26 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 26 Ottobre 2021 alle 16:57:00

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Convegno Magna Grecia numero 60: è il momento di sostegni strutturali

Dal 23 al 26 settembre nella sede del Polo universitario jonico dell’Università di Bari

L’ex caserma Rossarol
L’ex caserma Rossarol che ospiterà la 60a edizione del Convegno di studi sulla Magna Grecia

Sessantesimo anniversario, sessantesima edizione del Convegno internazionale di studi sulla Magna Grecia (causa Covid, l’edizione 2020 saltò, per la prima volta), che dal 1961 raduna ogni anno a Taranto da ogni parte del mondo i massimi esperti della colonizzazione greca e del Mediterraneo antico.
Si comincia il 23 settembre, ospiti – come è tradizione da qualche anno – della sede principale del Polo universitario jonico dell’Università di Bari, l’ex caserma Rosaroll, già convento soppresso di San Francesco, in via Duomo 259, nella Città Vecchia; la chiusura avverrà nel Castello aragonese, gentilmente concesso dalla Marina Militare (che ne cura il restauro e la conservazione e ne ha fatto una delle principali attrazioni culturali e turistiche dell’intera Puglia; grazie all’allora comandante in capo di quello che è stato il Dipartimento militare marittimo dello Jonio e Canale d’Otranto, amm. Francesco Ricci, oggi curatore del Castello, fu apprezzata sede in emergenza di alcune edizioni del Convegno).
Intrigante il tema, messo a punto dal presidente Isamg Aldo Siciliano e dal presidente del comitato scientifico Mario Lombardo, che per la prima volta mette insieme studi e ricerche sulla colonizzazione greca in due aree che, per quanto contigue ed interagenti, anche in antico erano sentite come distinte: la Magna Grecia continentale, da Taras a Parthenope, per semplificare, e la Sikelìa greca. Per essere più precisi, “Magna Grecia e Sicilia. Storia e strutture a confronto dal VII al V secolo”. Otto sezioni tematiche e 9 tavole rotonde per esporre lo stato delle conoscenze su aspetti storici, linguistici ed antropologici, scandagliandone l’economia, le emergenze archeologiche, nonché la cultura materiale e l’immagine delle città, tra istituzioni politiche, urbanistica e architettura.
Per celebrare i sessant’anni il Convegno torna ad estendersi su quattro giorni, dal 23 al 26 settembre, con un ingente numero di relatori (oltre 70) e di borsisti, provenienti anch’essi da Atenei di varie parti del mondo (auspicando che i sottoscrittori degli assegni di studio siano in numero congruo: ogni anno è una corsa affannosa fin quasi sul traguardo, e spesso l’Isamg, Istituto per la storia e l’archeologia della Magna Grecia, l’istituzione culturale e scientifica che organizza i Convegni, anticipa dalle proprie scarsissime risorse assegni non sempre coperti dalla pur munifica società civile…).
Dopo i saluti delle autorità, la conferenza inaugurale, “Magna Grecia e Sicilia nella letteratura greca di V secolo a.C.”, sarà tenuta da Lorenzo Braccesi, un accademico (già ordinario di Storia greca negli Atenei di Torino, Venezia e Padova) che possiede una inusuale capacità di comunicazione e divulgazione, capace di coinvolgere anche il pubblico non specialista.
Dopo la soppressione delle Soprintendenze archeologiche, e lo scippo subito da Taranto che ospitava quella per la Puglia, questa sarà la prima edizione dei Convegni che vedrà la partecipazione, nella tradizionale sezione delle comunicazioni sull’attività più recente delle Soprintendenze dell’area magnogreca, della Soprintendenza nazionale per il patrimonio culturale subacqueo, con sede in Taranto e con competenza di Soprintendenza di Archeologia belle arti e paesaggio per la Provincia di Taranto), guidata da Barbara Davidde. Ed è l’occasione anche per ringraziare il segretario regionale del ministero della Cultura Maria Piccarreta, per l’attenzione riservata a Taranto ed all’archeologia negli anni in cui era soprintendente Abap di Lecce, con competenza all’epoca anche su Brindisi e Taranto.
Il Convegno numero 60 è anche l’occasione per sollecitare gli enti territoriali (Regione Puglia e Comune di Taranto fra i primi) a rendere strutturale e permanente, attraverso apposite convenzioni, il sostegno ai Convegni ed all’Isamg, che li organizza.
Per renderne meno precaria ed affannosa la vita, per consentire di mettere a disposizione di cittadinanza, studenti e studiosi, con orari più ampi, la ricchissima biblioteca specializzata, per garantire non solo la programmazione dei Convegni ma anche la realizzazione delle numerose iniziative culturali di divulgazione. Ricordiamo in proposito che l’Isamg è ospitato in palazzo d’Aquino dall’Università di Bari, che ha in commodato d’uso dal Comune lo storico edificio, negli uffici messi a disposizione a suo tempo dal Magnifico Rettore Petrocelli, poi dai suoi successori Uricchio e Bronzini, e che parte della biblioteca dell’Istituto giace ancora in depositi nel Palazzo degli Uffici (come la parte meno “preziosa” della biblioteca del liceo Archita). Sede definitiva, convenzioni e sostegno strutturale e di lungo periodo ad Isamg e Convegni sono tra le priorità che gli enti territoriali, che hanno una rinnovata attenzione nei confronti del Convegno, come delle iniziative di alta cultura, devono affrontare e risolvere in tempi brevi.
Già. Perché il Convegno Magna Grecia, ideato dal genio visionario ma coi piedi saldamente piantati sul terreno di Carlo Belli nel 1960, e portato nel rapido giro di un anno ad attuazione grazie all’impegno di Angelo Raffaele Cassano, un illuminato imprenditore che presiedeva l’Ept, Ente provinciale del turismo (uno degli istituti che uno sciagurato neocentralismo di stampo regionalista sopprimerà, con grave danno per le comunità locali; l’Ept dell’epoca si proponeva, tra l’altro, di promuovere il turismo valorizzando la cultura ma anche l’economia del territorio, puntando su uno sviluppo complessivo: non a caso farà parte dei soci del Consorzio per l’Area di sviluppo industriale; non a caso, d’intesa con Belli e coinvolgendo Raffaele Carrieri, Cassano realizzò la galleria Taras e pionieristiche mostre e rassegne d’arte contemporanea), del suo direttore generale Mario Costa e dell’allora enfant prodige dell’Archeologia italiana Attilio Stazio, segretario generale del Convegno ed all’epoca direttore del Museo archeologico nazionale di Napoli.
Dal 1961, con l’unica eccezione del 2020 della pandemia, il Convegno ha portato in Taranto, al’insegna dell’interdisciplinarietà, migliaia di studiosi e di borsisti: quasi tremila, questi ultimi, e molti di loro a Taranto sono tornati da relatori negli anni seguenti, a partire da Aldo Siciliano, il successore di Stazio alla presidenza dell’Isamg. Perché, insieme con l’interdisciplinarietà, allora non molto di moda (archeologi e storici, per esempio, non si amavano molto; ma il Convegno coinvolse, da subito, anche storici della lingua, linguisti e filologi; geologi, geografi; architetti, botanici e via seguitando), Stazio soprattutto aveva puntato sui giovani: laureandi o neolaureati in discipline antichistiche che, con un modico rimborso, potevano venire a Taranto per seguire i lavori del Convegno sì (oggi è beninteso fruibile anche in streaming), ma anche e soprattutto per un incontro diretto, personale, con i grandi dell’archeologia e dell’antichistica, ricevendo un fondamentale imprinting. Che ha prodotto, di ritorno, davvero la messa in commercio di Taranto nei circoli internazionali dell’alta cultura, come auspicava nel 1960 Carlo Belli.
Insieme con le convenzioni, fondamentale il ruolo di enti (il Comune di Taranto ha stanziato 5mila euro), imprese, associazioni varie (con i club service, Lions e Rotary in primo luogo) e singoli per sottoscrivere gli assegni di studio: appena 250 euro per chi proviene da Atenei italiani, 300 da esteri.
Senza questi benemeriti interventi, che però annualmente quasi sempre si riducono, la partecipazione giovanile si comprime ferocemente. Brillano per la loro assenza le imprese, pubbliche, parapubbliche e private, che insistono sul territorio di Taranto; raramente sono presenti fra i sottoscrittori le associazioni datoriali (quest’anno c’è Confindustria Taranto); praticamente assenti, ormai, le banche (quest’anno finora solo Banca di Taranto). Possiamo dire che tutto ciò non è molto commendevole? C’è ancora un po’ di tempo.

Giuseppe Mazzarino

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