24 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 24 Ottobre 2021 alle 11:59:00

Cronaca News

“Fari” sulla trattativa fra l’Ilva e la Procura. L’inchiesta

foto di Enrico Laghi
Enrico Laghi

La trattativa per il patteggiamento a Taranto da una parte e per il rientro dei soldi dei Riva dall’estero da un’altra, la scelta di un consulente della Procura su un infortunio mortale al Siderurgico concordata, da quanto si legge nelle carte, con vertici e consulenti della gestione commissariale Ilva. Indagati che riferiscono presunte anticipazioni sulle possibili decisioni dei giudici. Incontri fra magistrati e vertici dello stabilimento, a volte preceduti da cene. E persino l’avvocato Piero Amara che, stando alle sue dichiarazioni, paga il biglietto di aereo al consulente tecnico in procinto di essere nominato dalla Procura di Taranto ma su input di Ilva in as dopo il sequestro del treno nastri dopo l’infortunio mortale nel 2016.

E’ questo, in sintesi, il quadro delineato dal gip del Tribunale di Potenza Antonello Amodeo nel provvedimento di arresto dell’ex commissario straordinario Ilva Enrico Laghi, col quale ha disposto anche il sequestro di 270.000 euro per corruzione in atti giudiziari. Reato contestato in concorso con gli indagati a piede libero nella stessa vicenda, l’ex procuratore di Taranto Carlo Capristo, il consulente dei commissari Nicola Nicoletti, l’avvocato Piero Amara, il poliziotto Filippo Paradiso e l’avvocato Giacomo Ragno, nominato, secondo i pm di Potenza, nei procedimenti penali a carico di due dirigenti Ilva, De Felice e Cola, su input di Capristo. Sotto la lente d’ingrandimento della Procura di Potenza è finita la tratta tiva, o meglio alcuni episodi legati alla richiesta di patteggiamento di alcune società dei Riva legata al rientro della somma di 1,3 miliardi dalla Svizzera.

Fondi che la gestione commissariale intendeva utilizzare per interventi di ambientalizzazione dello stabilimento. Stando alle ipotesi dell’accusa, Laghi, attraverso Nicoletti e Amara, avrebbe accontentito alla nomina dell’avvocato Ragno al fine ottenere da Capristo, procuratore capo e dalla Procura tarantina un atteggiamento accomodante nelle inchieste in cui era stato disposto il sequestro degli impianti in cui si erano verificati due infortuni mortali, nel 2015 e nel 2016. Questo è quello che hanno riferito coloro che sono stati sentiti dal procuratore Francesco Curcio e i pm della Procura di Potenza. Fra questi il famoso avvocato Amara. Il legale, già Eni e in questa circostanza consulente dei commissari, viene considerato attendibile dai magistrati di Potenza in riferimento alla conoscenza delle dinamiche del patteggiamento di Taranto, «laddove afferma che la modifica dell’imputazione, al di là della sua piena legittimità formale, veniva tuttavia, effettuata in quel momento, al fine di determinare un rinvio dell’udienza imminente tale da consentire la definizione, senza scossoni, dell’importante trattativa milanese – che porterà alla transazione fra la famiglia Riva e Ilva in as».

Il gip Antonello Amodeo, nell’ordinanza, scrive chiaramente che «non vi è dubbio che tale transazione avrebbe soddisfatto un interesse pubblico, determinando il rientro in Italia, dalla Svizzera, di circa un miliardo e mezzo di euro dei Riva a beneficio dei programmi di riconversione degli impianti tarantini. Dunque si tratta di condotta che in sé valutata, non ha né la sostanza né la forma del reato». Tuttavia, secondo il gip che ha firmato l’ordinanza dei domiciliari (il pm aveva chiesto la custodia in carcere), «dimostra come proprio Laghi – che seguiva sia le vicende della transazione con i Riva che quella del patteggiamento a Taranto – riuscisse ad orientare, in virtù del patto corruttivo intercorso, le scelte del capo dell‘ufficio inquirente che a sua volta – sostiene il gip – influiva sugli altri componenti dell’Ufficio, che ovviamente in perfetta buona fede non erano a conoscenza dei rapporti illeciti intercorrenti fra Capristo e Laghi». Quindi, da quello che si legge, i magistrati di Potenza, “scagionano” tutti i pubblici ministeri del pool della Procura di Taranto impegnati nella questione della modifica del capo di imputazione per il quale era stato chiesto il patteggiamento ma non il loro capo.

«Al di là della qualificazione dei fatti narrati, che sono penalmente neutri per tutti i magistrati del gruppo di lavoro, che hanno compiuto una legittima attività processuale suggerita da ragioni giuridiche e di opportunità processuale – ma non per Laghi, Nicoletti e Capristo, in quanto rientranti nel più ampio accordo corruttivo». Sui rapporti Procura-Laghi e commissari straordinari di Ilva in as è stata sentita Giovanna Cannarile, pm titolare del fascicolo sull’infortunio costato la vita al giovane Giacomo Campo. Anche le dichiarazioni del magistrato, sentito a sommarie informazioni dai suoi colleghi di Potenza, comunque, contengono alcuni omissis come numerosi altri passaggi dell’ordinanza del gip. Quindi, il mosaico non è ancora completo. Ma al di là degli aspetti penalmente rilevanti sui quali sono ancora in corso le indagini della Procura di Potenza, la vicenda giudiziaria conferma quello che secoli fa sosteneva il filosofo Francis Bacon: «Le leggi sono come le ragnatele, le mosche restano impigliate, mentre i mosconi le sfondano».

Annalisa Latartara

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