16 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 16 Ottobre 2021 alle 16:30:00

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L’incontro di Giuseppe Ungaretti con Giacomo Leopardi

foto di Giuseppe Ungaretti
Giuseppe Ungaretti

Tutto è partito da un articolo, scritto da Mario Guadagnolo e pubblicato su Taranto Buonasera qualche tempo fa. Mario ha raccontato con leggerezza dell’incontro avuto a Roma, siamo nel 1968 (anno di forti tensioni sociali e politiche), con il poeta Giuseppe Ungaretti, sollecitato dal suo professore Arcangelo Leone De Castris, relatore della sua tesi nell’Ateneo di Bari.

Argomento: il rapporto tra Ungaretti e Leopardi, da qui il titolo della tesi : “Ungaretti legge Leopardi”. Trattandosi di un argomento poco studiato e in mancanza di una adeguata bibliografia, De Castris chiese al suo alunno di mettersi in contatto con Ungaretti per saperne di più e raccogliere utili materiali tanto più che non vi erano studi specifici sull’argomento e che, perciò, tutto era da ‘inventare’, nel senso che tutto o quasi era da fondare, da costruire. Grazie ai buoni uffici di Antonio Rizzo, celebre intellettuale tarantino ed amico di Mario (sono gli anni della Università popolare a Taranto), riuscì a combinare questo incontro con il maestro a Roma.

Ora se l’incontro non fu determinante ai fini della sua ricerca, va detto che, in virtù delle forti emozioni che gli procurò, servì a galvanizzare il giovane laureando e a rafforzarlo nei suoi propositi di battere una strada pressoché inesplorata. Devo aggiungere di conoscere Mario da molti anni, sia come politico che come docente, ma non avrei mai sospettato questo retroterra, questo interesse per la letteratura italiana, in quanto negli anni ha sempre giocato, come dire, “a carte coperte”, interessandosi per lo più di politica e di storia, specialmente otto-novecentesca. Ma non si finisce mai di scoprire un uomo e questa è davvero una felice scoperta. Mario Guadagnolo ha ripercorso il cammino letterario di Giuseppe Ungaretti con molta cura, esplorando la sua formazione, culturale ed umana, gli anni vissuti in Egitto, i soggiorni all’estero, a Parigi, San Paolo del Brasile, Roma, naturalmente la sua produzione, alla luce anche dei molteplici rapporti da lui intrattenuti con intellettuali, poeti, letterati ed artisti del secolo breve. In questa cornice si colloca il rapporto privilegiato con il poeta (e non solo tale, ma acuto filologo e filosofo) Giacomo Leopardi al quale ha sempre guardato come ad un artista e ad un poeta di altissimo valore.

Ungaretti è attratto dalla figura di Leopardi, dal suo pensiero e dalla sua opera ma soprattutto dalla sua poesia che non ha eguali nel panorama ottocentesco della letteratura italiana ed ha un respiro europeo. Ungaretti a tal fine si serve di tutti gli strumenti, culturali e tecnici in suo possesso, per indagare la ricchezza e originalità della poesia leopardiana, una poesia che si alimenta alle fonti della cultura classica (in primis i classici greci e latini) e del laicismo sette/ottocentesco (Diderot, Montesquieu) per non dire dei poeti simbolisti (Rimbaud, Mallarmé e soprattutto Apollinaire), ma segue un suo percorso originale ed apre nuovi orizzonti in termini di rinnovamento della tradizione lirica italiana. Se Leopardi contrae debiti, soprattutto formali, con la lirica petrarchesca e rinascimentale, va al di là di essa soprattutto in considerazione dei temi affrontati, che hanno a che vedere con l’infinito, il cosmo, la natura, la morte, l’amore, e della sua originale investigazione. Leopardi, nella lettura ungarettiana, è un poeta che nella poesia mette in gioco tutto il suo essere e al fuoco della poesia brucia i suoi ideali e le sue aspettative e sogni e speranze.

Da qui la sua modernità e capacità di parlare all’uomo dei nostri giorni. In qualche modo Ungaretti entra in simbiosi con Leopardi, o meglio la sua poesia si incontra con quella del recanatese al punto che i due sembrano per molti versi ‘fratelli’ negli spiriti e nelle forme, anche se gli esiti saranno, ovviamente, diversi. In entrambi uguali sono l’ ansia di luce e di infinito, il complesso rapporto con la natura, l’ idea di poeta come ‘veggente’, la ricerca instancabile della parola primigenia, ma ache la volontà di fare lega con gli altri esseri viventi contro gli insulti e le asprezze della natura matrigna. Tutto questo Mario Guadagnolo racconta nel suo denso libro, uscito da poco per i tipi di Scorpione editrice, che non mancherà di suscitare interesse e, a mio parere, non pochi consensi. L’analisi da lui condotta e approvata dal De Castris, finissimo e acuto studioso, ci immette in un sapiente discorso critico e ci consente di esplorare il rapporto Ungaretti / Leopardi sotto una nuova luce, consono con i nostri tempi. Insomma, si tratta di un contributo di prim’ ordine che, al di là degli anni della sua genesi, mantiene intatta la sua valenza e la capacità di coinvolgere gli uomini del nostro tempo, innamorati, nonostante tutto, della bellezza e della poesia.

Alberto Altamura

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