04 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 04 Dicembre 2021 alle 19:51:00

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In bici per raccogliere fondi utili a ripulire il mare di Taranto

La “missione” di Cosimo Carriero

Cosimo Carriero
Cosimo Carriero

Le iniziative volte a promuovere la sostenibilità, la rigenerazione delle materie di scarto e gli obiettivi per un impatto ambientale sempre più basso stanno assumendo un’importanza significativa, sia fra la popolazione mondiale sia per le organizzazioni. Forti anche del fatto che, ad esempio, l’UE ha stabilito attraverso ambiziosi progetti, protocolli come lo zero carbon 2050, come anche il raggiungimento dei valori massimi di materie riciclate come plastica vetro carta, ecc.
Anche la GDO e le aziende del F&B si stanno muovendo verso lo stop all’utilizzo della plastica monouso per il confezionamento dei generi alimentari. La continua sensibilizzazione nel porre l’attenzione agli sprechi e all’inquinamento del nostro pianeta sta dando origine a numerose iniziative. Una di queste si è svolta attraverso il territorio nazionale grazie all’idea di fondere i concetti di benessere fisico, mobilità sostenibile (e quindi a impatto zero) e raccolta fondi per portare a termine le fasi preliminari di un progetto di un’associazione ambientalista.
Cosimo Carriero, Field Application Engineer di Analog Devices (ADI) e responsabile del Green Team in Italia, si è fatto promotore di un’idea che ha riassunto i concetti sopracitati e che è stata messa in pratica percorrendo oltre 1600 km attraverso l’Italia. Abbiamo fatto una chiacchierata con Cosimo per capire meglio com’è nata l’idea e quali sono i retroscena che hanno reso concreto il progetto.
Cosimo, perché la bici per la tua avventura ecologista?
«Sono un appassionato ciclista che pratica questo sport da relativamente poco. Arrivato a 50 anni, e con una forma fisica precaria mi sono detto che avrei dovuto fare qualcosa, e così ho comprato una bicicletta. Ho cominciato con giri brevi, prevalentemente pianeggianti, e ho via via incrementato la distanza, includendo tratti collinari, fino a raggiungere una forma fisica sufficiente a farmi realizzare il mio primo sogno, il giro del Lago di Como in bicicletta, circa 160km. Sono un ambientalista convinto e allo stesso tempo un amante dei viaggi, e la bicicletta mi ha permesso di coniugare questi due aspetti della mia vita scoprendo un nuovo tipo di turismo basato su un mezzo di trasporto a impatto zero. Per questo mi sono “specializzato”, anche se sarebbe più corretto dire innamorato, nel fare il giro dei laghi del nord Italia, ovvero Orta, Maggiore, Lugano, Iseo, Garda, e altri laghi minori, ognuno con delle caratteristiche di percorso uniche».
Dal giro dei laghi al “giro d’Italia” il passo è stato breve?
«Praticamente è stata una logica evoluzione del mio percorso sulle due ruote. Abituandomi a percorrere distanze sempre più lunghe ho cominciato a “guardare più lontano” e pensare a un viaggio decisamente più lungo del solito. C’è anche da considerare che dal mio punto di vista la bicicletta non è soltanto un mezzo per fare molti chilometri e attività fisica, ma dà anche la possibilità continua di lasciarsi sorprendere dal paesaggio e dal contesto che si viene a creare ogni volta che si intraprende un nuovo percorso, rendendo ogni esperienza unica. Io sono originario di Ginosa, una cittadina in Puglia ma risiedo da tantissimi anni a Lomazzo, in Lombardia, per questo è nata l’idea di un itinerario che unisse le due regioni da percorrere in bici. Con le distanze che solitamente riesco a percorrere, facendo quattro calcoli, ho pensato che avrei potuto coprire la distanza di circa 1630 km in due settimane».
Alla fine, non è stato solo un viaggio ma anche un mezzo di promozione, come sei arrivato a scegliere l’associazione Plasticaqquà?
«Esatto, come ho detto prima sono un’ambientalista convinto, e questo pensiero va oltre al semplice itinerario. Volevo fare qualcosa di concreto unendo il concetto di mobilità sostenibile e ambiente, sfruttando l’eco mediatico della mia “piccola impresa” legando l’Adi Green Team Network a un’iniziativa a favore dell’ambiente. Fra le varie ricerche da me condotte ho individuato Plasticaqquà di Taranto, un’associazione ambientalista impegnata in tantissime iniziative che vanno dal bonificare i siti marini dalla plastica e dai rifiuti vari, provvedendo poi a smaltirli in modo corretto come nel caso di plastica e vetro, attraverso la rigenerazione. Tra le iniziative ho trovato molto interessante anche la creazione di una Eco libreria: per farla breve ogni 10 bottiglie di plastica raccolte e consegnate a Plasticaqquà viene regalato un libro, così, oltre a educare ad una corretta raccolta differenziata, si offre la possibilità di migliorare l’apertura mentale con la lettura dei libri. Non ultimo, Plasticaqquà ha un programma didattico, con scolaresche, oratori e centri estivi, per educare i bambini, tramite il gioco, a differenziare correttamente i rifiuti. Confrontandomi con l’associazione è emerso che avevano in progetto di acquistare dei kayak da utilizzare per raccogliere i rifiuti lungo le coste tarantine laddove non sarebbe stato possibile arrivare dalla terraferma. E con questo interessante progetto ho pensato di promuovere, attraverso il mio viaggio, una raccolta fondi per l’acquisto di questi kayak, che ha avuto un notevole successo e ha raccolto finora poco più di 5500 euro. Con queste premesse ho tracciato il percorso con la partenza da Lomazzo e l’arrivo a Taranto in 14 tappe».

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