22 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Ottobre 2021 alle 16:57:00

Cronaca News

«Bisogna ascoltare il cuore dei ragazzi»

Inizia il nuovo anno scolastico, finalmente in presenza. Ne abbiamo parlato con il dirigente ora in pensione

Salvatore Marzo
Il profressor Salvatore Marzo, per undici anni dirigente del Liceo Aristosseno

Quarantatrè anni di vita interamente dedicati alla scuola, prima come docente poi come dirigente. Gli ultimi undici anni vissuti alla guida del Liceo Aristosseno e ora la pensione, senza smettere, però, di offrire il suo impegno per Taranto. Come sta facendo per promuovere il progetto di riattivazione della vecchia ferrovia che attraversa la Circummarpiccolo. Un progetto del quale si è parlato nei giorni scorsi all’Arsenale per celebrare il centenario dell’antica locomotiva a vapore che attraversava quei binari.
Salvatore Marzo a quell’idea crede moltissimo. «Si tratterebbe di attivare un percorso di turismo lento che attraverso la Circummarpiccolo conduce fino alla Stazione Torpediniere. Sarebbe un meraviglioso viaggio nello splendido paesaggio del Mar Piccolo fino allo stabilimento militare, con la possibilità di ammirare elementi di archeologia industriale ed edifici in stile liberty. In una più ampia visione di turismo del Salento si potrebbero poi utilizzare le vecchie littorine della Sud Est per una passeggiata ferroviaria che da Taranto, attraverso Crispiano e Martina Franca conduce fino a Gagliano del Capo. I fondi? C’è la possibilità di attingere al Recovery e a misure della Regione».
Insomma, la voglia di impegnarsi anche dopo la lunga esperienza scolastica non manca affatto. La scuola, però resta il suo grande amore.
Professore, cosa le hanno insegnato questi lunghi anni trascorsi a contatto con gli studenti?
Ho imparato a parlare ai ragazzi e dire loro come si vive il territorio. Per parlare ai ragazzi bisogna passare dal loro cuore: è così che si può aprire la loro mente. Bisogna farli innamorare. Non esistono solo i percorsi cognitivi, con i ragazzi va costruito un rapporto empatico, bisogna saperli ascoltare. La cultura non è solo erudizione, è uno strumento per evolvere il tuo essere nel mondo. Non siamo “uno vale uno”: ognuno di noi è unico e irripetibile e la cultura serve anche a rendere più bella questa unicità.
Sui ragazzi di oggi ci sono molti pregiudizi: spesso sono etichettati come disinformati e poco impegnati. Cosa ne pensa?
I giovani oggi sono molto più preparati di noi. Hanno a disposizione strumenti che, se gestiti bene, sono formidabili per informarsi e conoscere. La comunicazione deve essere strumento di apprendimento e per questo sono convinto della utilità dell’esercizio del riassunto, un’abitudine che si è persa e che invece aiuta a far comprendere ciò che è importante e ciò che è secondario.
Il lockdown ha messo in luce una certa fagilità dei ragazzi: in tanti hanno sofferto l’isolamento e la mancanza di socialità.
Sì, i ragazzi sono fragili. Negli ultimi tempi ho visto studenti colpiti da attacchi di panico nella scuola, un fenomeno quasi assente fino a un po’ di anni fa. Sono reazioni a una fragilità emotiva che necessita di essere capita. Gli adulti devono imparare ad ascoltare, perché i giovani offrono il meglio di sé quando sono emotivamente coinvolti, non quando si sentono giudicati.
A proposito, un fenomeno di giudizio negativo devastante è il cyberbullismo praticato proprio tra i ragazzi.
Sì, il cyberbullismo è proprio un eccesso di giudizio malevolo, indirizzato a coetanei mettendone in risalto i limiti con derisione. Alcuni ragazzi mi hanno detto che preferiscono venire alle mani piuttosto che sentirsi derisi. I ragazzi hanno bisogno di una restituzione positiva che metta in risalto le proprie qualità non i propri limiti.
La scuola cosa può fare in questo senso?
Credo in una buona scuola (non mi riferisco a quella di Renzi) che sappia valorizzare le persone e i territori. Pensiamo al futuro di Taranto: ritengo che vada lasciata via libera ai giovani sul territorio, sono loro che possono valorizzarlo in una nuova prospettiva. Questa sarebbe una rivoluzione, perché i tarantini non sono abituati a scoprire il territorio e a valorizzarlo. Ammettiamolo: siamo rimasti chiusi da Ilva e Arsenale.
Come trasmettere ai giovani questa missione?
Il loro percorso deve essere nutrito di passione, determinazione e competenze. Se riusciremo a far declinare loro questi tre paradigmi emotivi e cognitivi, allora i ragazzi riusciranno a nutrire la loro vita di senso e significato.

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