16 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 16 Ottobre 2021 alle 06:40:22

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Ecco i murales che stanno ridisegnando i palazzi delle periferie tarantine

Un volto nuovo per tanti palazzi delle periferie tarantine. Il volto dell’arte, che si unisce all’ansia di riscatto ambientale e di giustizia sociale di una comunità. Il volto del piccolo Giorgio Di Ponzio, realizzato da Jorit nello stile che lo ha reso celebre in tutto il mondo; e anche quello enigmatico di altre immagini che ci guardano mentre attirano il nostro sguardo.

No, non è una esagerazione dire che il Progetto Trust sta cambiando lo scenario urbano della città. Trust, o meglio T.R.U.St, che sta per “Taranto Regeneration Urban and Street”, “un festival permanente di arte urbana, con il fine di promuovere le arti contemporanee e di riqualificare, valorizzare e sviluppare inedite potenzialità territoriali” si legge nella presentazione sul profilo Fb dell’iniziativa, dove scorrono splendide immagini dei murales che artisti internazionali stanno realizzando a Tramontone, alla Salinella, Paolo VI, ma anche Città Vecchia e Borgo. “Un murales non è solo pietra e vernice: è lanciare messaggi, comprensibili e forti”.

Vero. Come vero è che “si colorano i quartieri di Taranto. Quello che ieri era il solito muro dietro casa, oggi è qualcosa di nuovo. Affasciante. Opere non ancora completate ma di cui siamo già innamorati”. E l’inizativa sta avendo risalto a livello europeo, perchè è davvero un gruppo di giovani maestri quello che sta ridisegnando – letteralmente – palazzoni grigi diventati gigantesche tele. Sky Arte si è interessata alla manifestazione sottolineando che “l’iniziativa trasforma la città di Taranto in un incredibile museo a cielo aperto.

Sono infatti sedici i protagonisti della scena contemporanea che, fino al 30 settembre, riempiranno strade e palazzi di forme e colori. Divenuti celebri in tutto il mondo per la loro capacità di valorizzare edifici e monumenti con illustrazioni e messaggi dal forte impatto sociale, gli artisti invitati sono veri e propri punti di riferimento del panorama artistico contemporaneo. Fra i tanti ricordiamo Lidia Cao, autrice di sorprendenti eroine femminili, la britannica Helen Bur, il francese 3ttman e lo spagnolo Belin, conosciuto soprattutto per i suoi murales definiti ‘post-neocubisti’. All’appello non poteva inoltre mancare Jorit, l’artista campano che, con i suoi giganteschi ritratti iperrealisti, ha lasciato un’impronta inconfondibile in numerose città tra le quali, ovviamente, la ‘sua’ stessa Napoli. A cura dell’associazione Rublanum, l’imperdibile rassegna di street art culminerà con la realizzazione dell’opera dell’artista spagnolo Kraser, prevista per il mese di ottobre. Nell’intenzione di ridare nuova linfa vitale a Taranto, tutti gli interventi di rigenerazione urbana si dislocheranno in zone e quartieri differenti della città”.

“Un progetto dai risvolti artistici importanti, quindi, ma con un valore sociale e politico che impatta sull’identità cittadina, sulla partecipazione attiva delle periferie, sul ritrovato rispetto per i beni comuni. Durante la presentazione il sindaco Rinaldo Melucci ha d’altronde ricordato che «anche attraverso l’arte si può fare politica»” è quanto sottolineato dal Comune di Taranto in una nota all’indomani della presentazione. “Grazie ai contributi e all’impegno degli assessori Fabiano Marti e Fabrizio Manzulli, grazie alle risorse economiche della Regione Puglia, integrate dall’amministrazione Melucci, grazie alle idee delle associazioni Rublanum e Mangrovie, curatrici dell’evento attraverso Giacomo Marinaro e Mario Pagnottella, le prossime settimane saranno segnate da un fermento artistico e sociale che attraverserà i quartieri coinvolti, lasciando una traccia importante come accaduto lo scorso anno con i murales delle ‘case bianche’ del quartiere Paolo VI. «La nostra comunità si sta emancipando – le parole del sindaco –, stiamo dando un’immagine diversa del territorio che attira investitori e interessi diffusi. È lo scopo del piano di transizione ‘Ecosistema Taranto’: sapevamo che avrebbe richiesto tempo, ma ora è un processo che sta arrivando ovunque, anche nelle periferie»”.

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