16 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 16 Ottobre 2021 alle 16:30:00

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Paisiello Festival, lunghi applausi nella serata inaugurale

foto di Il mezzosoprano Anna Bonitatibus e la pianista Adele D’Aronzo durante il recital inaugurale del “Paisiello Festival” (foto d Pierfrancesco Lafratta)
Il mezzosoprano Anna Bonitatibus e la pianista Adele D’Aronzo durante il recital inaugurale del “Paisiello Festival” (foto d Pierfrancesco Lafratta)

È stato un raffinato recital incentrato sulle musiche in voga nei salotti parigini negli anni in cui Napoleone preparò la salita al soglio imperiale, ad inaugurare, lunedì scorso, presso il Teatro Comunale Fusco di Taranto la diciannovesima edizione del Giovanni Paisiello Festival. Precisamente ai rapporti tra Paisiello e il generale francese, del quale quest’anno ricorre il bicentenario della morte, è dedicata l’edizione 2021 del festival che vede la direzione artistica affidata al musicologo Lorenzo Mattei, con l’organizzazione degli Amici della Musica “Arcangelo Speranza”, associazione che da due decenni si propone di riscoprire, valorizzare e diffondere la produzione del musicista tarantino. In apertura di serata lo stesso Mattei, reduce da un convegno di musicologi a Praga, ha affermato come negli ambienti scientifici la fama di Paisiello sia cosa ormai acclarata, il musicista è apprezato e considerato come pilastro della musica, siamo noi invece che dobbiamo ancora riscoprire il genius loci.

Protagonista della serata è stato il mezzosoprano di fama internazionale Anna Bonitatibus, accompagnata dalla pianista Adele D’Aronzo, che ha stupito il pubblico con l’esecuzione di alcune musiche mai ascoltate sin’ora. Un piccolo viaggio musicale in un repertorio cameristico inedito tra gli autori che si collocano negli anni d’interregno tra la morte di Cimarosa (1801) e l’esordio di Rossini (1810) tutti pezzi di un’epoca che è stata sin’ora trascurata. Una operazione, ha detto spiegato Lorenzo Mattei, che intende evidenziare come la scuola di Vienna e la scuola Napoletana in realtà convergevano in uno stile che ha fatto poi la modernità con Rossini, illuminando quel cono d’ombra che la musicologia e anche il mondo concertistico ancora non ha ben dissodato. Tecnicamente inpeccabile ma soprattutto raffinata nell’esecuzione la Bonitatibus ha steso personalmente il programma di questo concerto dal nome Oltreconfine, un confine che separa due mondi appunto: l’Ancien Regime e la nuova Europa che si era creata con il sangue della Rivoluzione e delle guerre napoleoniche. Il congresso di Vienna cercò di ribadire l’ancien regime senza riuscirci, da li partirono tutti i moti insurrezionali del Risorgimento nelle varie nazioni.

Quanto al programma della serata questa si è aperta con la Sonata per pianoforte solo di Paisiello «Les Adieux» composta in occasione dell’addio del musicista a San Pietroburgo, dove nel 1782, per la corte di Caterina II, aveva messo in musica, molto prima di Rossini, un «Barbiere di Siviglia» diventato famoso in tutta Europa. Paisiello bisserà il successo del «Barbiere» con «Nina, ossia La pazza per amore», opera con la quale nel 1789 il compositore tarantino portò molti cambiamenti alla struttura del melodramma, tanto da conquistarsi le attenzioni di Beethoven. Dalla «Nina» Anna Bonitatibus ha così proposto l’aria “Il mio ben quando verrà” e a seguire ha iniziato un percorso tra gli autori coevi di Paisiello le cui musiche circolavano in quegli anni nei salotti della capitale francese. Vi è stato spazio per delle vere delle rarità, come la romanza “Arbre charmant, qui me rappelle” mai eseguita in tempi moderni di Luigi Cherubini, al quale Napoleone dichiarò apertamente di preferire Paisiello, una pagina inglese di Haydn, il song «She never told her love» e la bellissima cantata «Adelaide» di Beethoven, un lied in una traduzione italiana del 1803. A seguire «L’adieu» del boemo Jan Ladislav Dussek, l’aria “Ombra adorata aspetta” dal melodramma «Giulietta e Romeo» di un altro autore particolarmente amato da Napoleone, Girolamo Crescentini, che fu anche maestro della compositrice e cantante spagnola Isabella Colbran, della quale si è ascoltato «Quel cor che mi prometti» e «Mi lagnerà tacendo».

Hanno completato il programma «Ô des infortunés déesse» di Gaspare Spontini, che per la sua opera più famosa, «La Vestale», ricevette i più alti onori alla corte di Bonaparte, e, in prima esecuzione moderna, «Io d’amore, oh Dio mi moro» di Ferdinando Paër, compositore invitato da Napoleone a prendere il posto di Spontini come direttore del Théâtre-Italien a Parigi. Dopo un breve intermezzo strumentale, l’esecuzione della Monferrina n. 6 di Muzio Clementi, Anna Bonitatibus ha completato questo viaggio ideale intonando il «Canto notturno del viandante» di Schubert su versi di Goethe e due pagine vocali del 1821, «Infelice ch’io son» e «Beltà crudele», composte da Rossini durante il periodo parigino. Anna Bonitatibus ha dimostrato grande padronanza della voce su tutti i registri, sapendo muoversi nel variegato programma del quale traspariva una particolare sensibilità e affinità artistica. Adele D’Aronzo oltre al ruolo di accompagnamento al pianoforte ha eseguito con tecnica ed espressione i brani da solista. Al termine del concerto sono stati concessi a grande richiesta tre bis: il primo, una piccola canzone composta da Ortensia di Beauharnais, cognata di Napoleone in occasione del suo addio per l’esilio, mai eseguita prima, poi due arie tratte da l’Amante impaziente di Beethoven. Lunghi applausi del pubblico.

Daniele Lo Cascio

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