20 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 19 Ottobre 2021 alle 22:59:00

foto di Enrico Laghi
Enrico Laghi

La Procura di Potenza scrive un nuovo capitolo dell’inchiesta sulla presunta trattativa Procura di Taranto-Ilva gestione commissariale di alcuni anni fa. Questa volta il nome eccellente coinvolto è quello di Enrico Laghi, ex commissario Ilva, sottoposto agli arresti domiciliari dal gip del Tribunale di Potenza (il pm aveva chiesto la misura cautelare in carcere) con l’accusa di corruzione in atti giudiziari in concorso e destinatario anche di un decreto di sequestro di 270.000 euro. Nello stesso filone d’indagine sono coinvolti, in concorso con Laghi, l’ex procuratore di Taranto Carlo Maria Capristo, Piero Amara, il famoso avvocato dell’Eni che avrebbe svelato la presenza di una presunta Loggia Ungheria alla Procura di Milano, l’avvocato Giacomo Ragno, amico di Capristo secondo gli inquirenti, Filippo Paradiso, poliziotto, ritenuto una sorta di addetto alle pubbliche relazioni di Amara oltre che concorrente nella presunta corruzione in atti giudiziari e Nicola Nicoletti, ex consulente Ilva. Amara, Nicoletti, Paradiso e Ragno sono stati arrestati (e poi rimessi in libertà) sempre dal gip di Potenza lo scorso 8 giugno.

Dopo l’exploit di inizio estate dell’inchiesta, ecco dunque un nuovo filone. Anche questo ruota intorno alle vicende dell’Ilva. Nello specifico, intorno al patteggiamento, poi rigettato dalla Corte d’assise e alle inchieste della Procura di Taranto sugli infortuni al Siderurgico in cui persero la vita Giacomo Campo il 17 settembre 2016 e Alesssandro Morricella il 12 giugno 2015. Stando alla ricostruzione investigativa, Laghi avrebbe acconsentito alla nomina dell’avvocato Ragno da parte dell’Ilva in as, in quanto amico di Capristo che in cambio, è sempre la tesi accusatoria, avrebbe fornito un atteggiamento accomodante della Procura nei confronti dell’azienda siderurgica, svendendo così la funzione giudiziaria, sostiene la Procura lucana.

Atteggiamento accomodante che doveva concretizzarsi nel dissequestro del nastro trasportatore e dell’Afo 4, gli impianti in cui si erano verificati i tragici incidenti, per consentire la ripresa della produzione. Nel mirino della Procura di Potenza, diretta dal procuratore Francesco Curcio, sono finiti due incarichi difensivi del legale Ragno, di 90.000 e 262.000 euro, per aver assistito due dirigenti Ilva, fra cui De Felice nel processo Ambiente Svenduto (l’imputato è stato condannato in primo grado a 17 anni). Si tratta di somme liquidate dall’Ilva gestione commissariale Laghi ritenute dal gip del «profitto del reato». Una vicenda che il gip del Tribunale di Potenza Antontello Amodeo definisce «un grave episodio di collusione e di patto corruttivo (ben più articolato e insidioso del banale “scambio di bustarelle”), e non una mera vicenda di malcostume, nel quale le parti dell’accordo si garantivano a vicenda favori per l’ascesa professionale ed economica dei componenti del gruppo». La ricostruzione accusatoria si basa prevalentemente sulle dichiarazioni rese durante gli interrogatori da Amara e Nicoletti, supportate dalle sommarie informazioni di altri testimoni, dirigenti e legali dell’epoca di Ilva, sentiti dai pubblici ministeri di Potenza. Stando a tale ricostruzione, il professor Laghi, commissario straordinario di Ilva in as, avrebbe incaricato Nicoletti di sondare, tramite Amara, la disponibilità del Capristo ad instaurare un rapporto privilegiato con entrambi i commissari che per questo «lo incontravano alle cene appositamente organizzate a casa dell’Amara a Roma».

Obiettivo sarebbe stato quello di ottenere «una gestione benevola dei procedimenti penali che riguardavano Ilva e i suoi dirigenti». In cambio avrebbero nominato «quale consulente Ilva» Amara, il quale «con l’aiuto di Filippo Paradiso aveva assicurato sostegno lobbistico per la nomina di Capristo quale procuratore di Taranto». Allo stesso tempo, Amara che, secondo l’accusa aveva un rapporto con Capristo sin da quanto era a capo della Procura di Trani, avrebbe accresciuto il suo prestigio professionale all’interno dell’Eni. Un peso notevole nell’arresto dell’ex commissario Laghi, come sottolinea lo stesso gip, lo hanno avuto le dichiarazioni di Nicoletti che «sebbene in sede di interrogatorio abbia negato di aver influito sulla nomina del Capristo quale Procuratore di Taranto, ha ammesso di conoscere l’Amara e il Paradiso e di aver partecipato alle cene a casa di Amara organizzate in prossimità dell’insediamento di Capristo a Taranto, per sondare la disponibilità del procuratore e verificare se lo stesso fosse disposto ad incontrare Enrico Laghi».

Ha ammesso anche «di aver avuto un ruolo attivo (nello specifico, esecutivo) sulla nomina dell’avvoacato Ragno quale difensore di dirigenti Ilva, ma ha precisato che tale nomina è avvenuta su richiesta esplicita del procuratore Capristo al commissario straordinario Enrico Laghi, il quale ultimo a tal fine incaricava il Nicoletti di procedere». Nell’ambito del presunto scambio di favori, sarebbe avvenuta la nomina di un consulente della Procura di Taranto, «sempre su iniziativa di Capristo e Laghi» ma «con la mediazione dell’Amara, che – da quanto si legge nell’ordinanza – comunicava col procuratore e che pagò il biglietto aereo al Sorli per “accelerare i tempi” nella vicenda dell’incidente in cui nel 2016 perse la vita l’operaio Giacomo Campo». Nelle dichiarazioni rese al procuratore di Potenza Curcio, Nicoletti descrive Laghi «per un verso – scrive il gip – quale assoluto dominus della struttura commissariale in grado di orientarne l’operato e, per altro verso, quale mandante della condotta illecita posta in essere» da lui stesso. Nicoletti, quindi, ha anche ammesso un suo coinvolgimento nel presunto scambio di favori, ma ha sottolineato che il più influente era il professor Laghi, poichè «gestiva tutte le posizioni strategiche dell’Ilva» ed era «il punto di riferimento istituzionale, quindi del Governo, perché loro erano commissari governativi», ossia «erano stati nominati dal Mise».

Nelle sue dichiarazioni Amara parla anche di presunti contatti con Luca Lotti, quale interlocutore del governo Renzi. Secondo la versione di Amara, «nella gestione finale Laghi, Capristo, un certo Morandi e Renzi erano tutta una cosa nella gestione del patteggiamento». Dichiarazioni seguite da una serie di omissis e anche da affermazioni pesanti sul comportamento della Procura dell’epoca e sulla richiesta di patteggiamento (i fatti vanno dal 2015 al 2019). Secondo Amara, poichè «a Milano ancora non si era chiusa la vicenda. Ci fu… la Procura fece una modifica del capo di imputazione che era finalizzata solo ad avere i termini … per prendere tempo per chiudere questo patteggiamento e quella mi pare che la firmarono tutti». Il riferimento a Milano, a quanto pare, riguardava il tentativo di recupeare i soldi dei Riva che erano all’estero».

Ma «non avevano la certezza che in Corte d’Assise passava, utilizzavano degli strumenti, ma tutti. Ora, cioè, chiaramente – ha detto testualmente Amara- ora tutti mi denunciano se dico questa cosa, però ci dovrebbe essere una modifica del ca… e vede perché io poi sbaglio a parlare troppo…». Comunque, conclude Amara, «ci fu una modifica di un capo di imputazione». Ennesima frase seguita da un omissis. «Le cose in Corte d’Assise (non il collegio di Ambiente svenduto ndr) non andavano come dovevano andare, se non si chiudevano i due patteggiamenti sarebbe saltato tutto e lì ci fu proprio una riunione con i sostituti, con Capristo, con Argentino e tutti quanti di trovare un modo perché il presidente non gli avrebbe dato neanche il rinvio». Amara racconta anche di presunte pressioni sui pm, affermando testualmente che «certamente Capristo e Argentino condizionarono l’operato dei sostituti…». Amara sostiene che immaginavano che la Corte d’Assise non avrebbe accolto la richiesta di patteggiamento. Infatti, è stata rigettata. Il nuovo capitolo dell’inchiesta di Potenza sembra il preludio di nuovi sviluppi e, non è da eslcudere, di nuovi coinvolgimenti considerando i numerosi omissis negli stralci delle dichiarazioni di indagati e testimoni. La notizia del nuovo filone si è diffusa nella mattinata mentre a Potenza era in corso l’udienza del processo a Capristo.

Annalisa Latartara

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