24 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 24 Ottobre 2021 alle 10:28:00

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Al via il sessantesimo Convegno di Studi sulla Magna Grecia

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Al via il sessantesimo Convegno di Studi sulla Magna Grecia

Dopo la parte protocollare coi saluti di rito (il prefetto Demetrio Martino, la direttrice del Museo nazionale archeologico Eva Degl’Innocenti, il direttore del Dipartimento jonico dell’Università di Bari Riccardo Pagano, il consigliere regionale Cosimo Borraccino, il vicesindaco di Taranto Fabiano Marti, l’amm. Vitiello, comandante del Comando Marina Sud della Marina Militare ed il presidente Isamg Aldo Siciliano) e l’annuncio delle intese che stabilizzeranno finalmente la vita dell’Istituto per la storia e l’archeologia della Magna Grecia (“scusandoci per il ritardo – ha evidenziato Marti, anche nelle sue vesti di assessore alla Cultura – finalmente quest’anno istituzionalizziamo il rapporto fra l’Isamg e la città, cominceremo un percorso nuovo, rivolto anche, attraverso iniziative che si snoderanno per tutto l’anno, in collaborazione anche con Università e Soprintendenza, ai giovani”) ha preso il via, nell’Aula magna della sede principale del Polo universitario jonico dell’Università degli studi di Bari Aldo Moro, l’ex caserma Rosaroll, il 60° Convegno internazionale di studi sulla Magna Grecia.

La direttrice del Museo, Eva Degl’Innocenti, ha sottolineato la collaborazione già instaurata con la “nuova” Soprintendenza di Taranto, guidata da Barbara Davidde, che debutta quest’anno nel Convegno, la digitalizzazione del patrimonio del MArTA, al servizio degli studiosi e della città, e l’avvio di una integrazione anche di manifestazioni in vista del prossimo Convegno. Riccardo Pagano, anche a nome del Magnifico Rettore, ha espresso la stretta vicinanze dell’Università di Bari, e del Polo jonico in particolar modo, ad Isamg e Convegni, la cui casa naturale non può che essere la sede dell’Università. La conferenza inaugurale è stata affidata a Lorenzo Braccesi, un accademico che ha anche inusuale e notevole capacità di divulgazione.

Una autentica lectio magistralis su “Magna Grecia e Sicilia nella letteratura greca di V secolo a.C.”; campo talmente ampio che il relato re ha scelto di occuparsi delle scritture poetiche che trattano contemporaneamente di Sicilia e Magna Grecia, della celebrazione della signoria siracusana e delle mire occidentali di Atene. Dopo la vittoria navale di Cuma sugli Etruschi, nel 474, Ierone ormai tiranno di Siracusa elabora una ideologia della vittoria che lo porta ad allineare la vittoria navale che stroncò l’espansione etrusca nel Mar Tirreno e quella, di sei anni precedente, di suo fratello Gelone contro i Cartaginesi ad Himera, a quelle ottenute contro i Persiani da Atene per mare a Salamina e da Sparta per terra a Platea. I dinomenidi (la dinastia dei discendenti di Dinomene, fra i quali i due fratelli Gelone e Ierone) hanno insomma benemerenze panelleniche non inferiori a quelle di Ateniesi e Spartani nella lotta contro i barbari. Ielone affida la sua propaganda ad alcuni dei massimi autori greci dell’epoca: Eschilo, del quale purtroppo sono andati perduti i componimenti occidentali, e Pindaro, del quale possediamo ancora numerosi versi encomiastici.

Nella Pitica prima, per esempio, Pindaro celebra Ierone trionfatore assoluto di Cuma, dove i Tirreni “videro la propria tracotanza piegarsi, con le navi mattate, avendo visto se stessi con pena dal signore annientati di Siracusa, dalle navi celeri, la propria gioventù avendo visto falciata stramazzare precipite nel mare”, quando egli, Ierone, “vittorioso liberò dal giogo del servaggio l’intera grecità”. Non solo: anche per quel che riguarda la battaglia terrestre dell’Himera, Ierone rivendica (ed i suoi esegeti eseguono) un ruolo pari a quello di Gelone: non solo di Gelone fu la vittoria, ma anche di Ierone, dei due dinomenidi. Che non a caso altrove la propaganda associa ai Dioscuri, i “ragazzi di Zeus”; in una lotta contro i barbari non condotta in nome di una astratta libertà ma per scampare un rischio di concreta servitù, che avrebbe riguardato la Grecia intera: madrepatria ed Occidente. In Demetrio comico troviamo invece cenno al rapporto cordiale fra Artas re dei Messapi e gli Ateniesi: una alleanza in funzione anti-dorica ed anti-tarantina che peraltro, aggiungiamo noi, portò danni a Taranto ma probabilmente ancora maggiori ad Atene, quando oltre alla guerra contro Sparta azzardò il tentativo di invadere la Sicilia. Ma queste sono vicende successive, e se ne parlerà nel LXI Convegno, il prossimo anno.

Giuseppe Mazzarino

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