22 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Ottobre 2021 alle 16:57:00

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Le nozze di Peleo e Tetide: la versione critica al MarTA

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Le nozze di Peleo e Tetide: la versione critica al MarTA

Il cartellone del Paisiello Festival vede quest’anno oltre alle rappresentazioni di carattere musicale anche una serie di presentazioni di edizione critiche. Presso il cortile del MarTA, giovedì scorso è stata la volta del volume: “Miti, metafore e feste per le scene di un Regno: intorno alle nozze di Peleo e Tetide di Giovanni Paisiello” a cura di Paola De Simone e Nicolò Maccavino, entrambi critici e docenti di storia della musica. L’opera è edita pei i tipi di Turchini Edizioni, casa editrice che dal 2003 costituisce un polo pilota nella valorizzazione del patrimonio musicale e teatrale con la pubblicazione di volumi cardine sul Seicento e Sette-cento musicale. La scelta del MarTa come luogo della presentazione, ha spiegato in apertura il direttore ar-tistico Lorenzo Mattei, sta nel fatto che al tempo di Paisiello i temi delle opere erano ancora incentrati sui miti. La vicenda è basata infatti sulle nozze di un re della Tessaglia, di nome Peleo, con la ninfa Tetide da cui nacque Achille.

Musicalmente si tratta di una festa teatrale composta da Paisiello in occasione delle nozze reali di Ferdinando IV e Maria Carolina d’Asburgo Lorena. Scritta nel 1768 per consacrare l’unione fra gli scettri d’Austria e di Spagna che costituì l’asse centrale dei sontuosi festeggiamenti organizzati in oc-casione del matrimonio dei nuovi sovrani di casa Borbone. Come ci si trova a scrivere un libro come que-sto e a che fonti ha fatto ricoso? “Durante le mie varie incursioni negli archivi napoletani partendo dalla meravigliosa biblioteca del conservatorio di Napoli S.Pietro a Maiella dove si trovano le fonti di base che sono i libretti e le partiture di Paisiello, ho sempre cercato di ricollegare quello che era il discorso musicale e quindi la creatività artistica con tutti i linguaggi delle arti, con la storia e la politica culturale del tempo. I Borbone ci hanno lasciato un modello altissimo e insuperato, e ad oggi purtroppo dimenticato, di quello che è stato una macchina organizzativa straordinaria soprattutto in termini di politica culturale. Niccolò Macchiavino ha curato l’edizione critica di libretto e partitura approfondendo gli aspetti musicali e formali sulla base delle fonti attualmente esistenti che sono un manoscritto autografo conservato a Napoli nella Biblioteca di S.Pietro a Maiella e un manoscritto copia di poco successivo presso la biblioteca nazionale di Stoccolma.

Durante le mie ricerche sul Settecento apparivano sempre documenti su questa serenata di Paisiello. Scavando scavando mi sono resa conto che c’era un tesoro immenso, non soltanto sulla serenata ma sulla serenata come cardine di un sistema operativo straordinario che coincide con l’ingresso di Maria Carolina d’Asburgo nella capitale del Regno. Una ricerca da cui sono apparsi oltre 220 documenti inediti soltanto sulla serenata grazie ai quali ho ricostruito tutti gli organici: nomi, cognomi e funzioni, compreso chi faceva il fischio per avvisare i musici, una quantità di persone straordinaria in palcoscenico, lottatori, gladiatori che servivano a fare spettacolo.

Continuando queste ricerche ho scoperto documenti importanti come quelli autografi di Lucrezia Agujari, soprano virtuoso detta “la Bastardella, o la bastardina” che pare riuscisse ad arrivare all’estensione di tre ottave e mezzo, fino al Do6, la quale accampó delle pretese esor-bitanti per questo ingaggio. Il tutto è venuto fuori da due lettere di suo pugno e una scrittura privata che vede il ministro e segretario di Stato, Bernardo Tanucci, cedere, a fronte dei seicento o novecento ducati pagati ai suoi compagni di scena, pagare 2600 ducati oltre a tre mesi di vitto e alloggio a Napoli. Fu questo uno degli apici della politica culturale borbonica. Il volume nasce da un saggio presentato ad un convegno a Lisbona sulle serenate del Settecento, per restituire al lettore l’integrità della parte storica per l’edizione critica della partitura. La presentazione del volume è stata accompagnata dalla prima esecuzione in tempi moderni di alcuni brani dell’opera scelti da Fabio Anti, che ha accompagnato al cembalo il soprano Angela Spinelli. Oltre alla sinfonia iniziale trascritta per pianoforte, due le arie di Peleo: recitativo 11, aria 12, e il recitativo 25, aria 26, scritte in origine per castrato. Qui Angela Spinelli ha saputo ben affrontare sotto il profilo tecnico le due difficili romanze scritte tutte sul passaggio di registro. La prima è un cantabile, la seconda è un’aria più virtuosa.

Daniele Lo Cascio

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