22 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Ottobre 2021 alle 16:57:00

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Virtuosismi settecenteschi, bis e applausi per l’Orchestra barocca di Cremona al Fusco

foto di L'Orchestra barocca di Cremona al Fusco
L'Orchestra barocca di Cremona al Fusco

Terzo appuntamento venerdì scorso al Teatro Fusco per la XIXª edizione del Giovanni Paisiello Festival, manifestazione organizzata dagli Amici della Musica “Arcangelo Speranza” che vede la direzione artistica di Lorenzo Mattei. Ad esibirsi sul palcoscenico i Solisti dell’Orchestra Barocca di Cremona, complesso di musica antica nato nel 2002 dall’unione di alcuni studiosi ed esecutori specializzati nel repertorio musicale preromantico, guidato da Giovanni Battista Columbro, che da anni porta avanti un lavoro di ricerca musicologica e di studio sulla prassi storicamente informata del repertorio barocco. Per l’occasione, trattandosi di musica da camera, lo stesso Columbro ha portato a Taranto le prime parti dell’orchestra: il primo violino, Maurizio Cadossi, Ciro Chiapponi alla viola e Antonio Braidi al violoncello, per alternarsi lui tra direzione e flauto.

Il programma prettamente cameristico abbracciava l’arco temporale tra la fine del Settecento e primi dell’Ottocento parigino, principalmente di autori italiani di scuola napoletana che in quel periodo costellavano l’Europa, Paisiello in primis, e che fecero fortuna a Parigi. Si tratta di musicisti italiani celebrati come capiscuola nella Parigi post-rivoluzionaria e napoleonica, maestri che seppero imprimere una svolta insieme tecnica e stilistica in anni cruciali per lo sviluppo della scrittura per gli archi. Quest’anno il richiamo alla Francia infatti è dovuto alla circostanza che il festival è incentrato sui rapporti parigini tra l’illustre compositore tarantino e il generale Napoleone, del quale ricorre il bicentenario della morte. Il concerto si è aperto con il Quartetto op. IV n. 6 in mi minore di Federigo Fiorillo (1755 – 1823), musicista nato a Brunswik, in Germania, dove si era trasferito il padre Ignazio, musicista anche lui. Qui divenne famoso, non solo come compositore ma anche come mandolinista. A seguire l’esecuzione del Quatour Concertants T. 145 n. 1 in re maggiore e del Trio op. 40 n. 1 in re maggiore di Giuseppe Cambini (1746 – 1825), compositore e violinista livornese trasferitosi a Parigi, dove nel maggio 1773 suonò al Concert spirituel. Nel dicembre successivo uscirono i sei quartetti per archi op. 1.

Da allora in avanti le sue composizioni strumentali si susseguirono con grande rapidità, tanto che nel 1800 si contavano più di 600 opere pubblicate a suo nome, le quali continuarono ad essere inserite nei programmi del Concert spirituel e del Concert des Amateurs, con il favore degli ambienti musicali francesi. Dulcis in fundo la serata si è conclusa ovviamente nel segno di Paisiello, con il quinto dei sei Quartetti op. 23 con cui il compositore tarantino assecondò le nuove consuetudini musicali che si andavano diffondendo in Europa, in particolare nel repertorio da camera, nel cui ambito il complesso strumentale più in voga divenne il quartetto d’archi, cui presto si aggiunse il flauto, strumento che conobbe subito un grande successo. I solisti dell’Orchestra Barocca di Cremona sono stati capaci di trasformare il Teatro Fusco in un salotto settecentesco, riecreando tutta l’armonia del tempo fatta di fioriture, abbellimenti, brio di concertati, ma anche piccoli assoli virtuosistici, trasportando lo spettatore in un mondo che oggi appare ormai come fiabesco.

Un programma che è stato sia tecnico che virtuosistico, accanto ad una cantabilità squisita non sono mancati passi piuttosto impegnativi con concertati tra i quattro strumenti, lasciando apparentemente primeggiare, a turno, ciascun strumento per poi finire in dialoghi serrati d’assieme. A grande richiesta del pubblico è stato concesso come bis il brano di Paisiello. Prossimo appuntamento del Festival domani alle ore 18 presso il Salone degli Specchi di Palazzo di Città con la conversazione sul tema Paisiello e Napoleone, Napoli e Parigi, che vedrà impegnati insigni studiosi del calibro di Giulia Giovani dell’Università di Siena, Galliano Ciliberti del Conservatorio di Monopoli, Teresa Bosco dell’Alliance Française di Taranto ed Ennio Pascarella, coordinati da Lorenzo Mattei.

Daniele Lo Cascio

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