26 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 26 Ottobre 2021 alle 16:57:00

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Raffaello Brignetti, il mare e il Premio Taranto a cento anni dalla nascita

foto di Al centro Raffaello Brignetti
Al centro Raffaello Brignetti

Il più grande scrittore di mare italiano, Premio Strega e premio Viareggio con due libri di mare, “La spiaggia d’oro” (1971) e “Il Gabbiano azzurro” (1967) era nato all’isola del Giglio, nell’arcipelago elbano, il 21 settembre 1921. Lo scrittore elbano era tuttavia “nato scrittore” a Taranto. Il frutto migliore occorre dirlo, del Premio Taranto. Aveva vinto la prima e la quarta edizione del mitico – splendido – premio Taranto, il premio per un racconto di mare presieduto da Ungaretti che tra il 1949 ed il 1952, fu tra i massimi eventi di cultura italiani, e risultò una sorpresa per la messe di giovani scrittori che propose alla Penisola: Brignetti, Pier Paolo Pasolini, Gaetano Arcangeli, Teresa Carpinteri, Vittorio Sereni, Giorgio Caproni.

Nelle altre due edizioni si era affermato Gaetano Arcangeli ed il grande Carlo Emilio Gadda, l’unico … anziano, e noto ma non ancora come quel gigante che si seppe quando si pubblicarono i suoi grandi romanzi. Più volte Brignetti dichiarò che Taranto aveva avuto gran parte nel suo successo letterario. Dopo la vittoria al Premio Taranto del sei gennaio 1949 e del sei gennaio 1952, e nel frattempo la breve parentesi del Premio Chioggia, e sempre per un racconto di mare, si consegnò alla professione di scrittore, ed anche di giornalista.

Le interviste dopo le vittorie al Viareggio e alpremio Strega sono spessissimo intinte nei nostri due mari. Se la sua vera affezione verso Taranto ed il suo premio si comprende dopo il Viareggio, poiché com’è noto l’ottanta per cento dei racconti erano quelli “tarantini”, “Il Grande mare” e “Altri Equipaggi” – opere bellissime e intense – quel suo non dimenticare Taranto dopo lo Strega dice davvero della presenza nel suo animo non solo della nostra città, ma anche degli amici tarantini verso i quali aveva una grande stima, in primo luogo Antonio Rizzo, direttore del settimanale tarantino La Voce del Popolo e anima vera di quella grande avventura culturale ed artistica che fu il Premio del mare. E verso i prestigiosi giurati, Enrico Falqui, la grande scrittrice italiana Gianna Manzini, l’ammiraglio Giuseppe Fioravanzo, Aldo Palazzeschi Carlo Bo, Leone Piccioni. In guerra Brignetti era caduto prigioniero dei tedeschi, aveva rifiutato di arruolarsi con i repubblichini e sopportato pene di un vero e proprio lager, con altri soldati italiani. Proprio in prigionia scrive il suo primo racconto, per un premio letterario fra prigionieri. Torna finalmente a casa. Lascia gli studi di matematica e prende la laurea in lettere. Legge sul Tirreno un trafiletto con il bando di concorso d’un premio letterario per racconti inediti che avessero “per ambiente o clima o sfondo il mare”, che si tiene a Taranto, 1948. C’è il vincolo dell’anonimato. Manda un racconto agganciato con un amo da pesca.

E’ “Il grande mare”, un capolavoro assoluto. Critici letterari prestigiosi (Carlo Bo, Leone Piccioni, Giuliano Gramigna, Sergio Pautasso, Geno Pampaloni, Claudio Marabini, Gaspare Barbiellini Amidei, tra i tanti) parlano di lui di un Conrad ed anche di un Melville italiano. In fatto di poesia legata al mare il paragone tiene. Con Conrad c’è il parallelismo che, convinti tutti dalle pagine di mare, quasi nessuno guarda le altre sue diverse e belle pagine, altrettanto dense di capacità di interpretare la vita, le pagine non di mare. E naturalmente nascono monografie su di lui, molto accorte e ben informate quanto profonde nelle indagini. Di Gianni Eugenio Viola (“Brignetti”, Il castoro, Firenze, 1973), di Piero Bianucci (“Invito alla lettura di Brignetti”, Mursia, Milano, 1974), di Ennio Bonea (“Raffaello Brignetti”, Adriatica editrice salentina, Lecce, 1974, di chi scrive questa nota (Aldo Perrone, “Raffaello Brignetti, la vita le opere la critica letteraria”, Manni editore, Lecce, 2008), di Mirella Masieri (“Una vita per il mare. Analisi delle opere di Raffaello Brignetti”, Congedo editore, 2010). Abbiamo detto nella sua vita di giornalista: servizi e indagini di qualità che meriterebbero di essere raccolti in libro (in Il Tempo, Il giornale d’Italia, il Corriere della Sera).

Alcune inchieste coraggiose che mostrarono il suo grande temperamento. Di Conrad si pensa subito al “Lord Jim” o a “Il nero del Narciso”; ma c’è l’altro Conrad, quello dove il mare non c’è ma la vita tal quale è, indagata senza arretramenti, vedi “Con gli occhi dell’Occidente”. Per Brignetti ecco il temibile “Allegro parlabile” (1965- Rizzoli), e questo titolo dopo il successo del libro diventò un concetto ben preciso, il parlare a vuoto, la faciloneria di un certo mondo che costruisce fortune pseudoletterarie, moda e non vera letteratura. Postumi furono pubblicati i “Racconti atalattici” (senza mare), dapprima dalle Edizioni del Gruppo Taranto (1991), più recentemente (2007) da Manni editore: curati e con la prefazione di chi scrive questa nota, riportano in postfazione un saggio di Sergio Pautasso, che aveva “compilato” la fatica della prima edizione. Le opere di Brignetti sono pubblicate con successo in numerose traduzioni, persino in giapponese. La francese Gallimard ha venti anni fa ripubblicato “Il gabbiano azzurro”, con il titolo “La mouette bleue”, nella collana L’Arpenteur, diretta da Gérard Bourgardier (traduzione di Brigitte Pérol). Nella notte tra il sette e l’otto febbraio 1978 Brignetti scomparve a Roma, a poco più di 56 anni, fermato per sempre dai postumi di un incidente d’auto che anni prima lo aveva ridotto su una sedia a rotelle. Nelle ultime ore aveva fatto uno schizzo a matita su un foglio consegnato alla moglie Ambretta, una barchetta a vela che naviga ma che sta per affondare.

Come lo spiega? Con due puntini, posti uno a destra ed uno a sinistra, nello scafo, quelli che ogni marinaio chiama “le mastre”. Le parole le ha scritte a fianco del disegnino: l’acqua alle mastre: la barca affonda, tutto termina. Lo schizzo è la copertina di un librettino pubblicato da un gruppo romano, d’un suo racconto inedito intitolato “La notte obliqua”: Gli amici di Piazza Navona. Nel 1979 l’associazione culturale Gruppo Taranto, con il quotidiano il Corriere del Giorno, svolse una importante due giorni, per ricordarlo ad un anno dalla scomparsa, con Carlo Laurenzi, Guido Lopez, Piero Turchetti Gianni Eugenio Viola, Gianni Garofalo, Aldo Perrone, Franco Fano. Fu anche allestita una mostra, iconografica e documentaria – spiegata al pubblico e agli ospiti, in primis ad Ambretta Brignetti, vedova dello scrittore, ed al Prefetto – che presentava anche i quadri dei bellissimi gabbiani dell’artista Armando Pizzinato, a corredo de “Il gabbiano azzurro”. Questa breve pagina su Brignetti non è esaustiva di tutte le sue opere, né di tutti gli eventi. Un augurio va fatto a chi ama davvero la letteratura italiana, quella “maggiore” in particolare: che si riprendano gli studi e le pubblicazioni su questo originalissimo altissimo scrittore. Di mare, e non.

Aldo Perrone

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