.A. già Nuova Banca dell’Etruria e del Lazio S.p.A.).

Per una maggiore chiarezza espositiva, è bene precisare che la risposta fornita al quesito che ci è stato posto ed il quadro giurisprudenziale e delle decisioni arbitrali delineato, riguardano esclusivamente l’individuazione della legittimazione passiva, e cioè del soggetto nei confronti dei quali il risparmiatore potrebbe (ove decida di far valere i propri diritti) promuovere una azione sia essa di carattere stragiudiziale (es. procedura dinnanzi all’Arbitro per le Controversie Finanziarie) o giudiziale (es. processo civile). La legittimazione passiva della quale stiamo trattando, quindi, non deve essere confusa con il riconoscimento della responsabilità della Banca incorporante, la quale dovrà essere accertata, di volta in volta, dalle Autorità competenti, con riferimento al singolo caso di specie. E’ consigliabile, quindi, che, al di là del soggetto nei confronti del quale promuovere l’azione, il risparmiatore analizzi nel dettaglio la fattispecie e la relativa documentazione, al fine di valutare attentamente se sussistano o meno i presupposti di una azione legale, anche alla luce dei principi sanciti in materia dalla giurisprudenza e dall’ACF.

Emilio Graziuso
Avvocato Cassazionista e Dottore di Ricerca

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