26 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 26 Ottobre 2021 alle 15:57:00

Cronaca News

Virus, numeri ancora in calo sul territorio

foto di Emergenza Coronavirus
Emergenza Coronavirus

Nella giornata di ieri, mercoledì, in Puglia sono stati effettuati 14.230 test per l’infezione da Covid-19 coronavirus e sono stati registrati 152 nuovi casi positivi: 77 in provincia di Bari, 6 nella provincia Bat, 3 in provincia di Brindisi, 26 in provincia di Foggia, 40 in provincia di Lecce, 7 in provincia di Taranto, -1 casi di residenti fuori regione, -6 casi di provincia in definizione. È stato registrato un decesso. I casi attualmente positivi sono 2.643; 147 sono le persone ricoverate in area non critica, 16 sono in terapia intensiva. Dall’inizio dell’emergenza sono stati effettuati3.661.955 test; 268.521 sono i casi positivi; 258.785 sono i pazienti guariti; 6.786 sono le persone decedute. I 268.521 casi positivi sono così suddivisi: 98.596 nella provincia di Bari; 28.121 nella provincia Bat; 21.279 nella provincia di Brindisi; 47.204 nella Provincia di Foggia; 31.105 nella provincia di Lecce; 40.764 nella provincia di Taranto; 992 attribuiti a residenti fuori regione; 460 di provincia in definizione.

Sono 5.806.887 invece le dosi di vaccino anticovid somministrate in Puglia (dato aggiornato alle ore 06.00 di ieri dal Report del Governo nazionale. Le dosi sono l’ 89.5% di quelle consegnate dal Commissario nazionale per l’emergenza, 6.487.536). Questo il quadro delle Asl pugliesi. Circa 3.800 dosi di vaccino somministrate martedì e quasi 2.000 nella mattinata di ieri. La campagna anti-Covid della Asl Bari ha raggiunto quota 1 milione e 892mila somministrazioni, di cui 1 milione e 14.396 prime dosi e 876.331 seconde dosi. Va avanti anche la campagna dedicata all’esecuzione della terza dose addizionale ai pazienti fragili, in particolare dializzati od oncologici in trattamento con farmaci immunosoppressivi o che abbiano terminato la terapia entro sei mesi.

Nei prossimi giorni saranno avviati a vaccinazione, presso l’hub “Catino” di Bari, i pazienti eleggibili selezionati dall’unità operativa di Oncologia dell’Ospedale San Paolo. La copertura con prima dose garantita alla popolazione over 12 cresce in modo omogeneo nelle diverse realtà territoriali. Salgono a 12, infatti, i Comuni che hanno raggiunto o superato il 90%: Noci e Putignano (92%), Giovinazzo e Bitetto (91%), Bari, Bitonto, Sammichele, Toritto, Molfetta, Polignano, Molfetta e Capurso (90%). E altri 18 seguono molto da vicino, in una forbice minima tra l’88 e l’89%. Mentre i dati della Asl Brindisi saranno aggiornati prossimamente, nella Asl Bt fino a oggi l’86 per cento della popolazione ha ricevuto la prima dose di vaccino mentre il 73 per cento ha completato il ciclo vaccinale. In particolare il 77 per cento dei giovani di età compresa tra i 12 e i 19 anni ha ricevuto la prima dose e il 63 per cento ha completato il ciclo vaccinale.

Sono 842.723 le somministrazioni effettuate in provincia di Foggia dall’avvio della campagna vaccinale. Ad oggi ha ricevuto almeno una dose di vaccino l’84,5% delle persone di età superiore a 12 anni. Ha concluso il ciclo vaccinale il 70,8% degli over 12. Hanno già ricevuto, inoltre, la dose addizionale 664 persone immunocompromesse. I medici di medicina generale hanno somministrato in tutto 157.645 dosi di vaccino di cui 19.271 a domicilio. Si segnala che il Centro Vaccinale di Popolazione di Cerignola avrà presto una nuova sede, messa a disposizione dal Comune. La sede attuale, allestita presso la parrocchia “Cristo Re”, sarà operativa fino a venerdì 1 ottobre. In attesa dell’attivazione della nuova sede, tutte le somministrazioni saranno effettuate presso il punto vaccinale del Presidio Ospedaliero “Tatarella”. Resteranno immutati la data e l’orario dell’appuntamento. Il Direttore Generale Vito Piazzolla ringrazia la Curia per aver messo a disposizione della Asl la struttura di via Piave, sino ad ora utilizzata nelle attività vaccinali. La Direzione ringrazia altresí l’intera città di Cerignola per il prezioso contributo e sostegno offerti durante la campagna vaccinale.

“Uno degli elementi vincenti della campagna vaccinale in provincia di Foggia – dichiara Piazzolla – è stata proprio la forte sinergia attivata con istituzioni, enti, associazioni e medici di medicina generale. Insieme, abbiamo lavorato con un obiettivo comune: aumentare il più possibile la copertura vaccinale della popolazione”. Sono 1.115.175 le dosi di vaccino somministrate finora a cittadini residenti in provincia di Lecce. Prosegue la campagna con circa 3000 vaccinazioni effettuate nella giornata di martedì tra hub – in cui si accede senza prenotazione – centri sanitari e a cura dei Medici di medicina generale: 138 nella Struttura Operativa Territoriale della Protezione Civile di Campi Salentina, 288 nel Complesso Euroitalia di Casarano, 229 nel PTA di Gagliano del Capo, 42 nel Centro Polivalente Comunale di Galatina, 245 nella Palestra del Liceo Scienze Umane “Q. Ennio” di Gallipoli, 216 nel Museo Sigismondo Castromediano di Lecce, 731 nella Caserma Zappalà di Lecce, 161 nella RSSA comunale di Martano, 261 nello Stabile Zona Industriale di Nardò, 187 nel Centro aggregazione giovanile di Spongano, 32 nell’edificio Comunale “Mercato delle Idee” di Muro Leccese, 34 nell’Ospedale di Gallipoli, 17 nel Poliambulatorio di Gallipoli, 12 dal Sisp di Ugento, 127 nel Dea Fazzi, 97 dai Medici di medicina generale e 157 agli studenti di età compresa tra i 12 e i 19 anni. 61 le dosi somministrate ieri a pazienti con fragilità.

In Asl Taranto prosegue la campagna vaccinale sia negli hub sia nelle strutture sanitarie che stanno procedendo con la terza dose ai pazienti fragili. Per quanto riguarda le somministrazioni effettuate ieri pomeriggio, il dato riporta 514 dosi in totale: a Taranto, 285 in Arsenale e 135 presso la Svam, 94 dosi a Manduria. In mattinata, invece, si contano 1477 dosi in totale somministrate negli hub operativi, così distribuite: 325 presso la Svam di Taranto, 380 a Grottaglie e 772 a Massafra.

QUESTIONE DISCOTECHE
Agli altri ministri “chiedo di rivalutare la riapertura delle discoteche, non per il significato economico, che è importante, ma per il significato simbolico. C’è un diritto al lavoro per qualche migliaia di lavoratori che il governo non è in grado di garantire e se non puoi garantirlo è sempre una sconfitta”. Lo ha detto il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, nel suo intervento all’assemblea annuale di Confcommercio. Per quanto riguarda invece l’approvazione del Recovery Plan “è stata importantissima, ma per adesso siamo al ‘plan’, quello che manca è il ‘recovery’. Servono attori, interpreti che prendano il copione e lo declinino. Quello che deve fare lo Stato è creare le condizioni per l’iniziativa privata”, ha spiegato Giorgetti. In Italia, ha continuato, “diventerà recovery se verrà rimessa al centro e rivalutata la cultura del lavoro e d’impresa. Altrimenti non si riuscirà a far scattare quell’incendio duraturo per la crescita di cui abbiamo bisogno per il futuro del Paese e delle nuove generazioni”.

“Nel Pnrr sono scritte tante riforme, che dobbiamo ancora approvare. Una tra tutte è quella sulla concorrenza, che nei prossimi giorni andremo ad approvare in Cdm”, annuncia quindi il ministro. “Io mi auguro che alla fine prevalga il buon senso nei confronti di Draghi e dei ministri interessati per darci una data certa per la ripartenza e per una riapertura entro il 31 ottobre alimenti si va a consegnare un intero settore del Paese in mano alla malavita organizzata”. A lanciare all’allarme all’agenzia Adnkronos è Maurizio Pasca, presidente di Silb-Fipe, il sindacato italiano dei locali da ballo, in attesa di una decisione sulla data di riapertura delle discoteche. I locali da ballo sono sul piede di guerra: “Noi continuiamo con la via del dialogo per vedere, con grande responsabilità, di poter riaprire nell’immediato. Se non succederà decideremo le iniziative che si vorranno portare avanti: nessuna manifestazione violenta, ma ci faremo sentire”, avverte.

“Dopo una chiusura ininterrotta da 19 mesi, dovendo pagare affitti, utenze, tasse, con anticipazione di cassa integrazione in deroga e mutui, un’azienda non ce la fa più a resistere – spiega – dichiara fallimento o cede al miglior offerente e in momenti di crisi come questa legata alla pandemia, a chi interessa un’azienda chiusa da 19 mesi se non alla malavita? Il governo si renda conto che c’è un rischio di questo tipo”. “Il Cts non si è espresso nel merito, ma ha pensato solo ad aumentare la capienza di stadi, cinema e teatri, dimenticando ancora una volta il settore produttivo dell’intrattenimento della sale da ballo e dello spettacolo”, aggiunge Pasca. “Oggi, nella riunione del Cdm, non so se si è parlato di una data di ripartenza, l’1 ottobre ci sarà la cabina di regia – conclude – Ci sono state prese di posizione nette da parte del ministro Giorgetti, dei sottosegretari alla Salute Sileri e Costa, di Salvini e di tanti altri. Perché tenere ancora chiuse le discoteche quando tutto il Paese ha riaperto?”. “C’è un pregiudizio ideologico contro questo settore e i giovani che frequentano le discoteche? Il governo si rende conto che così si favorisce l’abusivismo?”, si chiede il presidente di Silb-Fipe.

ANTICORPI E VACCINO, LO STUDIO
Sei mesi dopo il completamento del ciclo di vaccino anti Covid, il 99% degli operatori sanitari dell’ospedale Niguarda di Milano aveva ancora una buona presenza di anticorpi in circolo. E nonostante ci sia stato effettivamente un calo fisiologico degli anticorpi IgG (immunoglobuline G), solo lo 0,4% ha contratto il coronavirus Sars-CoV-2, 9 su 10 in modo asintomatico. Sono alcuni dati salienti emersi dallo studio Renaissance a 6 mesi. Protagonista il personale della struttura meneghina. L’analisi del siero di 2.179 operatori che hanno partecipato alla ricerca finalizzata a valutare la risposta immunitaria al vaccino anti-Covid nel lungo periodo (da 14 giorni a 1 anno) mostra che tra i pochi (1%) che non mostrano una risposta rilevabile, alcuni fin dall’inizio, vi sono anche persone con condizione clinica di immunodepressione.Renaissance è il primo studio avviato in Italia e uno tra i più ampi europei in termini di casistica, spiegano dal Niguarda. Tutti i partecipanti hanno completato il ciclo vaccinale tra gennaio e febbraio 2021, con il vaccino Comirnaty* di Pfizer/BioNTech.

“Con le prime due analisi, cioè dopo 14 giorni e 3 mesi dalla vaccinazione, avevamo osservato una risposta anticorpale in circa il 99% dei vaccinati”, ricorda Francesco Scaglione, direttore del Laboratorio di analisi chimiche e microbiologia del Niguarda. Gli studi sierologici a distanza di 6 mesi confermano che nella stessa percentuale di vaccinati gli anticorpi sono ancora presenti in una buona quantità. In questi 6 mesi il titolo anticorpale medio è naturalmente sceso. In particolare, la curva di riduzione è stata più netta e veloce nei primi 3 mesi (tra i 14 giorni e i 3 mesi il calo è stato di circa il 70%) e più lenta e graduale nel periodo successivo (circa il 45%). Nel dettaglio l’86% del campione studiato, illustrano gli esperti del Niguarda, possiede a 6 mesi un titolo inferiore a 1.000 Bau (Binging Antibody Unit, unità standard che misura i livelli di anticorpi), il 6% un titolo tra 1.000 e 1.500, un 3% tra 1.500 e 2.000 e un 4% un titolo superiore a 2.000 Bau. L’1% invece non ha una risposta anticorpale rilevabile. “E’ importante sottolineare che il 4% della nostra popolazione ha ancora titoli altissimi, superiori a 2.000 Bau – evidenza Scaglione – il 51% di questi aveva una storia di Covid prima della vaccinazione, mentre il 45% non è mai entrato in contatto con il virus”. L’altro dato che viene sottolineato è il numero di persone che si sono infettate dopo la vaccinazione. “I dati sono estremamente confortanti – continua il ricercatore -. Soltanto 10 operatori sanitari, infatti, hanno contratto l’infezione e, soprattutto, 9 su 10 in maniera asintomatica o paucisintomatica e solo uno in maniera sintomatica. Tra l’altro, in questo caso si trattava di uno dei soggetti fragili che non aveva inizialmente risposto alla vaccinazione”.

Anche in presenza di un numero relativo basso di IgG, evidentemente, è la riflessione degli esperti, una volta a contatto con il virus sembra che si attivi una risposta efficace e rapida grazie ai linfociti T, le cellule ‘sentinella’ che permettono di produrre una protezione duratura contro Covid grazie alla cosiddetta ‘memoria immunitaria’. “I risultati dello studio – conclude Scaglione – ci stimolano ad approfondire ancora di più la dinamica della risposta immunitaria e ci confermano come la migliore arma contro la diffusione del virus sia la più ampia vaccinazione possibile”.

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