16 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 16 Ottobre 2021 alle 15:54:00

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Giuseppe Giovinco: «Taranto, possiamo crescere»

foto di Giuseppe Giovinco del Taranto
Giuseppe Giovinco del Taranto

Taranto come ennesima missione. Un percorso professionale coraggioso che rintraccia la sua genesi in una sorta di spirito di rivalsa, di rifiuto dello stereotipo. Ne è testimone, Giuseppe Giovinco: ha accettato l’immediata simbiosi con la passione della piazza ionica, ha dispensato vocazione ed umiltà nell’accogliere la nuova avventura. Libero dall’etichetta di “fratello d’arte”, fastidiosa quanto reiterata. Forte di un viaggio intrapreso oltre una decade fa, una peregrinazione che l’ha qualificato come esperto della categoria.

“Il Taranto è una squadra nuova, con un parco giocatori composto da molti giovani: abbiamo la possibilità di incrementare la nostra intesa sul campo con rapidità- esordisce con sicurezza Giuseppe Giovinco- Esiste un grosso margine di miglioramento, però possiamo trovarlo esclusivamente attraverso il lavoro quotidiano. I risultati positivi aiutano ad operare con entusiasmo e consapevolezza superiori, ma un traguardo si costruisce giorno dopo giorno, superando ogni avversità ed ogni battuta d’arresto. L’obiettivo è il perfezionamento costante, finalizzato a conse-guire la salvezza il prima possibile”. Una sorta di nostalgia per l’enfasi, anche per le pressioni tipiche degli ambienti sportivi del meridione, ha stimolato la scelta “magnogreca” di Giuseppe Giovinco, reduce da un ottimo campionato disputato nelle fila del Renate, coinvolto nella griglia play off del raggruppamento del Nord: “Desideravo ritornare ad esprimermi nel girone C, composto in massima parte da società che hanno allestito organici per disputare un torneo importante, in relazione ai propri obiettivi- ammette Giovinco, memore delle sue tappe a Catanzaro e Matera- Va dimostrato sul campo: ci sarà da battagliare ogni domenica. Tutte le partite qui sono difficili”.

Il suo debutto dal primo minuto con la casacca del Taranto è coinciso con la splendida rete che ha marchiato a fuoco la trasferta di Campobasso, un’incornata insolita e perfetta che ha permesso alla compagine di mister Laterza di conquistare i primi tre punti della stagione. Nell’impianto tattico di base adottato dallo stratega ionico, Giovinco è stato si-stemato sul versante mancino del tridente: “Il mister sa dove preferisco giocare, però mi considero a to-tale disposizione della squadra, la quale ha bisogno di tale interpretazione. In passato mi è già capitato di operare come esterno a sinistra in un 4-3-3: se potessi scegliere, avanzerei- confida le sue peculiarità- Mi collocherei dietro la prima punta: ho sempre agito accanto all’attaccante, arretrando con facoltà di girarci intorno”. Emblematico è lo score personale certificato in quel Catanzaro che ha sfiorato l’ascesi di categoria quattro anni addietro: “Ho segnato nove reti, il massimo in un torneo. A Viareggio, compresa la Coppa Italia, ne collezionai tredici”.

Non è avvezzo all’integralismo tattico, mister Laterza: ideologia coerente, idee limpide, ma eclettismo suggerito dall’evoluzione degli eventi. “Il mister non mi ha chiesto niente di eclatante: ci siamo parlati, ci siamo conosciuti, mi sacrifico volentieri alla causa rossoblu e spero di ricambiare la sua fiduciasorride Giovinco- Si è instaurato un rapporto di massima stima e di chiarezza, come dovrebbe accadere sempre fra uomini”. Condividere la lettura delle partite, studiarne le eredità positive e negative, dispensare audacia, intelligenza e mai remissività: “In una squadra nuova e giovane e con un processo di crescita da acquisire, col tempo troveremo le giuste misure per interpretare senza superficialità entrambe le fasi di possesso e non possesso- spiega l’attaccante originario di TorinoAnalizziamo i meccanismi, le lacune e gli aspetti vantaggiosi dopo ogni partita: anche quando facciamo bene, non vuol dire che i difetti non esistano. Ogni domenica aumentiamo la nostra sinergia: anche quando abbiamo vinto contro Campobasso e Palermo sono stati commessi degli errori, addolciti dalla consistenza del risultato. Domenica a Pagani è andata male nell’epilogo e tutti se ne sono accorti: non ci dobbiamo basare su questo, ma continuare sulla nostra strada e lavorare sodo”.

L’imminente banco di prova assume le sembianze del Latina, compagine che ha frenato in sequenza Avellino e Foggia: “Vuole essere protagonista, arriva dalla serie D e vuole fare bella figura, far punti. Noi dovremo essere più tosti di loro e cercare di ribadire quello di cui siamo capaci, dimostrato in queste prime quattro partite- catechizza Giovinco- Non dobbiamo basarci troppo sugli avversari: abbiamo notato che tanto dipende da come noi affrontiamo il tipo di match. Dobbiamo studiare ed avere massima considerazione del Latina, ma è fondamentale guardare in casa nostra, cercare di migliorare quello che abbiamo sbagliato e che può influire sul punteggio”. Cresciuto nel vivaio della Juventus insieme col fratello Sebastian, Giuseppe ha declinato con fermezza quella ricerca di analogie e quella tentazione di pregiudizio che rischiavano di fagocitarlo. Esistono diversità fra gli approcci agonistici da parte dei calciatori prodotti di un settore giovanile blasonato e giovani promossi dal dilettantismo in qualità di Under? “Dipende dal percorso dell’atleta. Di sicuro c’è tanta differenza fra il vivaio di un club di serie A di prima fascia rispetto ad un club di serie Ccommenta Giovinco- Sta al ragazzo capire ed adeguarsi nel contesto in cui si trova: pri-ma individua le sue certezze e le sue ambizioni, prima riesce a scalare in categorie superiori oppure ad emergere per rendimento ed applicazione rispetto ad altri giovani colleghi. Ci sono tanti ragazzi pronti a mettersi in luce e spesso le dinamiche del calcio non aspettano, sono severe”.

Alessandra Carpino

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