24 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 24 Ottobre 2021 alle 11:59:00

Cronaca News

Inchiesta ex Ilva, Enrico Laghi oltre un’ora davanti al gip di Potenza

foto di Enrico Laghi
Enrico Laghi

Ha risposto per oltre un’ora alle domande del gip di Potenza, Antonello Amodeo. L’ex commissario straordinario dell’Ilva di Taranto, Enrico Laghi, da lunedì è agli arresti domiciliari con l’accusa di corruzione in atti giudiziari in concorso con altre persone. Laghi è arrivato nel Palazzo di giustizia del capoluogo lucano, per l’interrogatorio di garanzia, accompagnato dall’avvocato Mario Zanchetti. L’arresto del noto commercialista romano è avvenuto nell’ambito di un’inchiesta della Procura della Repubblica di Potenza nella quale sono coinvolti anche l’ex Procuratore della Repubblica di Trani e di Taranto, Carlo Maria Capristo, gli avvocati Piero Amara e Giacomo Ragno, il funzionario di Polizia Filippo Paradiso e Nicola Nicoletti, che è stato consulente dei commissari dell’Ilva.

All’interrogatorio di garanzia erano presenti anche il Procuratore della Repubblica di Potenza, Francesco Curcio, e i pm Anna Gloria Piccininni e Giuseppe Borriello. Al termine dell’interrogatorio, l’avvocato Zanchetti non ha rilasciato dichiarazioni ai giornalisti. Siamo di fronte ad un nuovo capitolo dell’inchiesta sulla presunta trattativa Procura di Taranto-Ilva gestione commissariale di alcuni anni fa. Questa volta, come detto, il nome eccellente coinvolto è quello di Enrico Laghi, ex commissario Ilva, sottoposto agli arresti domiciliari dal gip del Tribunale di Potenza (il pm aveva chiesto la misura cautelare in carcere) con l’accusa di corruzione in atti giudiziari in concorso e destinatario anche di un decreto di sequestro di 270.000 euro. Nello stesso filone d’indagine sono coinvolti, in concorso con Laghi, l’ex procuratore di Taranto Carlo Maria Capristo, Piero Amara, il famoso avvocato dell’Eni che avrebbe svelato la presenza di una presunta Loggia Ungheria alla Procura di Milano, l’avvocato Giacomo Ragno, amico di Capristo secondo gli inquirenti, Filippo Paradiso, poliziotto, ritenuto una sorta di addetto alle pubbliche relazioni di Amara oltre che concorrente nella presunta corruzione in atti giudiziari e Nicola Nicoletti, ex consulente Ilva.

Amara, Nicoletti, Paradiso e Ragno sono stati arrestati (e poi rimessi in libertà) sempre dal gip di Potenza lo scorso 8 giugno. Dopo l’exploit di inizio estate dell’inchiesta, ecco dunque un nuovo filone. Anche questo ruota intorno alle vicende dell’Ilva. Nello specifico, intorno al patteggiamento, poi rigettato dalla Corte d’assise e alle inchieste della Procura di Taranto sugli infortuni al Siderurgico in cui persero la vita Giacomo Campo il 17 settembre 2016 e Alesssandro Morricella il 12 giugno 2015. Stando alla ricostruzione investigativa, Laghi avrebbe acconsentito alla nomina dell’avvocato Ragno da parte dell’Ilva in as, in quanto amico di Capristo che in cambio, è sempre la tesi accusatoria, avrebbe fornito un atteggiamento accomodante della Procura nei confronti dell’azienda siderurgica, svendendo così la funzione giudiziaria, sostiene la Procura lucana. Atteggiamento accomodante che doveva concretizzarsi nel dissequestro del nastro trasportatore e dell’Afo 4, gli impianti in cui si erano verificati i tragici incidenti, per consentire la ripresa della produzione.

Nel mirino della Procura di Potenza, diretta dal procuratore Francesco Curcio, sono finiti due incarichi difensivi del legale Ragno, di 90.000 e 262.000 euro, per aver assistito due dirigenti Ilva, fra cui De Felice nel processo Ambiente Svenduto (l’imputato è stato condannato in primo grado a 17 anni). Si tratta di somme liquidate dall’Ilva gestione commissariale Laghi ritenute dal gip del «profitto del reato». Una vicenda che il gip del Tribunale di Potenza Antontello Amodeo definisce «un grave episodio di collusione e di patto corruttivo (ben più articolato e insidioso del banale “scambio di bustarelle”), e non una mera vicenda di malcostume, nel quale le parti dell’accordo si garantivano a vicenda favori per l’ascesa professionale ed economica dei componenti del gruppo». La ricostruzione accusatoria si basa prevalentemente sulle dichiarazioni rese durante gli interrogatori da Amara e Nicoletti, supportate dalle sommarie informazioni di altri testimoni, dirigenti e legali dell’epoca di Ilva, sentiti dai pubblici ministeri di Potenza. Stando a tale ricostruzione, il professor Laghi, commissario straordinario di Ilva in as, avrebbe incaricato Nicoletti di sondare, tramite Amara, la disponibilità del Capristo ad instaurare un rapporto privilegiato con entrambi i commissari che per questo «lo incontravano alle cene appositamente organizzate a casa dell’Amara a Roma».

Obiettivo sarebbe stato quello di ottenere «una gestione benevola dei procedimenti penali che riguardavano Ilva e i suoi dirigenti». In cambio avrebbero nominato «quale consulente Ilva» Amara, il quale «con l’aiuto di Filippo Paradiso aveva assicurato sostegno lobbistico per la nomina di Capristo quale procuratore di Taranto». Allo stesso tempo, Amara che, secondo l’accusa aveva un rapporto con Capristo sin da quanto era a capo della Procura di Trani, avrebbe accresciuto il suo prestigio professionale all’interno dell’Eni.

LE PAROLE DI CINGOLANI
“Abbiamo due miliardi di euro, e forse qualcosa in più, per risoverre la situazione dell’Ilva”. Lo ha detto il ministro della ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, intervenendo all’evento internazionale ‘The H2 Road to Net Zero’ in corso a Milano. L’Ilva, ha aggiunto il ministro rispondendo a una domanda sul possibile utilizzo dell’idrogeno verde per lo stabilimento tarantino, “è un sito molto complicato, ma oviamente la transizione verso l’idrogeno verde è imporante, ma dobbiamo considerare molti fattori. Quindi – ha aggiunto – in questo momento vorrei rimanare un po’ piu’ sul vago e non parlare di un luogo specifico”.

 

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