22 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Ottobre 2021 alle 16:57:00

Cronaca News

«Malavita in fermento senza i boss storici»

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La mappa dei gruppi malavitosi e le rispettive zone della provincia di Taranto

La detenzione e l’uscita di scena dei boss storici incide sugli assetti della mala tarantina. E’ quanto si legge nella seconda relazione semestrale 2020 della Direzione investigativa antimafia. Gli equilibri della criminalità vengono definiti «mutevoli ed eterogenei anche in ragione di una sempre maggiore parcellizzazione criminale del territorio». Nel lungo periodo, «questa assenza di figure criminali di riferimento starebbe determinando conflittualità tra pregiudicati che si declinano anche con gravi fatti di sangue».

Malgrado ciò e malgrado i blitz delle forze dell’ordine, «i sodalizi più strutturati risulterebbero ancora capaci di controllare i rispettivi territori che generalmente – si legge ancora nella relazione- coincidono con i rioni o i quartieri del capoluogo in una contesa territoriale dove le conflittualità appaiono tendenzialmente latenti». Questa la geografia della malavita a Taranto delineata dalla Dia: «E’ confermata l’operatività dei Pizzolla e dei Taurino nella Città Vecchia, mentre nei quartieri di Talsano, Tramontone e San Vito sono attivi i Catapano, i Leone e i Cicala. I sodalizi riferiti ai Cesario, ai Ciaccia, ai Modeo e ai Pascali sono presenti nel quartiere Paolo VI, mentre nel Borgo è presente il clan Diodato, nel rione Tamburi i Sambito e nel quartiere Salinella gli Scarci. Seppure indeboliti dalle inchieste giudiziarie continuano a essere presenti anche i De Vitis-D’Oronzo. Nel semestre alcuni dei sodalizi citati sono stati interessati da provvedimenti di sequestro».

Il 10 novembre 2020 la Polizia di Stato ha eseguito un decreto di sequestro nei confronti di un tarantino già coinvolto nell’operazione dei Carabinieri “Sangue blu” (giugno 2017 e gennaio 2019) e condannato per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Il 12 novembre la Guardia di Finanza ha apposto i sigilli ad aziende e immobili, rapporti finanziari e auto, del valore di circa 2 milioni di euro, di un esponente del clan Scarci già condannato nel 2003 per associazione mafiosa. L’attività investigativa ha fatto emergere «l’esistenza di un collegamento tra detenuti della criminalità tarantina e il mondo extracarcerario». Circostanza confermata dall’operazione “Inside” conclusa il 18 dicembre 2020 dai Carabinieri con l’esecuzione di 8 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di detenuti di strutture penitenziarie. «Le indagini avviate tra la fine del 2019 e i inizio 2020 hanno rivelato un sistematico utilizzo da parte di alcuni detenuti di microtelefoni all’interno del carcere di Taranto utilizzati per gestire le piazze di spaccio del territorio e organizzare l’approvvigionamento di droga all’interno del carcere».

Mentre, in provincia, scrive la Dia, «il gruppo Locorotondo esprime l’operatività nei comuni di Crispiano, Palagiano, Palagianello, Mottola, Massafra e Statte. In posizione contrapposta nei territori di Massafra e Palagiano continua ad agire anche il gruppo Capogrosso-Putignano». Nel versante orientale «si conferma l’operatività di un sodalizio organizzato, già facente capo ai Locorotondo e in posizione lievemente subordinata ai fratelli Cagnazzo di Lizzano uno dei quali, sebbene detenuto, ha continuato – scrive la Dia- a curare le attività delittuose dell’associazione e a vigilare anche sugli equilibri interni ed esterni del gruppo mediante l’invio dall’interno del carcere di “pizzini” fatti recapitare ai sodali in libertà». L’operazione “Cupola” conclusa il 14 ottobre 2020 dalla Polizia «ha acclarato l’attuale operatività a Manduria di un sodalizio mafioso considerato punto di congiunzione dei due gruppi criminali storici, il Stranieri e il gruppo facente capo al boss Cinieri «attualmente collaboratore di giustizia entrambi della Sacra Corona Unita e un tempo in conflitto».

«Il nuovo sodalizio in questione si avvalesse “… di una forma di intimidazione non più solo predatoria e violenta ma anche silente e simbiotica rispetto al contesto sociale di riferimento…”, evidenziando come il metodo mafioso classico sia stato abbandonato a beneficio di quello “… silente che ricorre alla minaccia velata…” una forma di racket evocativo, con il quale “…l’estorsore non si serve della minaccia esplicita, ma di quella derivante dall’appartenenza o dal legame con noti mafiosi”251. Le indagini hanno coinvolto complessivamente 50 soggetti disarticolando un clan mafioso che aveva avuto la capacità di riorganizzarsi all’indomani dell’operazione “Impresa” (luglio 2017). A 16 indagati è stato contestato il reato di associa- zione di tipo mafioso in quanto avrebbero “anche in rappresentanza di storici boss della provincia di Taranto costituito una “cupola” nella quale ciascuno era titolare di medesima potestà decisionale in ordine alle scelte e alle linee di indirizzo delle strategie criminali, con la quale proseguivano l’azione del predetto clan, conservandone scopi e finalità ma portandone ad ulteriore evoluzione il metodo mafioso”. L’organizzazione criminale, negli ultimi anni, sarebbe stata quindi in grado di rigenerarsi mediante la costituzione di una “cupola” composta anche dal nipote del boss Stranieri. La consorteria si inserisce nel contesto territoriale Manduria-Sava in collegamento con altri comuni delle province di Brindisi (Mesagne ed Oria) e Lecce specie per ciò che attiene al controllo del mercato illecito degli stupefacenti».

Come le altre province della Regione, anche «il territorio provinciale tarantino continua a esprimere una criminalità particolarmente vocata ai traffici di stupefacenti». L’operazione “Mercante in fiera”, del 15 dicembre 2020, condotta dai Carabinieri, «ha riguardato 34 componenti di un’associazione criminale finalizzata al traffico di droga e costituita sul territorio di Martina che si riforniva attraverso canali calabresi e baresi principalmente di cocaina da destinare a varie piazze di spaccio, anche fuori regione». Ad alcuni indagati è stato contestato anche «il trasferimento fraudolento di valori per alcune intestazioni fittizie di beni (auto, immobili e quote societarie) posti sotto sequestro ai fini della confisca». In fatto di reati contro il patrimonio e la fede pubblica, il 4 luglio 2020 nell’ambito dell’operazione “Recyclage rapide”, la Polizia ha effettuato 8 arresti tra il Salento, Napoli e Palermo per un traffico di auto rubate che dopo la pratica della “falsa nazionalizzazione” con documenti di importazione dall’estero contraffatti venivano reimmatricolate e immesse nel mercato dell’usato.

«La provincia tarantina – si lgge ancora nella relazione- continua a registrare episodi incendiari e dinamitardi contro pregiudicati a conferma di un abituale ricorso alla violenza per risolvere confitti o “regolare i conti”. Non sono mancate intimidazioni nei confronti di amministratori o pubblici ufficiali la cui matrice è tuttora sconosciuta. Analoghe azioni delittuose in danno di aziende agricole al pari del fenomeno dei furti dei mezzi d’opera potrebbero non far escludere risvolti di tipo estorsivo o finalità di controllo monopolistico del mercato. Peraltro, le più recenti attività di polizia a contrasto del fenomeno del caporalato hanno dimostrato che il danneggiamento delle colture o dei mezzi impiegati in agricoltura avverrebbe sovente per mano degli stessi caporali che in un primo momento “aiutano” gli imprenditori agricoli ad assoldare manodopera in condizioni di sfruttamento, salvo poi commettere ritorsioni nei loro confronti. L’azione contrasto al fenomeno del caporalato da parte delle Forze di polizia è stata validamente supportata dalla costituzione di apposite task force e di specifici protocolli attivati dalla Prefettura tarantina». L’emergenza Covid ha aggravato la situazione economica caratterizzata da «criticità occupazionali e ambientali legate all’ex Ilva».

Uno scenario preoccupante per il rischio, per le fasce giovanili più disagiate, di essere «attratte dalle opportunità di guadagno offerte dalla criminalità organizzata che persiste nella conduzione delle tradizionali attività illecite». Prima fra tutte lo spaccio, come dimostrano i numerosi «sequestri di droga soprattutto nei quartieri Tamburi, Salinella e Paolo VI». Il contesto socio-economico, infine, «espone imprenditori e altri soggetti in difficoltà al rischio di finire nelle mani di usurai». Come dimostra il blitz della Polizia “Easy credit” che ha consentito di smantellare in giro di usura di vicinato.

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