19 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 19 Ottobre 2021 alle 07:41:00

Cronaca News

«Nuove tecnologie per l’acciaio pulito»

foto di Il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani
Il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani

Un Siderurgico green è possibile, producendo acciaio con le nuove tecnologie. Non si tratta di un’utopia o di uno slogan. Di una riconversione possibile è convinto Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente dal 2018, ingegnere ambientale, quindi un tecnico della materia.

«Ci sono le tecnologie che consentono di trasformare lo stabilimento in un impianto sostenibile dal punto di vista ambientale e di risolvere, quindi, il problema dell’inquinamento che noi come Legambiente abbiamo denunciato sin dagli anni Ottanta, quando era ancora gestito dallo Stato. Abbiamo contestato la vecchia gestione pubblica come quella privata dei Riva – sottolinea Ciafani – lo abbiamo fatto anche con manifestazioni pubbliche delle quali ricordo in particolare una di oltre 15 anni fa, col coinvolgimento degli abitanti del quartiere Tamburi. In tanti, accogliendo il nostro invito, misero fuori dai balconi delle loro abitazioni le lenzuola bianche per alcuni giorni per evidenziare visivamente le tracce di inquinamento provocato dalle polveri della fabbrica. Con gli anni è aumentata notevolmente la consapevolezza dei cittadini di Taranto e poi nel 2012 è intervenuta la magistratura col sequestro dell’area a caldo. Questo però è il passato, adesso bisogna lavorare per il futuro della fabbrica».

Legambiente, al contrario di alcuni gruppi ambientalisti, non chiede la chiusura ma un percorso di transizione ecologica concreto e reale. «Con la gara per l’aggiudicazione, lo stabilimento di Taranto – ricorda il presidente di Legambiente – se lo è aggiudicato il progetto meno innovativo. Malgrado ciò qualcosa sta cambiando e può cambiare ancora. Le più recenti tecnologie, infatti, consentono di attuare un percorso di riconversione scandito da tre tappe fondamentali: ridimensionamento delle potenzialità produttive, forni elettrici e idrogeno verde. In Europa ci sono già due stabilimenti in cui è stata sperimentata una produzione annua che raggiunge in uno 4 milioni di tonnellate di acciaio e in un altro un milione di tonnellate di acciaio utilizzando l’idrogeno ed eliminando il carbone. A Taranto le cose stanno cambiando con l’ingresso dello Stato nella compagine societaria, lentamente ma stanno cambiando. Dopo la copertura dei parchi minerari altri interventi di ambientalizzazione sono stati avviati ma, come dicevo, procedono a rilento.

L’ex Ilva necessita di una riconversione che consenta allo stabilimento di continuare a produrre senza inquinare per venti o trent’anni. Il percorso è iniziato, con ritardo e lentezza, considerando le dimensioni e l’urgenza del problema, ma è iniziato. Credo che un’accelerata possa essere data con l’arrivo di altre risorse, quelle europee del Just Transition Fund. Si tratta di una grossa opportunità perché quelle risorse possono consentire l’adozione di tecnologie innovative con l’utilizzo dell’idrogeno verde e l’introduzione dei forni elettrici al posto di quelli tradizionali a carbone. In questo modo l’ex Ilva potrà avere una vita produttiva di 20 o 30 anni senza impattare sull’ambiente, sul territorio e sulla salute dei tarantini. La riconversione del Siderurgico di Taranto, un’industria peraltro strategia per l’economia nazionale, è una delle sfide di questo Paese che deve dimostrare di saper trasformare in opportunità questa crisi. Dall’era Covid dobbiamo uscire diversi da come ci siamo entrati. Questo discorso – conclude Ciafani – non vale solo per la siderurgia e per l’acciaieria di Taranto, ma a 360 gradi in considerazione dell’occasione irripetibile dei fondi europei che l’Italia è riuscita ad ottenere».

Annalisa Latartara

1 Commento
  1. VINCENZO 3 settimane ago
    Reply

    Questo signore deve solo provare vergogna per quello che afferma

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