19 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 19 Ottobre 2021 alle 13:52:00

Cronaca News

Il ritorno tra i banchi di scuola

foto di Aula scolastica
Aula scolastica

Caro Direttore,
riaperte le scuole in Puglia, a Taranto, il ritorno fra i banchi degli studenti, al di là di ogni effetto epidemico. Ritorno di studenti che s’incontrano, si salutano, reciprocamente si confortano di trovarsi di nuovo, finalmente, davanti a una scuola che appare quella di un tempo; e lo è allorquando ogni contagio era lontano.

Ma ora c’è una cattedra, ci sono i banchi, ci sono le pareti di un’aula ad attenderli; e tutti si augurano che sia ben lontana ogni didattica a distanza. Caro direttore, un grande filosofo tedesco scrisse che la scuola non era il tutto in una società, ma senza la scuola quel tutto non esisteva. Se una scuola, di qualunque qualifica educativa, funziona perché tempo e condizioni e volontà tendono a farla funzionare, allora quel pensiero di Cicerone (De Div. 2, 4) prende la sua più viva e tenace strada pedagogica e storicamente efficace. “Qual migliore dono possiamo fare allo Stato (rei publicae) che quello di insegnare ed educare i giovani”.

La scuola, i giovani della scuola, sono la pedana dalla quale ci si avvia alla vita. E poi ogni studente avrà via per la sua via che sarà anche il prosieguo della sua vita. Ora si va avanti (ce lo auguriamo) giorno per giorno con la speranza che durerà a lungo senza ulteriori negative esperienze. I presidi hanno con loro una sfida difficile per le cattedre da coprire e per i problemi tanti da svolgere e sviluppare; ma il compito della scuola, della loro scuola, è far dopo due anni di isolamento, sentire una comunità attiva e feconda; insomma una “patria”. C’è posto per tutti perché ci si augura di essere finalmente nella normalità; Umberto Eco scrisse che la “normalità” non è un passato. Ma ora sappiamo cosa significhi averla per due anni quasi o del tutto perduta. C’è una voglia disperata di una “Scuola” di quella scuola che lo studente, divenuto adulto, vorrà ricordare ed anche rivedere. Con i compagni. Ed ora: auguri, auguri; e come scrisse De Amicis la scuola non soffre il tempo perché quella, solo quella, per i giovani, è lo strumento del tempo. Perché la scuola fu ed è la vita della nostra memoria. Ancora per i “naviganti” della scuola, auguri; di cuore. E ai naviganti, direbbe Dante, intenerisce il cuore.

Paolo De Stefano

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